Archivi del giorno: 31 ottobre 2013

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Voi che non conoscete Dio ed il Suo Regno: preparatevi e state pronti!

Vi sottopongo in questa nuova sede un quesito che mostra quanto siamo soggiogati dalla mentalità del mondo. I manipolatori della coscienza di Dio, infatti, ci impongono una nuova coscienza che chiamano libertà di rifiutare Dio e di vivere secondo nuovi parametri “prestabiliti” da un nuovo ordine mondiale; che ci fanno credere sin da bambini, che Egli, Iddio, non controllerebbe neppure il Male; e che quindi non è di per se Onnipotente e, semmai, potrebbe anche non esistere e non essere mai esistito. Se non fosse per Gesù che è storicamente esistito, ed il Vangelo (che pochi, in realtà hanno letto 😉 ) potremmo quasi arrivare a dare ragione a quei molti (che ora sono la maggioranza anche fra i cristiani ed i cattolici, che insinuano persino Dio sia lo “strumento” con cui antichi potentati mantenevano l’ordine ed il controllo sui popoli (il cosiddetto “oppio”). Ma, eccone una dimostrazione di come sia facile impressionarci e farci credere che possiamo essere indifferenti al Bene e lasciare che siano gli altri, i più attrezzati e organizzati economicamente, politicamente, culturalmente, socialmente, scientificamete a vincere sul nostro cuore, la nostra mente, la nostra anima, il nostro spirito. In questo breve filmato, cui seguirà un eloquente commento di Donpa sulla Nuova Gerusalemme ed i “servi del Signore” che vengono uccisi purque non portino la verità ai piccoli, osserviamo insieme come la tendenza a rimettere tutto in discussione, Dio compreso, noccia alla nostra stessa natura di essere di aiuto agli altri per il bene generale; e che alla fine, ogni dubbio ingenerato e indotto, non ha di per se senso e viene smentito con la logica della Fede. Perchè basta un minimo di ragionevolezza, grande come un granello di senape, per comprendere che Dio si re-invera ogni volta che lo chiamiamo in soccorso:

Gesù in Mc 4,1-2 ci illustra la realtà dinamica del «regno di Dio» – da intendersi come esercizio del regnare attraverso tre immagini relative all’attività della semina: la celebre parabola del seme caduto su diversi tipi di terreno (cf. Mc 4,3-20) e poi quella del seme che cresce spontaneamente e quella del piccolo granellino di senapa. Per dirla alla romana: cogliamo i senso del Regno, il bene che porta a noi e agli altri e damose da fà!

«Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra: dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa». Ecco la grande fede di Gesù in Dio, che deve essere anche la nostra fede: ciò che conta è seminare il buon seme del Regno, essere già nella Vigna del Signore, ossia predisporre tutto nella propria vita affinché il regnare di Dio possa iniziare a manifestarsi nella storia. Fatto questo, occorre dimorare nella pace, «poiché la terra produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco nella spiga». Non serve che ci diamo un gran da fare nel tentare di convincere gli altri delle nostre pur sincere intenzioni, se già non siamo del Regno e non siamo ancora pronti a dare testimonianza del Regno e presentarci come uomini del “futuro” incardinati nella Parusìa del Signore. Il contadino che han gettato il seme, il più piccolo che sia il seme o l’operaio, se è ricco di fede e di ingredienti (con una coscienza di dio e del Creato ed un DNA non manipolati geneticamente, proprio per la loro stessa natura insomma, perchè direttamente riconducibile al Pensiero di Dio che li ha generati è anche Via, Vita, Verità, Parola di Dio, Opera di Misericordia, di Carità e di Pietà cristiana, Operatrice di Bene e di Pace; e per questo non deve preoccuparsi, non deve intervenire per misurarne la crescita, perché minaccerebbe i germogli: il tempo della mietitura – ovvero l’ora del giudizio finale (cf. Gl 4,13) – verrà certamente, ma non per il suo operare, bensì per dono di Dio, che fa crescere il Regno e prepara l’ora della sua piena manifestazione (Parusìa). Anche in questo Gesù è il nostro modello: la sete del regno di Dio era la ragione profonda della sua esistenza ma, una volta annunciato il Regno con franchezza, Egli non si è preoccupato dei risultati immediati; anzi, ha accettato persino di essere rifiutato e messo a morte, identificandosi con il chicco di grano caduto a terra, che deve morire per portare molto frutto (cf. Gv 12,24).

Nell’altra parabola Gesù paragona il Regno a un granellino di senapa: è il seme più piccolo che esista eppure, una volta seminato, diventa un arbusto con «rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra» (cf. Ez 17,22-24). Ecco qui lo sviluppo straordinario del seme, sulla contrapposizione tra la sua piccolezza iniziale e la sua grandezza finale. Il regno di Dio ha una sua forza invisibile ai nostri occhi, è vivo ed efficace come la sua Parola (cf. Eb 4,12), ma questa potenza si manifesterà solo alla fine della storia. Con questa immagine Gesù non mira a consolare i credenti che vivono un oggi scoraggiante, assicurando loro un avvenire grandioso, ma vuole spiegare il senso positivo già presente nell’oggi: non è l’albero che dà la forza al seme, ma è il seme che con la sua potenza vitale si sviluppa in albero! Così accade per il Regno: nell’oggi dei credenti appare come una realtà piccola, ma alla fine dei tempi sarà manifestata la sua grandezza. La parabola rivela dunque che i criteri della grandezza e dell’apparire non devono essere applicati alla storia del regno di Dio, e ammonisce chi sa ascoltarla: la piccolezza non contrasta con la vera potenza. Basta avere fede pari a un granellino di senapa per spostare un monte (cf. Mt 17,20) e lo straordinario della nostra vita è nascosto, come «la nostra vita è nascosta con Cristo in Dio» (cf. Col 3,3).

Eppure, c’è un punto che ancora ci risulta estraneo: cosa è il Regno di Dio? Immaginate dunque una Gerusalemme e qualcuno che ve l’annunci come la città ideale dei vostri sogni, dove essere eternamente felici con i vostri cari e tutte le persone cha amano intensamente… Ad un certo punto introducete nella storia l’ignoranza, la protervia, la rassegnazione al male, gli interessi di un gruppo ristretto di manipolatori e cultori di morte, di ingannatori e mentitori, di assassini e potentati, i cosiddetti guastafeste

Vangelo di Luca 13,31-35

31 In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere».
32
Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. 33 Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”.

34 Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! 35 Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”»

Commento preso dal sito di Don Paolo Spoladore

Preparati

Gerusalemme, Gerusalemme, hai ucciso e lapidato i profeti che sono stati mandati a te per prepararti all’incontro con Colui che viene a offrire salvezza. Gerusalemme, Gerusalemme, hai ucciso e lapidato i profeti che sono stati mandati a te e così non solo non ti sei preparata all’incontro con Colui che viene a donare salvezza, ma hai aperto le porte per far entrare tra le tue mura colui che viene a portare distruzione e devastazione. Gerusalemme, Gerusalemme, non hai voluto incontrare Colui che viene a offrire salvezza e, ormai, colui che porta con sé distruzione e devastazione è dentro di te, ragiona in te, parla in te, si muove in te. Gerusalemme, Gerusalemme, non hai accettato che Colui che viene a offrire salvezza raccolga i tuoi figli come fa una chioccia con i suoi pulcini sotto le sue ali, per proteggerli, metterli al riparo, accudirli, guidarli. Gerusalemme, Gerusalemme, non hai accettato di metterti sotto le ali di Colui che viene a offrire salvezza, e ti sei fatta proteggere dai lupi rapaci del mondo, che sono entrati tra le tue mura per sbranarti, ti sei fatta difendere dai poteri forti e violenti degli imperi, che non hanno altro in cuore che approfittare di te e saccheggiarti, hai affidato la tua vita in mano a re senza scrupoli che non desiderano altro che schiavizzarti e sottometterti, a politici corrotti che non sanno fare altro che organizzare i propri interessi, a scienziati senza amore, a maghi, istrioni, falsi illuminati e profeti senza onore, che amano solo il denaro e il potere.
Preparati, popolo della vecchia Gerusalemme, preparati perché quello che non hai cantato al tuo Signore in sapiente gratitudine e intelligente riconoscenza, lo hai proclamato al principe delle tenebre e della morte e, prima che il Signore torni, il principe del male si sta organizzando in tutto il mondo per attirarti nel suo abisso. Preparati, popolo della vecchia Gerusalemme, preparati perché le porte che non hai aperto al tuo Signore nella gioia e nell’amore, le hai aperte al principe della separazione e dell’inganno e, prima che il Signore torni, il principe del male sarà entrato in ogni tua strada, piazza, stanza e giaciglio.
Figli di Gerusalemme, vi siete vergognati di Colui che viene a offrire salvezza e lo avete disprezzato, per osannare colui che porta con sé distruzione e devastazione. Figli di Gerusalemme, la vostra scelta è rispettata ed ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Figli di Gerusalemme, siete stati abbandonati a voi stessi e non vedrete più il volto di Colui che viene a offrire salvezza, fino al giorno in cui Colui che viene a offrire salvezza tornerà, e tutta l’umanità canterà: Benedetto colui che viene nel nome del Signore! In quel giorno finiranno le argomentazioni, le filosofie, le ideologie, le discussioni, i pareri, le opinioni, i parlamenti, i ragionamenti, le dimostrazioni, le dottrine, le culture, e tutto sarà sostituito dal canto dolcissimo e solenne dell’umanità risvegliata e amante della nuova Gerusalemme.
La nuova Gerusalemme non si rivolgerà più a Colui che viene a offrire salvezza con le parole e i discorsi, ma solo con il canto, il canto che nascerà dalla profondità del cuore e con tutta la forza dell’intelligenza: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!