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Sull’orlo di una guerra nucleare. Il primo che “spara”, vince! Intanto gli USA si addestrano in casa

Occidente e Oriente sono sull’orlo di una battaglia per la supremazia che finirà per favorire una piccola élite

“In realtà, come Winston ricordava, erano solamente quattro anni che l’Oceania era in guerra con l’Eurasia e alleata dell’Estasia. Ma questa era come una specie di nozione rubata, ch’egli per caso possedeva perché la sua memoria riusciva a non essere del tutto sotto controllo. Ufficialmente, uno scambio di alleanze non era mai avvenuto. L’Oceania era in guerra con l’Eurasia: quindi l’Oceania era sempre stata in guerra con l’Eurasia. Il nemico del momento rappresentava sempre il male assoluto, e ne conseguiva che qualsiasi alleanza, passata o futura, con lui diveniva impossibile” – George Orwell, 1984
Nazioni, culture e popolazioni sono controllabili in maniera più efficace attraverso l’uso di falsi paradigmi, scrive Brandon Smith su Alt-Market.com. Questa è una tattica storicamente provata e sfruttata per secoli dagli oligarchi di tutto il mondo. Secondo la dialettica hegeliana (il fondamento dell’ideologia marxista e collettivista), si potrebbe riassumere la trappola dei falsi paradigmi come segue:
Se (A) la mia idea di libertà confligge (B) con la tua idea di libertà, (C) nessuno di noi due può essere libero finché non saremo tutti d’accordo nell’ essere schiavi.
In altre parole: problema, reazione, soluzione. Due lati sono contrapposti tra di loro. Ogni lato è portato a credere che la sua posizione sia la posizione buona e giusta. Nessuna delle due parti si interroga sulla legittimità del conflitto, perché ogni lato teme che questo porterebbe alla debolezza ideologica e alla disunione.
Le due parti vanno in guerra, a volte economicamente, altre volte militarmente. Entrambi i governi chiedono agli individui di rinunciare alla libertà, all’indipendenza e all’autonomia, un sacrificio che “deve essere fatto” in modo che la vittoria possa essere raggiunta. Alla fine, né la nazione, né la società ha davvero vinto. Gli unici vincitori sono gli oligarchi, che cantano le parole di lealtà ai loro rispettivi campi, agendo di concerto fin dall’inizio. Il loro obiettivo, il loro unico obiettivo, è stata la cittadinanza stessa – le masse attonite ora ipnotizzate dallo shock, dallo stupore e dal terrore.
Il metodo del falso paradigma e della dialettica hegeliana sono in pieno vigore oggi. Solo pochi anni fa, la Russia, la Cina e gli Stati Uniti erano considerati stretti alleati politici ed economici. Oggi, queste alleanze sono state rapidamente demolite per fare spazio al conflitto, un conflitto utile solo ad una selezionata élite internazionale. Quando si guarda al di là di tutta la retorica teatrale tra Barack Obama e Vladimir Putin, la realtà è che il rapporto di entrambi i governi con l’élite bancaria globale è la stessa.
Durante entrambi i mandati presidenziali, Obama ha inondato il suo gabinetto di attuali ed ex dipendenti di Goldman Sachs, un terreno di prova per finanzieri elitari con aspirazioni globaliste.
E chi è il consigliere economico principale di Vladimir Putin e dello Stato russo? Goldman Sachs , ovviamente!
Le élites statunitensi ed europee hanno chiesto una centralizzazione del potere economico sotto il controllo del Fondo Monetario Internazionale, così come una nuova valuta globale .
Non sorprende che anche Putin voglia una nuova moneta globale sotto il controllo del FMI.
Obama è strettamente consigliato dai globalisti come Zbigniew Brzezinski, membro del Council on Foreign Relations e cofondatore della Commissione Trilaterale, che nel suo libro ‘Between Two Ages: America’s Role In The Technetronic Era’ sostiene :
“Lo stato-nazione sta gradualmente cedendo la sua sovranità … Un ulteriore progresso richiederà maggiori sacrifici americani. Più intensi sforzi per modellare una nuova struttura monetaria mondiale dovranno essere intrapresi, con qualche conseguente rischio per la relativamente favorevole posizione attuale americana … ”
Fintanto che è stato al potere, Putin è stato strettamente consigliato da Henry Kissinger , ancora un altro membro del CFR e fautore della Commissione Trilaterale, che ha detto :
“Alla fine, i sistemi politici ed economici possono essere armonizzati solo in uno di due modi: creando un sistema di regolamentazione politica internazionale della stessa portata di quello del mondo economico, oppure, riducendo le unità economiche a una dimensione gestibile da parte di strutture politiche esistenti, che rischia di portare ad un nuovo mercantilismo, forse di unità regionali. Un nuovo tipo di accordo globale sul modello di Bretton Woods è di gran lunga il risultato preferibile … ”
Kissinger e Brzezinski si riferiscono a questa struttura economica e politica globale armonizzata come il “Nuovo Ordine Mondiale.” Il fatto che i leader politici della Russia e degli Stati Uniti sono chiaramente stati diretti da tali uomini non deve essere preso alla leggera.
Anche la Cina, ha chiesto una ristrutturazione del sistema monetario globale in un paniere di valute centralizzata sotto il dominio del FMI.
I legami della Cina con l’elite bancaria di Londra sono ben documentati.
Gli appelli per un nuovo sistema monetario e la fine del dollaro come riserva mondiale sembrano contraddire notevolmente la fantasia che l’Oriente e l’Occidente sono fondamentalmente in disaccordo. La progressione verso una moneta mondiale e / o governance economica sembra anche crescere insieme con il consolidamento dei legami economici e militari tra le nazioni orientali. Ciò suggerisce che l’ascesa dell’ Oriente e il declino dell’occidente sia effettivamente vantaggiosa per i banchieri globali nel lungo termine.
Mentre gli agenti della disinformazione e i complici i media hanno tentato di minimizzare ogni pericolo per la forza dell’America e del dollaro, i governi orientali stanno rapidamente stabilendo alleanze per smarcarsi dall’influenza degli Stati Uniti.
Lo storico accordo trentennale sul gas tra Russia e Cina è stato firmato. Questo accordo sta già mangiando spazi di mercato e influenzando il modo in cui il commercio energetico si comporta tradizionalmente.
Cina e Russia hanno inoltre ampliato i propri accordi bilaterali effettuati nel 2010, rimuovendo il dollaro come valuta di riserva nelle transazioni tra le due nazioni.
La sete di oro della Cina continua, mentre il paese sta ora costruendo il proprio gold exchange per rivaleggiare con il Comex Stati Uniti.
La Russia ha recentemente istituito quello che Putin chiama “Unione economica Eurasiatica”, un accordo che include Kazakistan e Bielorussia, due paesi che detengono grandi, appena scoperti, giacimenti di petrolio .
In risposta al conflitto in Ucraina, così come aal ” Pivot Asia-Pacifico” degli Stati Uniti, la Cina ha apertamente chiesto un nuovo patto di sicurezza con la Russia e l’Iran.
Inoltre, non dimentichiamo che la Cina è destinata a superare gli Stati Uniti come più grande economia del mondo entro il 2016, secondo l’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OCSE).
Mentre l’ascesa dell’Est viene dipinta nei circoli occidentali come una minaccia per il dominio di USA e NATO, il quadro più grande viene nascosto alla vista. Sì, in effetti, il consolidamento dell’Est è una minaccia considerevole per il dollaro e l’economia americana – soprattutto nel caso in cui la Cina si rifiutasse di accettare dollari come pagamento per le esportazioni e i debiti. Con il più grande esportatore/ importatore mondiale che si rifiuta di accettare dollari come riserva, la maggior parte delle nazioni inevitabilmente seguirebbe il suo esempio.
I giocatori del Nuovo Ordine Mondiale hanno posizionato Oriente e Occidente in rotta di collisione. Perché? In un recente articolo “Chi è il nuovo segreto compratore del debito degli Stati Uniti?”, vengono fornite prove che indicano che la Banca dei regolamenti internazionali e il FMI stanno preparando il mondo finanziario ad un nuovo sistema monetario globale, che dovrebbe nascere da una seconda conferenza di Bretton Woods. La svalutazione del dollaro e l’ascesa dell’Est non sono ostacoli a questo piano. Piuttosto, sono i fattori necessari. Non ci può essere nessun sistema veramente globale economico senza “armonizzazione”, la scomparsa dello status di riserva mondiale del dollaro e la fine della governance economica sovrana.
Per coloro che dubitano di questo scenario,Smith riprende l’ultima dichiarazione di Paul Volcker, come riportata da Zero Hedge .
Volcker, lo stesso uomo che è stato direttamente coinvolto nella distruzione del primo accordo di Bretton Woods e il rantolo finale del gold standard, sta promuovendo un accordo in stile nuova Bretton Woods in cui valute sono ancorate a un sistema di mercato controllato – in sostanza, un sistema monetario internazionale centralizzato. Volcker suggerisce anche che una singola valuta di riserva a base nazionale, come il dollaro potrebbe essere un pericolo per la salute fiscale complessiva.
La propaganda viene accuratamente piantata all’interno del mainstream. Christine Lagarde del FMI in tutte le interviste con i media inserisce la frase “Reset dell’economica globale”,senza spiegare esattamente che cosa comporterebbe, mentre le élite delle banche centrali come Volcker suggeriscono una conferenza di Bretton Woods II che porterebbe ad una nuova autorità monetaria globale. Nel frattempo, i media russi finanziati dal governo come RT producono pezzi che accusando gli Stati Uniti di essere una minaccia nucleare, mentre gli americani credono ad un complotto russo per danneggiare l’economia statunitense. I rappresentanti di Cina e Stati Uniti litigano tra di loro durante le riunioni geopolitici alimentando i timori di composizione diplomatica, mentre il Pentagono “suggerisce” che potrebbe rivedere le sue strategie militari in considerazione di un’altra guerra mondiale. Proprio come nel libro di Orwell, 1984, vecchi nemici diventano alleati e poi nemici, ancora una volta, e alla fine di tutto, è tutta una farsa.
Le migliori bugie contengono elementi di verità. La verità è che l’Oriente sta creando alleanze in opposizione all’Occidente, l’Occidente è impegnato in operazioni segrete in tutto il pianeta, ed entrambi i “lati” sono sull’orlo di una battaglia catastrofica per la supremazia. La grande bugia è che i dettagli importanti sono stati lasciati fuori della nostra piccola storia. Entrambe le parti sono soltanto marionette in un grande gioco di scacchi a livello mondiale, e ogni conflitto in ultima analisi è a beneficio di un piccolo gruppo di uomini. Essi comprendono i finanzieri internazionali che hanno influenzato il tessuto politico di ciascun governo sperando che una nuova crisi possa finalmente regalare loro il “Nuovo Ordine Mondiale” che hanno sempre sognato.

Fonte: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=8054

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2014/06/occidente-e-oriente-sono-sullorlo-di.html

-o0o-

Efficace Preghiera a Maria, Mediatrice di Grazie e CorRedentrice; per gli “Ultimi Tempi”

Efficace Preghiera
Immacolata Concepita senza peccato originale,
Madre di Dio e Onnipotente per Grazia,
Regina degli Angeli, Avvocata e Corredentrice
del genere umano,
ti supplico di non guardare le mie indegnità,
ma di volermi accogliere come tuo figlio
peccatore addolorato
e di non abbandonarmi mai.
AVE MARIA…
Madre mia e fiducia mia,
a chi altri potrò ricorrere per essere aiutato?
Tu sola sei la Mediatrice di tutte le Grazie,
Colei che nella Luce di Dio
distribuisce a chi vuole,
come vuole e quando vuole
i frutti della Redenzione
operata dal Tuo Dio e Figlio Gesù.
Tu puoi aiutarmi in tutte le mie necessità,
tu sola sei la Salute degli infermi,
tu sei l’unica Madre che vuol salvare
dalla dannazione eterna tutti i figli.
AVE MARIA…
Io ricorro a Te perché Gesù Ti ha eletta
Mediatrice di tutte le Grazie,
Ti ha dato autorità universale
sul mondo visibile ed invisibile,
Ti ha arricchita della Sua Divinità,
trattenendosi per nove mesi nel Tuo grembo.
AVE MARIA…
Io mi consacro incondizionatamente a Te
perché Tu faccia di me tutto ciò che vuoi.
Mi abbandono al Tuo Amore
di Madre del Signore Gesù,
supplicandoti di accogliere unitamente a me,
la mia famiglia, tutte le persone a me care
e coloro che si affidano alle mie preghiere.
AVE MARIA…
Invoco il Tuo aiuto e la Tua protezione sull’unica
Chiesa fondata dal Signore Gesù, quella Cattolica.
Tu sei Madre di questa Chiesa!
Per i poveri peccatori privi della Luce Divina
Ti chiedo di convertirli.
Sulle sante Anime del Purgatorio
rivolgi il Tuo sguardo
e conducile presto in Paradiso.
AVE MARIA…
Ti prego di sostenere,
proteggere e guidare sempre
la Tua Associazione Cattolica “GESÙ E MARIA”,
di preservare da pericoli e difficoltà
tutti coloro che vi lavorano per la Gloria di Dio.
Di aiutare e custodire tutti gli associati
e quanti diffondono le pubblicazioni
e lavorano con amore
per far conoscere Gesù e Te.
AVE MARIA…
Tu sei stata Assunta in Cielo in Anima e Corpo
e sei viva e vera. Sei Onnipotente per Grazia
ed ascolti anche ogni mio sospiro
e ogni mio pensiero.
Sono assolutamente sicuro
che Tu adesso mi stai ascoltando,
Tu già conosci tutto di me
perché mai mi perdi di vista.
Tu mi sei stata sempre accanto,
ma io sono stato distratto.
Aiutami adesso e donami
questa Grazia a me necessaria
(chiedere la Grazia).
AVE MARIA…
O Madre Santissima, prostrato ai Tuoi piedi,
a Te che riversi come un fiume le Grazie di Gesù
e le distribuisci a coloro che Te le chiedono,
per i Tuoi dolori, per i Tuoi meriti,
per la Tua obbedienza ed umiltà,
Ti chiedo in ginocchio di farmi questa Grazia
(chiedere la Grazia).
AVE MARIA…
Ti ringrazio o Madre mia,
l’amore che ho per Te
e l’affetto che Tu hai per me
mi danno certezza che Tu
questa Grazia me la farai.
Io devo vivere da vero e buon Tuo figlio,
pregare e perseverare ogni giorno,
ma la Grazia che Ti ho chiesto
-nonostante tutti i miei peccati-
me la farai (chiedere la Grazia).
Lo so, ne sono certo,
è l’amore che ho per Te a dirmelo
perché ho piena fiducia in Te,
credo fermamente nel Tuo amore per me.
SALVE REGINA…
CONSACRAZIONE DA RECITARE OGNI GIORNO
(con approvazione ecclesiastica)

Lo zelo di Zola. Il vescovo di Lecce che per primo credette alle rivelazioni di La Salette

ZOL

Lo zelo gentile e profondo di un “normale” vescovo del Sud ottocentesco, postunitario e massonico: Salvatore Luigi Zola. Che dell’ordinarietà seppe fare eccezionalità. Rapito dal mistero e radicato nella realtà, mescolò l’eterno al quotidiano. Per questo fu considerato subito santo, senza mai esserne proclamato. Vita del vescovo che per primo riconobbe, contro ogni corrente contraria, i segreti della apparizioni de La Salette e protesse Mèlanie Calvat

 

 

1506533_10203053101907211_1212125424_n (1)di Pierpaolo Signore

Quella che sto per raccontarvi è una storia semplice, di un vescovo santo… mai fatto santo. Non è un gioco di parole. Una causa di beatificazione che si è arenata, forse definitivamente, forse no, per motivi a noi sconosciuti, per delle cause solo ipotizzabili, ma assolutamente incerte. Del resto, oltre ai santi ufficialmente canonizzati esiste quella sterminata schiera di santi sconosciuti che popola la cosiddetta “Chiesa trionfante”, quella comunione di persone che al cospetto di Dio intercede incessantemente per noi uomini ancora nella prova e bisognosi della grazia divina.

Un vescovo santo… mai fatto

ZOLAÈ la storia del servo di Dio Salvatore Luigi Zola, vescovo di Lecce dal 1877 al 1898, la storia di un Pastore e della sua vita spesa nell’ordinaria premura di curare il proprio gregge. Un racconto che non promette nulla di eccezionale, che non presenta alcun effetto speciale di particolare interesse o miracoli in 3D, ma che lascerà in noi solo una serie di interrogativi senza risposta.

Siamo negli ultimi decenni dell’Ottocento, quando la società pugliese viveva uno dei periodi più intensi e travagliati della sua storia. Le masse popolari erano costituite esclusivamente da contadini senza terra, costretti a prendere in fitto piccoli appezzamenti di terreno e le condizioni di vita aggravate dall’entrata in vigore della legge sul servizio militare obbligatorio che poteva anche prolungarsi tre anni, e che sottrasse molte braccia ai campi. Come se non bastasse, nel 1881 si registrarono anche un forte declino demografico, una crescita produttiva e commerciale bassissima per la persistenza di un sistema feudale e fondiario con una eccessiva frammentazione della proprietà agricola insieme ad una arretratezza delle tecniche di produzione e commercializzazione che si allontanavano inesorabilmente dagli standard nord-italiani e nord-europei. In cima alla lista dei propositi politici dei governi c’era sempre l’estromissione della Chiesa da ogni sistema educativo e prossimo alla gente comune.

Gli esiti del contrasto fra Stato e Chiesa erano evidenti quasi ovunque: negli Stati del mondo in cui esisteva una cospicua o, semplicemente, attiva presenza cattolica, era all’ordine del giorno la violenza, non solo verbale, ma anche legislativa, da parte dei governi che si alternavano.

Il vescovo Zola, sin dall’inizio del suo episcopato, cercò costantemente di creare un dialogo tra le correnti laiche e quelle cattoliche, convinto che senza la Chiesa «nulla può vivere né all’ordine, né al progresso, né al ben essere dell’umano consorzio». Zola denunciava senza alcuna remora l’esistenza, all’interno della società, di molti nemici della Chiesa, i quali miravano a distruggerla, sfruttando ogni mezzo a propria disposizione: «Tale e non altra è la tendenza dell’ammodernata società, la quale, senz’addarsene, prepara a se stessa la morte».

Per questo motivo, Zola esortava i fedeli ad amare la Chiesa e Gesù Cristo in essa, a guardarla come madre e maestra infallibile, a «non uscire mai da quest’arca di salute, perché andreste perduti». Scriveva anche: «I suoi comandamenti sono sacri, la sua legge è veneranda. Chi non ascolta questa madre […] è un uomo fuori dall’arca, gettato in mezzo alle onde, in pericolo di naufragio». Il rimedio vero ed efficace era, quindi, quello di stringersi attorno alla Chiesa e di unirsi, per difenderla dagli assalti dei nemici, senza rimanere freddi, inoperosi e indifferenti.

Da Napoli alla Finibus Terrae, nel deserto morale post-unitario

Esortazioni, le sue, che si ponevano in maniera, quasi meticolosa, all’interno del magistero di Leone XIII e seguivano le sue indicazioni, le uniche che avrebbero potuto portare alla soluzione dei problemi della società. Egli sperava di riconquistare, in breve tempo, il rapporto benefico tra la Chiesa e lo Stato, senza per questo chiudere gli occhi sui vari volti della guerra dichiarata alla Chiesa, tanto da scrivere: «L’odierno Nazionalista, Panteista, Massone, Liberale, Cattolico-liberale, Socialista, Comunista e Nichilista non faccia insulti alla Chiesa. Tutti questi essendo tanti lupi, conosceteli: come tanti serpenti, perché altro non sono, schiacciate loro il capo. Iddio vi benedirà e la Chiesa vi terrà in conto di benemeriti figli».

Zola, in tutto ciò, procedeva convinto che il pontificato di Leone XIII fosse «uno di quei grandi Pontificati, che rimarranno immortali nella storia, per i vantaggi e per i beni recati non solo alla Religione ed alla morale dei popoli, ma alle scienze, alle arti, alle lettere, alle virtù».

Certamente, il Servo di Dio non si limitò a seguire teoricamente il magistero di Leone XIII, ma spese tutta la sua vita cercando di tradurlo in azione. Egli, in quanto «vigile sentinella nella casa del Signore», si sentiva «obbligato a smascherare e le mene e le astuzie dei malvagi, ad opporsi con eroico coraggio ai loro intendimenti, e confermare i fedeli a ciò che i tristi presero particolarmente a combattere».

In particolare, dopo gli anni ’60 – ’70, si erano diffuse dottrine ostili alla Chiesa la quale, essendo considerata nemica della grandezza della Patria e guardata con sospetto, era spogliata dei suoi beni. Così, il vescovo di Lecce, rivolgendosi «ai Principi» che «presiedono alla società civile» e «alla civile Magistratura», esortò costoro a tener presente il fatto che il potere era stato loro concesso da Dio e che, se avessero tenuto in considerazione le dottrine della Chiesa, sarebbero riusciti a procurare il bene dei sudditi e a punire con giustizia i malvagi. Essi dovevano considerare che la Chiesa ha un’azione benefica e il Papa non è un nemico dello Stato, come sosteneva la stampa fallace, ma è sempre attento alla prosperità degli Stati.

Anche per quanto concerne la stessa realtà ecclesiale, la situazione era divenuta molto grave. Molti seminari erano stati chiusi e tra questi, quello leccese, occupato nel ’71 e usato come caserma. Così la formazione dei nuovi sacerdoti era ostacolata e nel clero ormai serpeggiavano divisioni e apostasie favorite dai nuovi governanti.

«la conversazione, il portamento, il tratto, e fin l’abito» : la ricostituzione del clero

Piazza della Cattedrale e del seminario in Lecce

Così Zola, comprendendo che la Chiesa leccese sarebbe dovuta ripartire da una profonda formazione del nuovo clero, avvertì la necessità di riportare in esso la purezza della dottrina della Chiesa.

Zola ebbe così una grande premura verso i suoi sacerdoti poiché ne considerava la grandezza e la immensa responsabilità nel guidare le anime loro assegnate. Li esortava incessantemente ad essere di esempio, non solo con le parole, ma anzitutto con le opere, a far trasparire la loro santità sottolineando che tutto in loro, «la conversazione, il portamento, il tratto, e fin l’abito» avrebbe dovuto far trasparire «il soave odor della virtù».

Li incoraggiava a curare lo spirito con la preghiera, la meditazione, la celebrazione dei Divini Misteri, la recita devota dell’Ufficio divino, gli esercizi spirituali e con sano realismo aggiungeva: «Questa cultura poi spirituale che io raccomando assai, non vada separata dalla cultura dell’intelletto mediante i buoni studî ed assidui», perché oltre alla santità è necessaria la dottrina per «spezzare al popolo il pane della Divina parola, nel combattere il vizio, nel confutare le false dottrine, per rispondere ai sofismi degli empi».

Zola riuscì a raggiungere questi obiettivi curando in particolar modo la formazione dei seminaristi nei quali «mirò a trasfondere le virtù sacerdotali […] con l’istruzione e con l’educazione» e una vita «satura di preghiera e di slanci purissimi verso Dio».

Ma chi era Salvatore Luigi Zola? Nato a Pozzuoli il 12 Aprile 1822 dal Conte Francesco Zola e da Donna Giuseppina di Fraia, rinunciò presto al titolo di Conte. Fu un uomo di profonda cultura avendo studiato lettere e scienze teologiche e morali e fu dedito anche alla musica. Entrò a far parte dell’Ordine dei Canonici Regolari Lateranensi a Piedigrotta dove insegnò per ben venticinque anni lettere italiane, latine, greche, scienze fisiche e matematiche, sacra eloquenza e teologia, dopo essere stato ordinato sacerdote il 9 febbraio 1845.

Il 7 luglio 1870 fu nominato Abate, avendo dato prova di «prudenza singolare nel governo e di virtù conciliative» ed in seguito, l’Abate Zola verrà ricordato dai fedeli come un «sacerdote Santo, come un oratore zelante, pio». La sua giornata aveva un preciso svolgimento: «la mattina scendeva in chiesa verso le otto e rimaneva in confessionale fino alle sedici. Nel pranzo era parco, si accontentava di ciò che gli portavano e non si preoccupava se non gli portavano nulla». Narra, secondo stilema, la ricostruzione agiografica.

La stima nei suoi confronti crebbe e nel 1873 fu creato vescovo di Ugento, in provincia di Lecce, perché «occorreva un Vescovo santo per ricostruirla e ravvivare nelle anime la vita soprannaturale». Lì non trovò una facile situazione poiché tale Diocesi era vacante dal 1863, quando «Ugento vide […] disperse e chiuse le Case Religiose, arrestata, o sospettata, o vigilata l’azione del Clero. La nomina dello Zola a Vescovo di Ugento giunse in buon punto […]. Nella Diocesi rinacque la vita. Ben presto ritornò l’ordine e la pace».

Ad Ugento rimase pochi anni poiché il suo breve governo «fu sufficiente a richiamare l’attenzione delle più alte Autorità ecclesiastiche e farlo destinare a mansioni più onorifiche e di maggiore responsabilità».

Così fu traslato nel 1877 a Lecce dove. compresa subito la situazione in cui versavano la Diocesi e la città, scrisse una lettera in cui invocava l’aiuto della Divina Provvidenza e dei suoi nuovi coadiutori «nei tristi tempi nei quali è combattuta espressamente la Chiesa, impugnata la fede, diffuso e onorato il vizio, insegnato anche dalle Cattedre l’errore, scosse le basi della civile convivenza, che non può reggersi senza giustizia».

Immediatamente sembrò che tutti intuissero che lui sarebbe stato «il vero Padre, il vero Pastore, capace a sollevare tutte le miserie, capace a restaurare le sorti di Lecce» come già era avvenuto a Napoli dove «tutti lo conoscevano, tutti volevano parlargli, baciargli la mano, farsi benedire e poi intorno a lui era un affollarsi di poveri, di fanciulli, di sventurati d’ogni genere».

Egli divenne «senza dubbio il Vescovo più popolare e amato tra quelli di Lecce dell’ultimo secolo perché alla nobiltà dei natali e alle elette qualità di cuore e di mente, unì la santità della vita».

La fede che “Converte in dolcezza tutte le amarezze”

Il vescovo Zola negli ultimi anni della sua vita

Nella sua analisi dei mali della società dell’epoca Zola partiva dalla considerazione che la società era ammalata perché «non crede, non spera, non ama».

In effetti trionfava l’incredulità più ostinata, ogni dogma veniva impugnato e deriso ed «è tutto dire che in mezzo al secolo XIX, secolo, come vogliamo chiamarlo, di luce, di progresso, di civiltà, un Concilio siasi trovato costretto a stabilir la Fede nella esistenza di Dio!». Egli, quindi, proponeva tre riforme da introdursi nella società: riaffermare la fede, la speranza, la carità.

Rilevava, inoltre, che esse erano completamente distrutte dallo scandalo della bestemmia, contro la quale Mons. Zola levò il proprio grido, tanto da dedicare a questo argomento un’intera lettera pastorale. In effetti la bestemmia rovina la fede, chiude il cuore alla speranza in Dio e all’intercessione della Madonna e dei Santi che oltraggia «con il suo linguaggio blasfemo», distruggendo anche la carità, perché colui che bestemmia «ferisce [Dio] nel suo cuore», propaga la ribellione, calpesta l’autorità ecclesiastica e quella civile che da Lui è voluta, distrugge la morale cattolica e la civiltà dando scandalo. Per questo, Zola auspicava il ritorno alla religione dell’Italia che è «una terra cattolica, una terra civilissima e che perciò [vuole] punita la bestemmia che, col suo propagarsi, distrugge [quanto ha di] bello».

Per far ciò, Zola raccomandava ai cattolici di ravvivare lo spirito della fede e di confermarla con le opere, senza vergognarsi di confessarla pubblicamente, di accettare qualsiasi sacrificio, di impegnarsi a diffonderla con ogni mezzo, di «credere con umile sottomissione di cuore», senza superbia e con umiltà, sottomettendo la propria ragione a Dio. Diceva, infatti: «Umiliati – Inchina, o uomo la tua finita ragione alla ragione infinita; dì a Dio nella umiltà del cuor tuo: Per quel velo, di cui la Fede si ammanta, Tu richiedi, o Padre celeste, la mia sottomissione».

Egli ricordava che la fede ci permette di sopportare tutte le contraddizioni umane e le tribolazioni e «converte in dolcezza tutte le amarezze» permettendoci di abbracciare volentieri la Croce.

Per questo bisogna rimuovere gli ostacoli che sono di impedimento alla fede quali: l’infedeltà che nasce dalla superbia ed è il massimo degli impedimenti e dei peccati; l’eresia che nel XIX secolo è il razionalismo che attacca ogni dogma cattolico e deifica la ragione umana; l’apostasia per cui molti cristiani, trovando troppo dure le dottrine evangeliche, si allontanano da Cristo; il libertinaggio, cioè i piaceri sensuali che oscurano la mente; la lettura dei libri proibiti che insinuano l’errore e la corruzione nel cuore, l’empietà nelle dottrine e la depravazione nei costumi.

Estremamente attuali sono le parole del Vescovo riguardo alla virtù teologale della speranza: egli rilevava che non si sperava più ciò che si doveva sperare: «Ahimè! All’opposto io veggo tanti e tanti, forse la più parte, che sperano non altro, se non una totale emancipazione da ogni legge Divina e umana; una libertà che si risolve nella più illecita e ributtante sfrenatezza; un progresso, che innalza il materialismo, una civiltà che conduce alla barbarie».

Proprio alla mancanza della speranza, Zola attribuiva l’incremento del fenomeno del suicidio, un tempo rarissimo in Italia, perché l’uomo «vittima di un misterioso abbattimento […], giunge infine ad attentar puranco alla esistenza di se medesimo con gravissima ingiuria di Dio. E per qual motivo? Spesse volte per un nonnulla; per un interesse fallito, per un capriccio, per un disgusto, per un’offesa ricevuta a torto; e la disperazione si spinge al passo fatale del suicidio».

Riguardo, infine, alla carità, egli scriveva: «È un fatto, che non si ama più quello che deve essere amato. La Carità verso Dio non ha più luogo sulla terra, mentre regna ovunque un vergognoso indifferentismo e al dolce nome della carità cristiana verso il prossimo è subentrata un’arida filantropia, ed una fredda e sterile fratellanza. […] Chè mai oggi si ama? La materia, e si applaude al suo trionfo: la carne, e se ne desidera il più vituperevole commercio, il mondo, le ricchezze, i piaceri, la fama, e di tutte queste cose si formano tanti idoli al cuore» lasciando Dio «nella più assoluta e indecorosa dimenticanza».

Con sapiente umorismo criticava la “carità” laicista: «Ma come si solleva il poverello che giace nello squallore e nella miseria? Con quale animo si accorre a spezzargli il tozzo di pane? Se la tanto decantata Filantropia e Fraternità del secolo fosse qualche cosa […] di buono, le nostre contrade dovrebbero essere ormai spoglie di poveri. Ma in cambio la povertà cresce e si rende ogni dì più sensibile e straziante. Che indizio è mai questo? Appunto che in tanti cuori manca il sentimento della vera carità».

La carità doveva, invece, essere considerata fonte di autentici vantaggi. Innanzitutto individuali, quali «la pace della coscienza, la tranquillità dello spirito, il gaudio in mezzo alle lagrime di questa vita», poi religiosi perché la Chiesa non avrebbe travagli, non sarebbe perseguitata, non si vedrebbero eresie e scismi, e ci sarebbero vantaggi sociali quali la concordia tra gli individui, nelle famiglie che formano lo Stato e da esso dipendono, e il rispetto da parte del popolo delle autorità stabilite dal Cielo per governare la terra.

Con una religione alla moda e una morale umana, non si educano i figli

Per restaurare la società, Zola puntava poi, ineludibilmente «sul ruolo esercitato in essa dalla famiglia e sull’opera di educazione che l’istituto familiare può svolgere». Come, infatti, auspicava Leone XIII, egli esortava i cattolici a «ricomporre sopra tutto con le massime del Vangelo e della morale cristiana la famiglia» perché è da essa «che deve prender le mosse la sociale riforma, perché questa ben composta e riformata sarà pure tutto il corpo sociale che dalle private famiglie appunto assorge […]. Datemi famiglie veramente cattoliche e io vi do per sicura la pace e la prosperità della Chiesa e della società civile».

Leone XIII

Egli sottolineava l’indissolubilità del vincolo matrimoniale, che è legge di natura, e la sacralità della sua istituzione. Per questo motivo rammentava la pericolosità del divorzio poiché «oggi grazie ad una nuova religione non già edificatrice ma distruggitrice di tutto ciò che è santo si vuol ritenere il matrimonio un contratto qualunque» e quindi auspicava il ritorno alla concezione cattolica del matrimonio mentre «l’unione puramente legale è uno scandalo inaudito dato dai cristiani in mezzo alla fulgida luce del Vangelo». Con questo Zola non condannava il matrimonio civile inteso come «civile cerimonia imposta ai novelli sposi dalle odierne leggi, di regolarizzare cioè anche dinanzi allo Stato la propria posizione […] per attestare civilmente la legittimità della prole, […] per assicurare i diritti di successione», ma ammoniva gli sposi cristiani a non fermarsi al solo matrimonio civile perché quello religioso è l’unico che ne contiene la vera essenza.

Inoltre esortava i genitori a non trascurare l’educazione cattolica dei propri figli. Scriveva, infatti: «Con una religione alla moda e con una morale puramente umana non si potrà giammai né formare lo spirito, né educare il cuore del piccolo fanciulletto; non si potranno moderare i giovanili suoi affetti, non porre un freno alle sue passioni, non dirigere la sua ragione al bene, non difendere da tanti pericoli la sua innocenza, né prepararlo per un felice avvenire».

Inoltre auspicava la recita comune del Santo Rosario almeno la sera, come era raccomandato dal Pontefice, e ribadiva l’importanza della santificazione del giorno festivo perché esso rinvigorisce la «fiamma celeste che sola è capace di alimentare nei nostri cuori l’amore di Dio». Per questo scrisse una lettera pastorale sul giorno di festa in cui denunciava il «doloroso spettacolo» della profanazione del giorno festivo poiché «i disprezzatori del dì festivo contradicono apertamente a Dio e antepongono i propri capricci alle sovrane intenzioni di Lui» e nello stesso tempo insultano la Chiesa.

La “riforma satannica” della società. Contro le ideologie

Lecce, piazza Sant'Oronzo durante la festa del patrono. Come appariva più o meno ai tempi dell'episcopato zoliano e dello strapotere massonico

Zola non si stancò mai di denunciare quei «falsi profeti, eredi di quel protestantesimo che aveva lacerato la Chiesa di Cristo e del paganesimo della Rivoluzione francese». Questi, nel suo secolo, disprezzavano l’autorità e la legge di Dio, rifiutando il Papa, i Vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le monache, volendo attuare una riforma laica della società che, per il nostro Vescovo, era una «riforma infernale», una «riforma satannica».

La fede era minacciata in un contesto in cui si subiva l’influenza di dottrine come quella dello «scellerato Proudhon», secondo il quale era dovere dell’uomo libero cancellare dalla propria mente la nozione della divinità in quanto, se Dio c’è, egli stesso è il male. Anche la massoneria incideva negativamente nella società perché mirava alla negazione di Dio che diveniva una «parola vuota di senso». Alla fede in Dio e alla Rivelazione divina veniva, poi, contrapposto un empio Razionalismo, a cui si aggiungevano gli articoli di «certi sozzi giornali, le bestemmie orribili e continue che si ascoltano». Così Zola scriveva: «Non si crede più ai Sacramenti, non all’intercessione di Maria Santissima, non alla esistenza di una vita futura, non al premio di una virtù, non al castigo del vizio. Molto meno poi si crede alla Chiesa, e niuna fede si presta alla parola infallibile del Vicario di Gesù Cristo. […] Questa […] è la cancrena che rode la povera società, cancrena terribile e funesta! […] Ma e non è la incredulità il peggiore stato in cui può cadere la umanità?»

Purtroppo c’era anche un «fatale indifferentismo» che, «partorito dall’orgoglio e dalla corruzione del cuore, dà morte a tutti i nobili affetti», c’era un «freddo razionalismo» che proponeva la «individuale ragione» come guida esclusiva del credere e dell’operare. Di fatto, i razionalisti erano dei «miscredenti e nemici della ragione stessa», in quanto la divinizzavano, le attribuivano un valore che non ha. Erano, quindi, «fabbri di menzogna e sostenitori di dottrine false e perverse». Essi sostenevano fermamente che fosse contrario alla ragione credere all’incomprensibile, ma Zola ribadiva che è contro ragione il non crederlo perché sarebbe come se il cieco non credesse ai colori sol perché non li vede.

Allo stesso modo, era sopraggiunto anche un «lurido sensualismo, che getta la umanità nella più sozza abiezione, rendendola simile ai bruti che non hanno intelletto. È venuta una incredulità generale che ti spaventa, che non ammette differenza alcuna tra vizio e virtù […] che ammette per legittimo tutto quello che può farsi impunemente, che chiama la coscienza pregiudizio, una debolezza il rimorso, che dichiara unici moventi dell’essere ragionevole l’interesse e il piacere […]. E stabilisce uguale dinanzi alla morte tanto l’uomo dabbene che lo scellerato». Era un secolo che predicava una stolta filosofia e divinizzava la ribellione dell’uomo a qualsiasi autorità divina e umana.

Inoltre, commentando l’enciclica Quod Apostolici muneris di Leone XIII, il Vescovo metteva in evidenza l’esistenza della «Triplice setta» formata da socialismo, comunismo, e nichilismo che trasformava la società in un «nome vuoto di senso» perché considerava nulla il regio potere, la proprietà privata, i Sacramenti, la patria potestà e le leggi, portando alla formazione di Stati completamente privi di Dio e di scuole e università laiche, alla pretesa della sovranità da parte della moltitudine e alla bramosia dei soli beni terreni. Negando Dio, fonte e origine di ogni autorità, si nega difatti l’autorità medesima e quindi quella paterna, quella religiosa della Chiesa, del Pontefice e dei Vescovi e la stessa autorità politica. Poiché Dio ad alcuni ha dato l’autorità di comandare e ad altri l’obbligo di obbedire, come nella Chiesa i laici, i sacerdoti e i Vescovi devono obbedire al Papa, così anche nello Stato i popoli devono obbedire a chi li governa, auspicando sempre una collaborazione tra Chiesa e Stato. La Chiesa, infatti, proprio perché suggerisce al popolo l’obbedienza, favorisce il benessere sociale e non le rivoluzioni.

Certamente, il Vescovo era anche ben consapevole che la cospicua presenza di una stampa anticattolica influenzava negativamente le masse, una stampa completamente anticlericale e che assumeva un carattere sempre più aggressivo creando «un clima di stato d’assedio un po’ dovunque, anche nel governo centrale della Chiesa. […] Si esercita un minuto e rigoroso controllo sulla vita delle singole diocesi, sul governo dei singoli Vescovi».

Anche nell’ambito dell’istruzione, l’amministrazione liberal-massonica compiva ogni sforzo per istituire o per potenziare scuole di vario tipo con l’obiettivo di sottrarre le nuove generazioni all’influenza della Chiesa cattolica. Per questo Zola, per contrastare quest’orientamento, si impegnò con ogni mezzo a sua disposizione a fornire al Seminario leccese scuole organizzate secondo le disposizioni governative «affinché i giovani non chiamati al sacerdozio potessero continuare la carriera di studi senza alcun ritardo» e si adoperò affinché le Suore appartenenti all’ordine delle Marcelline accettassero la proposta di far nascere anche a Lecce un educandato femminile. Riuscì a coinvolgere in quest’impresa la cofondatrice Madre Marina Videmari, inizialmente del tutto contraria, convincendola finalmente ad aprire nella città salentina un Istituto nel 1882. L’istituto ebbe un enorme successo, tanto da essere frequentato dalle figlie degli stessi politici leccesi, perfino di stampo liberal-massonico. Ancora oggi, questa scuola è punto di riferimento dell’istruzione cittadina.

“Con gli occhi fissi all’altare”

La Salette

L’intenso impegno pastorale di Zola scaturiva da un costante dialogo con il Signore: era uomo di preghiera totale.

«Da giovinetto mostrò subito svegliatissimo ingegno, da sorpassare tutti i suoi compagni e dedicarsi con amore speciale alle lettere ed alle scienze teologiche […]. Quanto a morale fu edificantissimo, quantunque di carattere impetuoso, che seppe frenare con virtù, che ebbe tutto l’aspetto di un eroismo». A prima vista Zola sembrava avere un carattere «bollente, quasi impetuoso»; quando, però, lo si avvicinava e se ne approfondiva la conoscenza, «bisognava convincersi del contrario», cioè che fosse estremamente mite. «Era martire del proprio carattere. […] Aveva lampi di sdegno e fulgori di maestà uniti a celesti sprazzi di santità».

Mons. Zola fu «l’Angelo della preghiera», durante la notte passava molte ore in ginocchio «con gli occhi fissi all’Altare» e, a volte, lo si doveva scuotere e chiamare a gran voce, per quanto egli fosse intensamente assorbito nella sua estasi. Un giorno fu sorpreso immobile, steso bocconi per terra nella cappella dell’episcopio, dinnanzi al tabernacolo, così immerso nella preghiera tanto da rivolgere un paterno rimprovero a coloro che lo avevano distratto da quel suo intimo colloquio con Dio. La sua preghiera si prolungava spesso fino all’alba, specialmente nei giorni che precedevano le sacre ordinazioni dei novelli sacerdoti.

Spesso anche le preghiere liturgiche erano «intersecate da pianti e sospiri, pregava Dio con le sue lacrime». Quando «discendeva dall’Altare per la Comunione portando il suo Dio tra le mani, la sua andatura grave e raccolta gli dava l’aspetto di un Angelo». Ancora qui si notano i toni un po’ troppo carichi tipici dell’agiografia e delle rappresentazioni edificanti ottocentesche.

Dalla preghiera Zola attinse sempre forza e conforto per affrontare le avversità della vita. La preghiera e la mortificazione furono le vie percorse dal servo di Dio; egli le esercitò durante tutta la sua vita».

«Ogni suo apparire era sempre salutato da entusiastiche dimostrazioni di affetto. I suoi seminaristi lo amavano e «facevano a gara a chi dovesse servirgli la Santa Messa ogni mattina». In città, tutti accorrevano ad assistere alle sue funzioni, terminate le quali «era un esclamare generale: “Beato lui!. Che santo abbiamo in Lecce!” E si correa con tanta calca a baciargli la mano, chiamandosi fortunati quei che potevano arrivarvi».

Come Leone XIII, Zola dimostrò sempre di possedere un acuto spirito profetico. Infatti, come il Papa aveva denunciato i mali della società e precorso i tempi additando una strada verso la quale indirizzare gli animi degli individui e dei popoli, anche il Vescovo denunciò «i mali che si vanno di giorno in giorno aumentando, e annunziano alla società una catastrofe che sarà la più terribile fra tutte le altre narrate nella storia». Egli, infatti, reputava imminente lo scoppio di una guerra mondiale a causa dei mali che divenivano sempre più evidenti, e lo palesava scrivendo: «Guardate l’odierno atteggiamento delle Fronti coronate; guardate gli eserciti permanenti; ascoltate il convulso moto delle nazioni; oh Dio! I sintomi di una guerra terribile e mondiale si fan pur troppo manifesti».

Come rimedi proponeva il ritorno alla devozione verso la Madonna, il Sacro Cuore di Gesù e i Santi. In particolare insisteva nel proporre il Santo Rosario come «mezzo efficacissimo per conservar sempre ardente nel nostro cuore la Speranza cristiana» ricordando che già Leone XIII ne aveva «ripetutamente consigliato la recita». Infatti Zola fu devotissimo della Vergine Maria ed esortò costantemente i cattolici a deporre le proprie preghiere «nelle mani di Colei che si chiama piena di grazia» poiché, in questo modo, sarebbero salite «più spedite al trono dell’Altissimo».

Bastava che fosse pronunciato il nome della Madonna, che lui si entusiasmava, i suoi occhi brillavano di gioia e «si elevavano in alto quasi cercasse tra l’azzurro dei Cieli la sua Mamma bella». Egli diceva che, dopo Dio e Gesù Cristo, il più valido sostegno della nostra speranza è la Vergine Maria «come in causa secondaria e istrumentale, ond’esser da essa soccorsi per ottenere il bene ordinato all’eterna beatitudine». Ella, «per eterno consiglio dell’augustissima Triade, è destinata a compiere in Cielo l’amorevole ufficio di mediatrice fra la giustizia e la misericordia e perorar con buon esito ogni causa dei travagliati mortali». Per questo motivo «taccia lo sciagurato apostata Lutero e con esso tutti gli antichi e moderni eretici, che lo sperar nella Vergine Maria hanno in conto di gravissima ingiuria a Dio, ed a Gesù Cristo».

Zola fu soprattutto il «Vescovo dell’Eucaristia» per la sua ardente devozione verso il SS. Sacramento: «Per lui l’Eucaristia è più che una sublime dottrina […], è Gesù con tutte le attrattive stupende della sua Santissima Umanità». Egli ebbe anche un amore particolarissimo per le Anime abbandonate del Purgatorio. Infatti, «bastava vederlo durante la Messa nel Memento dei Defunti. I suoi occhi si imperlavano di lacrime, i suoi sospiri, le sue preghiere si accendevano di fervore più intimo. Pareva che dinanzi a lui falangi di anime si presentassero a domandargli il pane della carità, il suffragio tanto desiderato. Qualche cosa di sovrumano parea che volesse sprigionarsi dalla sua anima impetrante dal Signore la liberazione, non risparmiando d’offrirsi vittima d’espiazione per le anime che tanto gli stavano a cuore, e per le quali offriva in quel momento tutte le sue pene, tutte le sue insonnie, tutte le trafitture del suo cuore».

La pietà di Zola

Lapide commemorativa di Zola, a Lecce

Monsignor Zola visse sacrificando sempre le sostanze di cui disponeva. Quando era vescovo ad Ugento, per la particolare devozione per la Madonna, si occupò del Santuario di Santa Maria di Leuca, si adoperò affinché fossero restituiti al Santuario i fabbricati facenti parte dell’antica Mensa Vescovile e dell’Ospizio che erano stati incamerati dal Governo. Da Vescovo di Lecce, invece, restaurò il Seminario spendendo ingenti somme e molto spesso mantenne, a proprie spese, numerosi studenti che per insufficienza dei mezzi non avrebbero potuto frequentare gli studi.

Diede un così grande prestigio al nuovo Seminario che fu frequentato da molti che venivano da altre Diocesi. Nel 1887 dettò un corpo di Regole che resero il Seminario leccese il primo della Puglia per disciplina, studio e pietà, tanto che molti Vescovi vicini vi mandarono i propri giovani affinché si perfezionassero e altrettanti, fra quelli lontani, adottarono le stesse Regole.

La sua carità, oltre ad indirizzarsi a vantaggio del clero, si estese al popolo «che in lui vedeva sempre il proprio benefattore. Erano centinaia di lire che distribuivansi settimanalmente ai numerosi poveri che piovevano all’Episcopio, come all’asilo sicuro del soccorso».

Un sacerdote scriveva: «I poverelli, conosciuto il cuore di questo Padre caritatevole, venivano a fiumane presso la sua porta per chiedere e per chiedere ancora oltre il necessario. Più volte egli mi diceva con tutta semplicità: “Oggi non tengo proprio un soldo!” Ed io che sapea ciò anche prima, mi facea di fuoco, impedendo che altri poveri venissero». Era un continuo pellegrinaggio sull’Episcopio «di accattoni, di famiglie erubescenti, di studenti privi di libri e mancanti di mezzi per pagare le tasse, di chierici poveri aspiranti al sacerdozio, di fanciulle bisognose di dote, di operai senza lavoro, di uno sterminato numero di diseredati e proletari, cui mancava qualche cosa».

Istituì anche “la visita dei poveri a domicilio”, spronando le associazioni laiche a compierla abitualmente. Lui stesso, senza alcuna ostentazione metteva il necessario a disposizione dei bisognosi, perfino a costo di umiliazioni tanto da farlo esclamare: «Io mi sono ridotto lacero e sono sempre ricambiato con ingratitudine». Se ne accorsero bene le Figlie di san Vincenzo de’ Paoli quando videro che il loro vescovo aveva le vesti lacere e provvidero alla donazione di nuovi abiti.

Famose restarono nella memoria collettiva le visite che fece nel 1886 a Torchiarolo (in provincia di Brindisi) colpito, come altri comuni limitrofi, da una gravissima epidemia di colera che, solo in questo piccolo paese di 1800 anime aveva già causato in un mese la morte di 74 persone. Mons. Zola, incurante del pericolo, lo si vide aggirarsi da solo nelle case, nei tuguri, ovunque si trovava un coleroso. Quasi tutti i giorni vi si recava prendendo a nolo una carrozza e intimando al cocchiere di lasciarlo alle porte del paese. Così, con mille premure lo si trovava al capezzale dei moribondi, per dispensare loro quel che poteva per il loro sostentamento e per spronarli a ricevere i sacramenti.

«La carità fu il suo ideale […]. Finché avea soldi visitava i poveri; quando non ne aveva, visitava i ricchi» e la sua «carità sconfinata […] non poteva lasciarlo insensibile verso i bambini che, nati sordomuti, rimangono come fuori dal consorzio umano crescendo senza potere apprendere dalla viva voce della mamma o dei maestri i principi della religione e della istruzione». Ma «la Provvidenza gli aprì la via». Infatti nel 1882 arrivò a Lecce un sacerdote napoletano, Filippo Smaldone, che gli manifestò la volontà di dedicarsi all’educazione dei sordomuti. Così fu fondata nel 1888 una piccola comunità di suore che furono poste sotto la protezione di San Francesco di Sales e dei SS. Cuori di Gesù e Maria.

Zola diede forte impulso alla nascita di associazioni devozionali, con fini di promozione spirituale ed assistenziale, affiancando il clero che diveniva meno numeroso. Istituì il primo Oratorio domenicale per i giovani nel 1888, un Comitato per gli Interessi Cattolici di Lecce nel 1892, l’organizzazione delle Donne cristiane, l’Opera dei Tabernacoli e delle Chiese povere e l’Assistenza ai malati poveri.

Consigliò costantemente l’adesione alle Associazioni cattoliche quali la Propagazione della Fede e la Santa Infanzia, quella delle Buone Opere, della Buona Stampa, delle Madri Cristiane ed altre ancora.

Zola non ignorò la presenza e lo sviluppo delle antiche Confraternite presenti nel territorio, sollecitandole a puntare su un ruolo sociale e su «un’azione di contrasto nei confronti di organizzazioni laiche “contrarie alle istituzioni della Chiesa”, per cristianizzare la società e provvedere al decoro del sacro culto». Il ruolo delle Confraternite doveva essere quello di opporsi alle associazioni anticattoliche al fine di «promuovere la carità verso Dio e verso il prossimo, dare ospitalità ai pellegrini, dare assistenza agli infermi, «vestire i nudi», seppellire i poveri gratuitamente, «accompagnare i condannati all’estremo supplizio».

Tra le opere attuate da Zola ci fu anche il riordino della liturgia. Infatti egli «ordinò e volle disciplinate le funzioni religiose, e fu severo nello svolgimento delle cerimonie liturgiche, inculcando lo studio tra i giovani leviti e togliendo degli abusi che deformavano i sacri riti». Inoltre impedì che «si continuassero le vecchie cantilene nella salmodia liturgica, contrarie alla disciplina della Chiesa, ed incoraggiò, benedisse, premiò l’introduzione del canto gregoriano, istituendo nel Seminario non solo la scuola di Sacre cerimonie, ma anche quella per il canto liturgico». Nella notificazione del 2 dicembre 1894 scriveva: «Noi dichiariamo obbligatoria per i Seminaristi e i Chierici la scuola di canto, […] niuno sia promosso agli Ordini Sacri senza l’attestato di profitto nel detto canto».

“Questa è la mia ultima messa”. La salma insepolta

Il sarcofago di mons. Zola, nella cattedrale di Lecce

Mons. Zola aveva addirittura preconizzato la sua morte, tanto che il suo segretario scriveva: «Per me sta che a Mons. Zola l’ora della morte era stata rivelata». Infatti, quando da Lecce andò a Cavallino, un paese poco distante, nove giorni prima della sua dipartita, disse agli abitanti: «Me ne vado, figli miei, a Cavallino, per ritornare morto alla mia Lecce […]. Son sicuro che la fine di questo mese non la vedrò certo». Infine, tre giorni prima della sua morte, disse di aver celebrato la sua ultima Messa. Quando morì tutti «lo piansero amaramente ed a ragione, perché avean perduto in Lui, il Padre, il benefattore, l’amico!». I suoi funerali furono una vera apoteosi, la folla mesta e raccolta bene, senza sosta, per sfilare e inginocchiarsi davanti al Padre tanto amato».

Anche quattordici anni dopo la sua morte, quando la sua salma fu riesumata per essere, poi, trasportata nel Duomo dal cimitero, ci fu un’imponente dimostrazione di affetto da parte dei fedeli provenienti da tutta la Provincia: più di sessantamila persone, una folla immensa per una piccola città come era Lecce all’epoca, assistettero alla traslazione della salma. La gente si era riversata da tutto il Salento, dalle provincie limitrofe e da altre parti d’Italia, con i mezzi più disparati. Folle che volevano attestare il loro affetto per la santità di questo semplice vescovo, la cui bontà aveva travalicato la propria Diocesi, grazie alle innumerevoli amicizie e atti di carità che aveva prodigato con il suo cuore. Paradossalmente, «dopo l’apoteosi tributata alla salma incorrotta del Servo di Dio, questa rimase per 22 anni insepolta nello stanzino retrostante al monumento erettogli in Cattedrale» fino a quando non avvenne la sepoltura canonica il 27 aprile 1935, giorno dell’anniversario della sua morte. Anche in questa circostanza «non fu possibile allontanare l’immensa calca di popolo che aveva invaso il Duomo fin dalle primissime ore del giorno».

Il suo elogio fu sulla bocca di tutti perché era venerato non solo come un dotto ma «ancora, e sopratutto, come un santo». Infatti, furono raccolte innumerevoli firme per promuovere la causa di Beatificazione di questo perfetto discepolo di Cristo.

Il segreto di Melanie Calvat

La Madonna de La Salette. Statua in cartapesta lecce, risalente all'epoca del vescovo di Lecce, Zola, che ne fu devoto e difensore

Certamente degno di nota è l’interesse che il Vescovo Zola dimostrò per l’apparizione della Madonna avvenuta a La Salette, in Francia, nel 1846, tanto da poter facilmente intuire la stretta assonanza tra alcune sue lettere pastorali come quelle sulla bestemmia e sulla domenica giorno del Signore e le fondamentali ammonizioni rivolte dalla Vergine Maria nell’apparizione. Determinante fu l’incarico affidato a mons. Zola di dirigere spiritualmente la veggente Mélanie Calvat che lo portò ad assumerne la difesa in seguito ai molteplici attacchi da lei subiti, il più grave dei quali fu quello di voler dimostrare l’inattendibilità di una parte del segreto che la Madonna le avrebbe rivelato.

A tal proposito emblematica è la corrispondenza che si sviluppò nel corso degli eventi e di cui riporto solo alcuni stralci, che potranno dare un’idea di ciò che è avvenuto, specie in seguito all’imprimatur che il vescovo Zola diede alla pubblicazione del famoso “segreto” di Melanie.

Il 29 gennaio 1872 Zola scrive a nome di Monsignor Petagna al Vescovo Emerito di Luçon,: «[…] Abbiamo appreso che si osa far giungere voci menzognere sulla condotta di quella povera figliola fino al nostro Santo Padre, il Papa […]. Monsignor Petagna è desolato nell’apprendere questa triste notizia e […] vi prega anche di parlarne col Sommo Pontefice, perché il suo cuore paterno non abbia a soffrirne oltre. […] Melania in tutto si è dimostrata sottomessa al suo vescovo ed a quanti esercitano autorità su di lei. Ecco, Monsignore, la verità che esprimo con piena sincerità davanti a Dio e che certifico davanti a voi […]. Si vede che questa guerra è suscitata dal demonio, non tanto contro quella povera cara figliola, quanto contro le celesti rivelazioni de La Salette, allo scopo di distruggerle, o quanto meno di affievolirle, onde impedire, se fosse possibile, il bene delle anime e la conversione del mondo».

Una forte polemica investì, poi, anche lo stesso Zola in seguito, come già detto, alla concessione dell’imprimatur per la pubblicazione del segreto, ma egli ne aveva dato il nulla osta solo dopo aver appurato che le norme stabilite a riguardo dalla Costituzione Dominici Gregis di Pio IV erano state perfettamente rispettate e dopo che il segreto «tutto intero» era già stato reso noto a Leone XIII nell’edizione di Napoli. Il Pontefice aveva incaricato un tale Avv. Nicolas di comporre un libro capace di spiegare l’intero segreto, affinché fosse compreso dal pubblico. La notizia dell’incarico riempì di gioia il Vescovo Zola, il quale rispose all’avvocato: «Ho ricevuto la vostra buona lettera […], la quale mi ha fatto molto piacere per le notizie che mi donate. […] Mi felicito del vostro zelo nel difendere, propagare e far meglio comprendere il segreto de La Salette. Continuate a lavorare per la gloria di Dio e della Divina Maria; le anime pie resteranno edificate del vostro buon libro; i nemici de La Salette rimarranno confusi; io benedico voi ed il vostro pio lavoro. Vi seguirò con le mie preghiere. Poiché la lotta si svolge alla luce del sole ed attinge la sfera religiosa, nella questione del segreto de La Salette, non c’è motivo che io mi opponga al desiderio che mi avete espresso di pubblicare la mia lettera […] se giudicate che la sua lettura possa apportare qualche frutto. […] Nostra Signora de La Salette, che ha cominciato la sua opera, la compia!»

Importante è quanto attestò l’abbé Rigaux, parroco di Argoeuvres, che conosceva Melanié da moltissimi anni: «Ho 28 edizioni del Segreto con imprimatur di Cardinali Vescovi, ne ho anche diverse edizioni ornate da sigilli di vescovi francesi, ed il vescovo di Lecce ha dato il suo visto solo dopo aver visitato Leone XIII, che, dal 1878 possedeva il manoscritto di Melania. Ne fanno fede le mie lettere da Roma di quell’epoca, e Mons. Zola ha proceduto canonicamente, con il consenso del Papa. Posseggo la sua lettera autografa». E ancora: «Quand Léon XIII avait reçu Mélanie le 3 décembre 1878, il avait une belle occasion de la bâillonner s’il eut voulu rejeter le Secret destiné au public à partir de 1858». Questo conferma quanto dichiarato dalla veggente e cioè che Roma aveva esaminato il Segreto per ben quattro mesi senza rilevare nulla di contrario alla dottrina.

Mons. Zola da parte sua scrisse: «Tutti i prelati ed altri dignitari ecclesiastici di mia conoscenza che hanno conosciuto il Segreto, tutti, senza nessuna eccezione, hanno emesso un giudizio interamente favorevole a detto Segreto, sia in rapporto alla sua autenticità, sia per la sua origine divina, vagliata con le s. Scritture, ciò che dà al segreto un carattere di verità da cui d’ora in poi è inseparabile. Tra questi prelati basta nominare il Card. Riario Sforza, Arcivescovo di Napoli; Ricciardi, arcivescovo di Sorrento; Mons. Petagna, vescovo di Castellamare, ed altri prelati…».

Pio IX, letti i segreti, disse: «Devo rileggermi queste lettere con più calma. Sono flagelli che minacciano la Francia, ma la Germania, l’Italia e l’Europa tutta sono colpevoli e meritano castighi. Ho meno di temere per l’empietà dichiarata che per l’indifferenza ed il rispetto umano. Non è senza ragione che la Chiesa è chiamata militante e ne vedete qui il capitano».

Mons. Cortet Vescovo di Troyes, nel 1880 chiese che l’opuscolo fosse messo all’Indice, altrimenti non avrebbe mandato il cosiddetto obolo di San Pietro. Il pretesto era che il Segreto “causava disordine in Francia”. Il Card. Prospero Caterini, segretario del S. Uffizio, rispose con due lettere, di carattere privato, a mons. Cortet e al P. Archier, superiore dei Missionari di N. S. de La Salette dicendo loro che «con dispiacere la S. Sede ha visto comparire in pubblico il suddetto opuscolo. Per cui è suo volere che gli esemplari del medesimo, nella misura del possibile, vengano ritirati dalle mani dei fedeli, ma lasciati ai sacerdoti perché ne profittino».

È da notare che tale “provvedimento”, dunque, non aveva carattere di condanna, ma di consiglio, per evitare scandalo nei fedeli.

Il Vescovo di Tryes, però, non osando pubblicare questa lettera, la inviò al Vescovo di Nimes che la pubblicò omettendo la parte, oltremodo significativa: “ma lasciati ai sacerdoti perché ne profittino” e sostituendola con dei punti di sospensione.

Melanie Calvat, ormai matura, "esiliata" in Puglia, dove morì

Nonostante tuttto ciò, e sebbene le numerosissime attestazioni di bontà sul contenuto del segreto accompagnate dal silenzio-assenzo di ben due pontefici – Pio IX e Leone XIII –, nel 1923 la Santa Sede condannò con un decreto il libro di Mélanie iscrivendolo nell’Indice dei libri proibiti. Va soltanto precisato che la Chiesa non ha mai condannato il segreto in sé, ma solo la versione pubblicata da Mélanie nel 1879. Un documento del Santo Uffizio, datato 4 giugno 1936 (Prot. 28/1910), attesta che la pubblicazione del segreto costituì un grande ostacolo alla causa di beatificazione di Monsignor Zola «perché si darebbe occasione con essa di riparlare del famoso Segreto de La Salette. E ciò anche se nulla sia da osservare sul modo di trattare usato dal medesimo Mgr. Zola con la serva di Dio Melania Calvat de La Salette».

Finisce qui, per ora, la storia di mons. Zola. Chissà, forse un giorno la causa di beatificazione sarà riaperta oppure il suo ricordo finirà definitivamente nel dimenticatoio

Sappiamo che non sempre i santi vengono riconosciuti tali, non perché non lo siano, ma a volte la Provvidenza ha altri piani a noi sconosciuti. Possiamo solo umanamente rattristarci, ben sapendo che ci sono in Cielo più santi di quanti ne possiamo immaginare, e magari anche più grandi e immensamente più intercessori di quelli canonizzati. Per me Mons. Zola è uno di questi! E sorrido di cuore al pensiero di aver visto un giorno d’estate, con i miei stessi occhi, una torma di turisti, che ignari di chi fosse sepolto in quella tomba, la più anonima di tutte, la più semplice del Duomo di Lecce, impolverata e quasi abbandonata, si sono fermati davanti ad essa per fare delle foto all’altare prospiciente e iniziare a dire sorpresi tra di loro di aver sentito l’inaspettato rumore di uno scroscio di acqua, come di un fiume proveniente da quella tomba. E so che non è la prima volta che il fenomeno si ripete. Mah, tante volte, la Provvidenza fa sentire a noi ignari spettatori di questa fulgida santità, il rumore del Mistero che vorrebbe inondarci della sua grazia.

Sulla Fede e sul significato della Conversione. Con-Formazione ai Sacramenti, prodomi del Regno

Cercate prima il Regno di Dio e la Sua Giustizia: e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù.

“L’Ordine consiste nella superiorità gerarchica della Fede sulla ragione, della Grazia sul libero arbitrio, della Provvidenza divina sulla libertà umana, della Chiesa sullo Stato; e, per dirla tutta in una sola volta, nella supremazia di Dio sull’uomo. Solamente nella restaurazione di codesti eterni principi nell’ambito religioso e nell’ordine politico e sociale dipende la salvezza delle società umane. Questi princìpi non possono essere riattivati se non da chi li conosce, e nessuno li conosce se non la Chiesa Cattolica“. (Juan Donoso Cortès)

E’ ora di richiamare tutti i cristiani alla vera battaglia per la conservazione della Fede. Riporto qui, come introduzione a quanto andrò ad enunciarvi, ed in via del tutto esplicativa ma non esaustiva, per intenderci, cosa ci ricorda don Paolo Spoladore, Sacerdote in prima linea nella denuncia delle matrici sataniche che ci allontanano da Dio e dai Sacramenti; un’esortazione implicita sul nostro obbligo morale di attivare in ogni luogo la “chiamata alle armi” (della Fede, si intende) per la restaurazione-instaurazione del Regno di Dio attraverso la strutturazione interiore e non solo delle fortezze dell’Amore e dei Santi Sacramenti cristiani.

…I dirigenti del popolo cercano di eliminare, di finire, di condannare a morte, di uccidere Gesù, ma non per questioni religiose: non è mai una questione religiosa, ma la religione si è sempre dimostrata un ottimo mantello per coprire, sotto l’autorevolezza della santità della giustizia divina, ogni forma di sopruso e ingiustizia, secondo gli interessi dei potenti. Cercano di uccidere Gesù perché Gesù sta togliendo loro la preda, il popolo.
Gesù ispira il popolo a ritrovare una nuova coscienza, una nuova identità, sta risvegliando la gente a un nuovo e inaudito rapporto con Dio, sta scaldando i cuori con le procedure del perdono, della condivisione, sta illuminando le menti con la forza della conoscenza, guidando gli uomini alla vera intelligenza della scrittura e della sua Parola. Gesù sta trasformando le pecore, le prede, in uomini, in figli di Dio liberi e amanti. In questo modo i predatori rischiano di non avere più prede, di non avere più carne da macello, risorse umane per i loro interessi. I dirigenti del popolo cercano di eliminare violentemente Gesù perché Gesù ha la forza spirituale di trasformare le prede in uomini liberi e di strapparli dalle fauci dei predatori.
È stato così, e sarà sempre così. Gesù non possiede eserciti per difendersi, non su questa terra, ma la fede e l’amore di coloro che credono in lui. Quando la Fede e l’Amore dei credenti in Gesù, il Figlio di Dio, entreranno nel cuore della storia e delle scelte di ogni giorno, come una marea inarrestabile, allora saranno i dirigenti dei popoli, i predatori ad aver paura e a non saper più cosa fare, e finiranno per essere dimenticati come foglie secche al vento.

Introduzione: se i Sacramenti sono una fortezza cristiana attraverso i Quali ci strutturiamo in Fede, Speranza e Carità all’interno del tessuto socio-culturale e politico-economico; allora è vero anche che servono ottimi Sacerdoti ed ottimi Educatori per trasmettere il significato fondamentale delle forme con cui Gesù ci ha confermato nell’Ordine Naturale di Figli di Dio; così dobbiamo organizzare la vita e le nostre vie per la Salvezza e per l‘Instaurazione di tutto in Gesù. Tanti, ancora oggi, non comprendono, e non sempre per colpa loro, l’importanza dei Sacramenti unico strumento sovrannaturale che concorre alla formazione sociale e religiosa del Popolo di Dio per la Conversione, in Spirito Santo, a Gesù e al Suo Regno; e, che deve essere inteso come primo progetto di Vita cristiana.

Premessa: “Se non vi convertirete e non ritornerete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli“? Ciò detto, la risposta al corollario la riporto alla fine del trattato che sto per sviluppare. Buona lettura!Vangelo di Marco 12,28b-34 . In quel tempo, 28 si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?» 29 Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; 30 amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. 31 Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». 32 Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; 33 amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». 34 Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Centrando la questione del Regno rispetto all'”Abominio della Desolazione stare nel luogo santo“, ossia l’omissione da parte della maggior parte dei componenti l’Ordine Sacro e del Vaticano, vorrei dare con questo nuovo contributo davvero intimo e personale, una contiguità ai cinque post che mi hanno preceduto di recente su Ingannati; nel tentativo tutt’altro che polemico e peregrino, di dimostrare -per quanto mi riguarda direttamente- la vacuità di certo fideismo razionalista e perniciosa presunzione di “potersi mettere in proprio”, in questa battaglia (ossia con argomentazioni non basate storicamente su documentazioni plausibili, dal punto di vista del magistero apostolico, di trattati cristiani ecclesiologico-mariologici, teologico-gnostici- apologetici, antro-escatologici, storico-critici, socio-economici e persino artistico-culturali). Ossia, come certe “dimostrazioni di forza” del fattore razionale nel campo della Fede, non siano prettamente in sintonia con l’opera cristiana, propriamente detta; fatta invece di amore, compassione, timor di Dio, pietas, pazienza, condivisione, temperanza, perseveranza, grazie e doni celesti, talenti -quelli messi a buon frutto-, perdono, testimonianza, tradizione cristiana, servizio, fortezza, fede, speranza, carità… e continua e viva ricerca di una Conversione personale e sociale piena e totalizzante. E’ inoltre un paradosso che ad assumere un temperamento così “duro” e “catechizzatore” siano proprio coloro che hanno cominciato il percorso di Conversione quando io cominciavo a modificare i miei atteggiamenti di fronte alle “mie” convinzioni, per essere più nel Signore con la pratica quotidiana della correzione personale; e mentre altri si facevano sempre più intransigenti in materia di Fede; e molti si “intiepidivano”. Lasciando così il ‘modello’ della Comunione Cristiana, una volta di più, deserto. Ma così è sempre stato, e ne conosciamo persino le dinamiche umane: grande fuoco all’inizio e poi ricadute e tentennamenti; grande difficoltà a correggersi in maniera stabile e definitiva e momenti di forte esaltazione, fideismo, fanatismo. Le porte degli inferi, infatti, non prevarranno: ma non tanto per certo attivismo o per certi neo-Torquemada che si proclamano ‘Denfensor Civitatis’ brandendo come armi micidiali il loro super ego ed i loro studi o le loro letture; facendo propria la Bolla ‘Cum ex apostolatus officio’ o anche alcuni PDF della carismatica del momento; o approfondimenti sui misteri della vita e altre riflessioni che appartengono solo al PENSIERO PERIFERICO della cultura cristiana e mistica. Ma, più che altro, le Porte degli Inferi non prevarranno FIN TANTO CHE ci dedichiamo, invece, integralmente, anima, corpo, cuore, forza, psiche e mente alla edificazione dell’Amore di Dio; che è la fortezza e “castello interiore dell’anima” (a dirla con Santa Teresa D’Avila, co-fondatrice dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi); affinchè l’Inferno ed i Demoni che sono contro la Trinità ed il Regno di Dio, contro la Santa Comunione, la nostra Salvezza e la nostra Felicità, non possano prevalicare -con le loro diavolerie, con le loro divergenze, con le loro chimere ed con i loro fuorvianti sortilegi, ‘per imperare‘ – sulle nostre buone intenzioni di collaboratori alla redenzione e “partecipanti alla Creazione” (San Tommaso D’Acquino); e così logorarci nel fanatismo e aggredirci nell’animo, incattivendoci; e farci subire, dopo aver aperto un varco, le tentazioni, gli inganni e i tormenti anticristici che tanto addolorano Dio-Gesù. Atteggiamenti che finiscono per far prevalere l’odio e additare chiunque non si affidi a loro. Dice Sant’Agostino: “Ama Dio e fa quel che vuoi“, presumendo che l’uomo a cui è indirizzato questo invito, sia fortemente innamorato anche dei suoi simili, prima ancora che “delle sue verità e delle sue certezze“. Perchè anche le nostre piccole verità e la nostra libertà di coscienza dissociate dalla contiguità con Dio, può contribuire alla distruzione di questa fortezza, già elevata in grandissima parte -nel passato- attraverso l’opera magistrale di sapienti e dottori della Chiesa; fondata ESCLUSIVAMENTE sul Vangelo dell’Amore sulla Testimonianza cristiana ‘vera e sofferta’ di chi ha vissuto radicando la propria Fede alla Santa Croce (quando la Fede era avvertita anche come sentimento collettivo); ed in attesa della Parusìa (ossia, il Ritorno Glorioso e regale di Nostro Signore Gesù Cristo – che si commisura con il mistero della Fede: annunciamo la Tua Morte, proclamiamo la Tua Resurrezione, in attesa della Tua Venuta). Il Diavolo, che non è mai stato a guardare, e ha sempre approfittato della nostra stoltezza, ha compreso che la sua strategia per la conquista delle anime a Dio “guadagna terreno” principalmente nelle seguenti azioni: negare l’esistenza sua e dell’Inferno; interporre tra tutti gli uomini ogni segmento di discordia, inganno, empietà, iniquità, guerra e zizzania (anche se fortemente legati alla religione); distruggere la morale e con essa la famiglia; e portare le donne ad abortire i figli che portano nel loro grembo, per togliere a Dio la GIOIA di allevare i Suoi Figli nel Suo Nome. Questo è il progetto in fieri di una più grande dissoluzione: l’annientamento dell’uomo a immagine di Dio, onde sostituirlo con l’essere asessuato (gender) attraverso la maturazione piena del magma rissoso del nichilismo totale. Così, facendoci piano piano accettare ciò che prima avremmo rifiutato aprioristicamente (buona la metafora della rana lasciata bollire a fuoco lento), il demone, che ha trovato ‘cittadinanza’ nel nostro corpo storico-sociale, oggi ha provocato la crescita esponenziale di FALSI PROFETI (maghi, indovini, astrologi, letterati, opinion leaders, santoni, autori, apprendisti stregoni, asceti, ribelli, falsi neoconversi, fanatici, castigamatti, ma anche falsi simbolismi e metainganni, inappropriate venerazioni, invettive e persino adorazioni blasfeme, proposte da una miriade di organizzazioni pseudo-religiose, boniste, “resistenti”, sedevacantiste, ma anche di carismatici e mistici frutto del Concilio Vaticano II). Ebbene, proprio il discostamento dall’amore gratuito e paziente (Carità) e l’indifferenza alla santa fortezza dell’anima, ha portato le persone, oggi più che mai, ad allontanarsi dal senso stesso dei Valori Sacramentali, a cui di rado si riferiscono i falsi papi, i falsi profeti e le false religioni; e quindi una volta allontanati dalla fortezza rinvigorita e “rinata” nei Sacramenti, in cui si alimenta e vive l’amore, diventiamo cosi facili prede per il nuovo padrone e principe del nuovo mondo da non rendercene nemmeno più conto di quanto siamo diventati sciocchi, viziosi e spregiudicati e persino, se non bastasse, GIUDICI IMPLACABILI. E’ ciò che Matteo ci indica nel cap. 24 del suo Vangelo quando fa riferimento alla caduta degli eletti, se possibile, per mezzo del grande inganno. E, ciò, sta scritto: nessuno sarà così sicuro da potersi dire l'”unto”. Accadrà soprattutto alla Fine dei Tempi.

Gli articoli dei cinque post cui faccio riferimento riprendono la corrispondenza fra gli amici Alberto e Fabio Massimo sulla necessità o meno di darsi tanta briga per attestare ciò che è trasmesso da carismatici odierni senza l’approvazione della Chiesa (al punto di ritenere Essa Stessa quasi più deficitaria non tanto per gli errori teologici portati avanti dal 1958 in poi, quanto piuttosto per non dare dovuto credito alle cosiddette rivelazioni private ricevute da Conchiglia e dalle vegenti di Medj ed altri); segue una considerazione appropriata di Andrea Cavalleri su Fede e fideismo cui prenderà il sopravvento Fabio Massimo con la sua pesante prosopopea, pedanteria, logorroicità e arroganza, di cui credo sia necessario anche tracciare una disamina critica sull’ “assenza di comunicazione” ancor prima che del “danno“; e, poi, E se Don Guido (Bortoluzzi) avesse ragione? in cui lo stesso Alberto, in maniera stoica, ma non troppo; un pò cinica, non poco autolesionista, accetta la sfida-provocazione di Fabio Massimo. Questi post, a parte un inevitabile ed improcastinabile intervento sulla Vera Croce da adorare, a cui non potevo “assolutamente” sottrarmi, non hanno ricevuto nessun mio commento; anche perchè, mentre mi appropinquavo ad organizzare un mio intervento conciso (e non circonciso, come direbbe un parlamentare dell’ultima ora) e ben articolato, sono stato assalito da una serie di vicissitudini personali; che si sono palesate da subito pertinenti a ciò che stavo per scrivere (e, che, quindi, mi han costretto a continui sviluppi e rafforzamenti dell’impianto descrittivo); fatti personali ma fortemente inerenti la vita di un cristiano “qualunque” che percorrendo, tra alti e bassi, un “duro e stretto sentiero di Conversione e di ricerca di se stesso“, non vuol far mancare un suo contributo diretto. (Chi mi conosce sà che il mio precedente matrimonio da cui ho avuto tre splendidi figli è passato per il vaglio della Sacra Rota che lo ha definito a tutti gli effetti “nullo”; che ho compiuto un percorso personale di discernimento per ricercare la mia vera vocazione; e, che per quasi un anno ho indossato un saio come Servo-Arciere di Nostra Signora della Tenda, l’augusto Tabernacolo, avvicinandomi quotidianamente alla Santa Eucaristia, cercando di vivere, nel limite del possibile -viste le condizioni a me date-, in totale stato di povertà; ossia mendicando al mercato frutta e verdura, e alla Caritas il sussidio per il resto dei cibi. Cinonostante ho continuato a gestire il sito di escogitur con enormi sacrifici, visto che Google mi ha bloccato i robot per i motori di ricerca, di fatto isolandomi dalla rete). Ciò detto, non posso non citare gli ultimi due post: quello sul “La paura del futuro e mancanza di Fede. Quello che dà potere al denaro; ed il post dell’amico Stefano con il suo riferimento ai Borghi di Xenobia “Una rivoluzione migliore.

Ma quale è il ‘difetto-errore’ che intravedo nella pseudo-comunicazione di Fabio Massimo è presto detto: come altri, dotati di una spiccata capacità dialettica e di un talento innato -nell’uso della parola e dell’approfondimento-, manca l’umiltà e la capacità di andare al di là della “cattura” dell’attenzione. Spesse volte il loro interlocutore diventa o è solo un “essere” da sedurre e coinvolgere nelle proprie catarsi psicologiche, emotive, intellettive e sensitive. Come un’onda travolgono tutto ciò che trovano lungo il loro cammino. Amano essere considerati e stimati: se ne parli bene di loro, in primis, e delle loro scoperte. Come pavoni mostrano la loro ruota e portano vanto. Il punto, infatti non è ciò che dicono e asseriscono e “cercano di comprovare” con argomentazioni talora plausibili e no, ma il fatto che loro stessi si identificano con ciò che vanno dicendo, anche se lo dicono altri. E quegli altri diventano come dei, perchè se fossero considerate umani, competerebbero con loro che si sentono portatori di luce e verità. Ecco una delle frasi tipiche che Fabio Massimo certifica come incontrovertibili: nella Rivelazione-Perla donataci attraverso la Conchiglia che Dio Si è liberamente scelto. Che fa il pari le frasi di altri, tipo: io ho diritto di vita e di morte sui figli che Dio mi ha dato. Così che, anche se potesse valere la pena comprendere meglio la scoperta di cui sono protagonisti, si finisce per contrastare con il loro atteggiamento “malato” anche le idee e le argomentazioni stesse (tanto che sono gli stessi portatori sani di quelle novità che, poi, prendono le distanze da tanto fanatismo). Così è stato con il mio amico Fabio Massimo, che nel momento in cui ha preferito mettersi in proprio, ha disperso, per quanto mi riguarda, tutto il valore delle “interessanti scoperte“, già condivise a suo tempo, ponendomi in una posizione nettamente antitetica e di opposizione non a quelle tesi, ma al modo di condurre la “disputatio” da parte di Fabio Massimo; che ha deciso, per scelta-presunzione di mettersi in competizione diretta con la Chiesa, alla maniera di Simon Mago; e con coloro che hanno ritenuto la pratica diretta del Vangelo d’Amore, la religione della Chiesa Cattolica e l’esercizio dei Precetti proposti dalla Chiesa sia di gran lunga superiore e più importante di qualunque altro pronunciamento extra-ecclesiastico per la Salvezza; convinzioni che Fabio Massimo identifica fieramente con i suoi talenti come strumento distintivo nella sua personale lotta portata senza confini e limitazioni; al punto di rinunciare agli stessi Sacramenti per essere testimone “extra moenia” di “denunce”, “pensieri”, “profezie” e “carismi”. Così, per la sua perfidia ho perso l’amico Fabio Massimo sin dal comune cammino, iniziato insieme, che comprendeva i primi 5 Sabati ed i primi 9 Venerdì del mese. Così s’è dissociato anche come Arciere. L’ho perso per strada, infine, come acuto testimone di Verità, come Soldato di Dio. Lui, infatti, temo non abbia dato un’accellerata alla sua Conversione; non porta contributo alcuno alla Conversione degli altri; ma ha piuttosto deciso e preferito mangiare il “frutto dell’albero proibito”, convinto che il vero e unico “peccato” di Adamo non sia stato consumare la Superbia mangiando della Conoscenza, ma piuttosto aver pensato di “mettersi in proprio” concependo una genìa con la “ancestre” (o talento che sia!) che Dio le avrebbe dato, piuttosto, come servitù o strumento; non rendendosi conto che nè la servitù e nè lo strumento hanno una personalità propria. Scoperte che, quando me le presentava di volta in volta (ed ammetto che siamo arrivati persino a ragionare e condividerle insieme per molto tempo), nonsono mai arrivate a nuocere come quando si pensa di poterle portare avanti affidandole solo al proprio IO. Allora, a parte i peccati tipici cui cade un essere umano, queste cose non ci allontanavano dal radicamento della Verità e da un sano discernimento, rimanendo in obbedienza e fedeltà assoluta ai Precetti; e che, invece, da qualche tempo, portate avanti da Fabio Massimo a dispetto di “ogni cosa conveniente per la Salvezza” sembrano più assecondare i suoi e le altrui desideranda. Ora il caro Fabio Massimo incrocia nella rete gente ignara, che non lo conosce come lo conosco io; prendendosi egli, come sempre usa fare con prepotenza, sempre, l’ultima parola; e spacciandosi per profeta, uomo di Dio o predicatore più che sperimentato; credendo per un potere che solo lui sa da dove gli proviene, di poter confutare ogni asserzione, tiraneggiando; rendendosi fra l’altro antipatico, indisponente, saccente e senza la capacità di segnare il suo passo con un cambiamento personale nella sua “bella persona che è“. Infatti egli porta danno a se stesso, prima di tutto; perchè ad un certo punto, attaccando le persone -più che le loro idee e le loro tesi-, si mostra non tanto come un uomo di Dio, ma un vero moderno proselite, capace di far leva sulle potenze che oggi più che mai regolano il controllo sul genere umano. Una scadenza personale non da poco conto. Ecco perchè, fossi il suo direttore spirituale (da cui, con molta cura, si tiene lontano perchè lo va cercando tale da poterlo “dominare” con tutte le sue scoperte) gli porrei un solo quesito, che già gli ho ripetuto altre volte: come Gesù faceva con il Giovane Ricco, parafraserei così la proposta che Dio fece ad un suo interlocutore: “lascia ad altri le tue ricchezze, le tue scoperte, se pensi possano darci scandalo nella Salvezza; ma anche se, servendo a smuovere le coscienze e l’anima delle persone indecise e lontane dalla verità e dalle “curiosità celesti” possa essere più utile per te, rimanere dietro le quinte e aiutare i Predicatori e affidandoti alla Volontà di Dio se non permetterà a nessuno di continuare la tua opera; prendi, dunque, la tua croce e seguiLo con umiltà il tuo Signore, ovunque Egli ti condurrà. Sarebbe ciò il tuo più alto gesto di fedeltà all’Opera di Salvezza”. Il commenta di Don Paolo Spoldadore al Vangelo di Giovanni (8:21-30): Gesù ci mette in guardia dal pericoloso orientamento mentale che è all’origine della struttura psichica ed emotiva della persona più pericolosa al mondo per la vita: il fariseo. …È colui che segue la legge e difende la morale ma non riesce a percepire la divinità di Gesù; critica il prossimo, si schiera con la giustizia e la verità, ma non riesce a percepire la divinità di Gesù; accusa i suoi simili per condannare e combattere il male, ma non riesce a percepire la divinità di Gesù. …Il fariseo è colui che si sente padrone del mondo e non riconosce le braccia di Dio come il luogo della pace e dell’abbandono. Vive l’esperienza terrena in una prospettiva religiosa, ma dedicato completamente alla competizione e alla gestione del potere, senza sguardo e fede nella vita senza fine nel cielo di Dio, Gesù dice: Dove vado io, voi non potete venire. È colui che vive la terra e l’esperienza terrena come un’occasione succulenta per depredare il prossimo, in nome del potere, del successo, della gloria umana.

Dirà Alberto a Fabio Massimo: “Lo Spirito soffia come vuole, caro Fabio, e la molteplicità di carismi, assieme alle infinite sfaccettature degli animi fanno sì che ognuno si impegni in ciò che gli è più congeniale. E cercare di convicere tutti che la PROPRIA battaglia sia la più importante forse potrebbe ottenere l’effetto contrario… qualche volta!“. Ancor di più mi accorano l’intervento di Andrea Cavalleri e quello di Patrizia (Daniela) anche lei già fedelissima Arciere.

Ciò premesso mi accingo a raccontarvi come a volte nella vita, quando meno ce lo aspettiamo, arrivano a intrecciarsi pensieri, racconti, storie, esperienze e fatti in maniera ineludibile e inequivocabile, dando un senso plastico inimmaginabile a ciò che volevamo descrivere a parole. Al punto tale che ciò che stai tentando di scrivere in via teorica o per linee di principio, d’improvviso si “avvera” come un “dato di fatto” ed in maniera inconfutabile. E, così, è accaduto a me, che cercavo una risposta plausibile alla insistenza di Fabio Massimo (che già fu Arciere e mio strettissimo amico e che oggi si arroga ancora di usare la firma della Resilienza Cattolica nonostante la diffida a farlo); un atteggiamento ostile che coglie tutto l’intendimento di demolire ogni progetto incardinato nell’Arca della Bellezza, quindi ogni mio sacro proposito di essere per Dio e non per “d’io“; facendo così inclinare nella direzione-idea da lui voluta ogni percezioneconsiderazione della Autorità Ecclesiastica; tanto da far apparire la sua Conchiglia, la croce di Dozulè, gli avvenimenti di Medjugorie una linea di demarcazione tra Chiesa “vecchia” e chiesa “nuova”, superando a piè pari la diatriba tra Tradizionalisti e Conciliaristi. Espressioni di fede tanto inutili quanto care a Fabio Massimo che proprio perchè giunte inascoltate e persino accolte con forte reticenza dagli organismi preposti dalla Santa Chiesa lo lasciamo basito. Faccio riferimento alle disposizioni del Vescovo Orlandoni, per quanto riguarda Conchiglia e ai dati raccolti da Pavao Zanic, Vescovo della Diocesi di Mostar contro le vegenti di Medjugorie, con cui si asserisce che costoro contribuiscono ad allontanare dalla ortodossia. Che per Fabio Massimo sono invece una risposta mandata dal Cielo alla nostra carenza di Fede e come immancabile supporto alla Chiesa (oggi vacillante a causa dei suoi traditori) a completamento della Rivelazione Pubblica di Gesù. (Faccio presente che la stessa Conchiglia avrebbe “scomunicato” Fabio Massimo per il cattivo contributo che porta alla causa del Movimento d’Amore San Juan Diego). Ma, la mia, vuole anche essere una risposta indiretta a persone molto in gamba come Eliseo e VVV, che, al di là dei buoni consigli, insistono sulla necessità di usare la forza per la difesa della Fede da ogni tipo di aggressione (dimenticando loro, di fatto, che Gesù ci ha ammoniti: verrò io a separare il grano buono dalla zizzania! Voi fate solo la vostra parte e ve en sarò grato! – rif Matteo 13:24-30). Spero solo che ciò non attivi una ennesima polemica, dalla quale comunico sin da ora che mi asterrò per amore del Bene e di chi ci legge; e per facilitare, nel silenzio che seguirà, una riflessione serena, accorta, docile, pacifica e attenta nel profondo del nostro cuore e della nostra anima, per un distaccato discernimento e scevro da contaminazioni e influenze di alcun tipo. Anche perchè non ho nulla di personale contro le buone notizie che ci arrivare da più fronti e che in Conchiglia trovano un normalissimo e ben informato collettore. Nulla di più! E non lo dico per “invidia della grazia altrui!“, accusa gratuita, questa sì, di cui sono stato, già, fatto oggetto!

Andiamo a noi, ora. Alla mia storia, a ciò che mi è accaduto di recente!

Notte del 25 marzo 2014. Un sogno inquietante: “Eravamo seduti a Messa l’una davanti all’altro e te leggermente spostato a sinistra in modo che potessero incrociarsi i nostri sguardi. Indossavi una camicia bianca. Ad un certo punto della celebrazione Eucaristica, il Sacerdote attraversa la navata con la pisside ricolma di Ostie Consacrate e passa accanto a noi. Mi sono girata per vedere cosa avresti fatto e cosa sarebbe successo quando il Sacerdote avesse incrociato te. Il vostro sguardo era intenso e don Valter, al tuo avvicinarti a lui per prendere la Comunione, stava quasi per posarti sulla lingua il Corpo Eucaristico… poi però, di colpo, ha esclamato a gran voce: no, no, no!”. Allontanandosi, osservai il tuo viso rassegnato e contrito. Rimasi fortemente addolorata per quanto avevo visto e per come tu stessi soffrendo! Ho vissuto ciò anche fisicamente come fosse un fatto successo davvero!”

Notte del 26 marzo 2014. “Indossavi i tuoi sandali infradito, quelli che usi spesso da quando ti conosco. Ti trovavi sulla sommità di un argine in prossimità di un tratto murato. Ed il sentiero su cui camminavi era paludoso e viscido. Ti guardavo preoccupata che tu non scivolassi. Ad un certo punto, nel tuo tentativo di saltare al di qua di uno specchio d’acqua sorgiva apparso improvvisamente, al mio urlo: fermati! presa da forte disperazione che tu potessi procurarti del male, ti ho visto spostarti su un altro tratto di muro, che dava proprio sull’acqua, e che era fatto di mattoncini… e mentre ti lanciavi si è staccato un pezzo del muro che ti sei trascinato appresso a forma di grande croce. Tu eri nell’acqua disteso a braccia aperte, senza difesa, inerme, mentre questa croce veniva mossa contro il tuo corpo colpendoti ripetutamente. Io gridavo, imprecavo: spostati! spostati!. Sembravi rassegnato come meritassi quel castigo. Eri distrutto e ho scorto un livido sullo zigomo sotto l’occhio destro. Turbata mi sono gettata in acqua per soccorrerti e mentre ti abbracciavo per tirarti fuori, vedevo me stessa che ti avvolgevo in una coperta bianco panna per riscaldarti e ti avevo fra le mie braccia con cui ti tenevo stretto a me. Il tuo viso era rigato di lacrime… le stesse che scorgevo, in un attimo successivo, sul viso di mio figlio che tenevo stretto al tuo posto. Eravamo senza sapere come dentro una casa che non ho saputo realizzare dove si trovasse. Ho chiesto al bambino che avevo tra le braccia di parlarmene, e quando era pronto a darmi una spiegazione di tutto ciò che era accaduto, mi svegliai con un forte mal di schiena per lo sforzo che avevo compiuto e la grandissima tensione…”

Certamente alcuni di voi che mi conoscono da tempo anche sul sito di Ingannati, di Stampa Libera, Escogitur ed EffediEffe si chiederanno cosa rivelano questi sogni e se li ho avuti io. Ebbene li ha avuti Francesca, la mia compagna, che da mesi mi sta accanto spiritualmente, moralmente e amorevolmente; e quei fatti, sognati, si riferiscono a me e a ciò che sta suscitando nella sua anima “il fatto” di non aver beneficiato per qualche giorno del Sacramento della Eucaristia.

Procediamo, per ordine, e andiamo indietro di appena qualche dì. Il giorno 25 marzo, giorno dell’Annunciazione della Incarnazione di Nostro Signore, (festa che mi è cara e che mi rimanda ogni volta ai miei soggiorni a Loreto e alla veridicità storica della miracolosa traslazione della Santa Casa da Nazareth), il mio nuovo Confessore, don Valter, un caro, piccolo e buon prete di campagna come ce ne sono rimasti pochi (sigh!), mi ha ricordato questo: senza rispetto ed osservanza dei Sacramenti della Chiesa Cattolica non ci si salva…. La questione posta è l’indispensabilità per un cristiano di essere in comunione con Gesù in tutto e per tutto, con grandissimo amore e trasporto. Le mie ultime e recenti confessioni erano totalmente avulse da ogni considerazione teologica o da ogni posizione rispetto al sedevacantismo apocalittico o altro. Mi sono presentato con tutto me stesso, come peccatore “nudo” e pieno di fragilità.

Credo che la stanchezza stia sfiancandoci un po’ tutti… La strategia della tensione e dell’inganno sembra già bella e servita; il livello di coscienza, ma ancor di più la Fede è ancora così basso che quasi tutti ci si adagia in attesa del peggio, in attesa della necessaria catarsi. Ma è davvero giusto, questo atteggiamento remissivo? E’ questo che ci chiede Gesù, Nostro Signore, Supremo Comandante, Salvatore?

“Oh, quale dolore”! visto che mi si è aperta di fronte una voragine. Per la prima volta nella mia vita, scrutando nella mia anima di fronte al Confessore ho preso consapevolezza che non ero al mio posto rispetto ai Sacramenti di Dio. Ossia mi ero disallineato nella mia condotta ordinaria, cercando di vivere come vivono tutti; ciò nella convinzione di essere più che mai “umanamente” a posto, perchè vigile, professo come militante e osservante e attinente rispetto i precetti della Chiesa e nella “normalità”, come cristiano nella vita di tutti i giorni! Mah!
Ma, l’Annunciazione inaugura l’evento in cui Il Figlio di Dio si fa carne per consumare il Suo Sacrificio redentivo in obbedienza al Padre e per essere il primo dei risorti, dopo il Peccato di Adamo (argomento così caro proprio a Fabio Massimo). Il Mistero dell’Incarnazione ha anche una chiave di lettura storico-pedagogico oltre che redentivo. E’ un evento essenziale per la Chiesa e per l’umanità, che finalmente rientra nel processo redentivo dopo il Peccato Originale grazie proprio all’assenso di Maria; un segno che ci “e-duca” a vivere conforme al “modello” insegnatoci da Gesù e che rende di fatto la Madre, Maria, corredentrice nell’Opera di Salvezza. E noi cosa facciamo di fronte alla maggiore opera di Salvezza, di fronte al maggior aiuto che sia mai giunto a noi esseri umani, per essere felici e liberi da ogni male e segno di morte? Facciamo poco e niente!; o meglio ci mettiamo con impegno ad aggiungere di nostro senza considerare che Quel Fiat ha “ridefinito” e “ricapitolato” ogni dubbio; facciamo poco e niente, mentre abbiamo l’obbligo di porci, nel nostro piccolo, nella giusta sequela di questo indirizzo di Redenzione, come fece Maria. La Chiesa per intero, come Maria, infatti, si associa senza tentennamenti all’obbedienza di Gesù Cristo vivendo Sacramentalmente, nella fede, il significato pasquale della Annunciazione. Non va dimenticato: Maria è figlia di Sion. E, a coronamento della lunga attesa, accoglie con il suo ‘Fiat’, e concepisce per opera dello Spirito Santo, il Salvatore. Il Quale, nel medisimo istante, si incarna nel “ventre suo”. Il 25 marzo, festività che commemora il Sacro Ventre, l’augusto Tabernacolo, la Nostra Signora della Tenda, celebra anche il ricordo del Patriarca Isacco, figlio di Abramo, capostipide di tutti gli uomini di Fede, e padre di Giacobbe. Uomini di Fede, scelti da Dio “non” per le domande che si ponevano sulla Verità, ma per la loro FEDE bambina (e non adulta); per aver scelto di essere “precursori” e tutori dei Sacramenti e trasmettitori della Parola “data da Dio”, con tutte le nostre responsabilità ‘umane e morali’ di Figli di Dio. Ciò premesso, non servono i carismatici odierni e/o altre lucubrazioni mentali per seguire un progetto così ben definito nelle sue parti. E’ sufficiente incardinarsi ai Santi SACRAMENTI: BATTESIMO, RICONCILIAZIONE O CONFESSIONE, EUCARISTIA O COMUNIONE, CONFERMAZIONE O CRESIMA, MATRIMONIO, ORDINAZIONE SACRA, ESTREMA UNZIONE O UNZIONE FEGLI INFERMI e vivere integralmente il VANGELO. In questa nuova struttura sociale edificata pensando al Regno di Dio, c’è tutta l’evoluzione redentiva di ogni singolo essere umano, ovunque ed in ogni tempo nato, generato, pronto a recepire in buona volontà il patto stabilito da Gesù di Nuova ed Eterna Allenza.
E questo ATTO DI FEDE, con questi FIAT, ci pongono pure di fronte ad un dato inconfutabile: “solo” la Chiesa istituita da Gesù può detenere, che lo vogliamo o no, il deposito della Fede nella Verità, che è Dio con la sua linea di Salvezza; ed esercita questa prerogativa attraverso l’imposizione dei Sacramenti, o meglio il sistema voluto da Dio per la perpetuazione nelle “strutture sociali” del Comandamento dell’Amore, portato ai Patriarchi nella Sua discesa agli Inferi (attraverso i quali ricevettero la Vera Luce e furono liberati); e certificato, nonchè CONFERMATO nei secoli, con la Cresima, da ogni cristiano (sistema che include il nostro “libero” FIAT allo Spirito Santo e che i delatori definirebbero per le sue implicazioni “matriciale” o “contrattuale”); sistema che preesiste al nostro volere e che ogni volta inveriamo (usando una terminologia corrente coniata sul valore dato alla Moneta dalla comunità che ad essa si affida come mero elemento di scambio) come COMUNIONE DI SANTI; su cui si snoda tutta la Vita della Chiesa e della comunità dei fedeli; a dispetto di: ogni ragionevole discorso sui “diritti e doveri umani” alla verità, alla carità e alla libertà, portati avanti come cavalli di battaglia da tutti i Falsi Profeti; e delle diatribe sulle veridicità o meno dei messaggi o delle rivelazioni private non approvate dalla Chiesa e che ci pervengono dai carismatici odierni o da certa “propaganda politicamente scorretta” dell’ateismo imperante e della scienza ideologicizzata; personalità che dicono ciò che volentieri vorremmo sentir dire per assecondare la nostra viltà e miseria umana; i nostri istinti primordiali sempre radicati nel PECCATO ORIGINALE; che fanno appiglio alla nostra connaturata ricerca della Verità; prospettando ogni pensiero come fossero prodotti versatili, fruibili, godibili e sempre presenti sugli scaffali dei supermercati della spiritualità e del RELATIVISMO ETICO; e che oggi, per questa prerogativa qualunquista, ovvero, dove ognuno può scegliere il prodotto che più lo aggrada, sono molto più osannati di ogni santa disposizione morale ed ecclesiastica. Disposizioni che, fintanto sono sancite, operate e testimoniate con il sacrificio personale e l’esempio morale condotto con dolce fermezza dai Santi, rendono ancora pienamente il senso; e, che, quando, sono gestite con ipocrisia, perfidia, maldestro atteggiamento, cattiveria, deficienza pedagogica, egoismo e schematizzazione psicologica inadeguata, hanno contribuito ad impedire, anche se fatto a nome della Chiesa, di Dio e di Maria, un sano discernimento del nostro Libero Arbitrio. La FEDE in Gesù Cristo Salvatore e Redentore, ossia la constatazione di un dato primario, insostituibile e CENTRALE oggettivamente riconosciuto nei secoli su cui si è strutturata la società, fondamento della LEGGE NATURALE e del VANGELO (oggi snaturate dal cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale che ha saputo celarci il FONDAMENTO DELL’OBLAZIONE), oggi più che mai dovrebbe valere molto di più di ogni nostra sacrosanta convinzione, per quanto APPARERENTEMENTE coincidenti con le Rivelazioni dell’Apocalisse e, quindi, sullo stato della Chiesa e delle Tribolazioni (Carestia, Pestilenza, Morte e Guerre) cui sottostà il genere umano del Tempo Presente; fosse anche intuizione o rivelazione sulla “Fine dei Tempi” che stiamo vivendo (in cui si ripropone la necessità sempre eterna di valutare le “cose ultime”: Paradiso, Inferno, Morte e Giudizio). San Paolo suggeriva: “prendete tutte le novità, valutatele, ma conservate solo ciò che vi è di buono”. Nessuna novità, infatti, deve e può turbare il nostro percorso di Conversione e di sintonizzazione con Dio attraverso la santità dei Sacramenti divini e la Fede in Gesù Cristo con cui siamo tutti, indistintamente, tenuti per mano; tanto più ciò vale se altri “schemi” rischiano di creare cristiani di serie A o di serie B o addirittura cristiani edotti, cristiani fanatici, cristiani ignoranti. Mettiamola così, se credete: si può dire che è meglio non dare perle ai porci e parole sante ai cani, se conoscendo cose che altri ignorano (nella Fede o anche nel Sapere); e crediamo possano portare un ulteriore beneficio o giovamento alla loro “ignoranza“, ci operiamo “cristianamente” ad essergli di aiuto? Potrei rispondere che si può. Anzi, in taluni casi SI DEVE. Ma sempre che non diventi un “credo”, una “imposizione”, un modo per “convincere” o pavoneggiarsi, secondo i propri schemi mentali e non secondo una morale comune. In fondo è normale che poi, come cani, ci si rivolti e mordiamo, anche se vengono dette cose sacrosante e verosimili, ma non utili alla nostra Fede.

Invece, è, come ammicca Andrea -con spirito sagace e un pò sbarazzino- a Fabio Massimo (cosa che in parte mi procura forte dolore visto l’amicizia forte che mi ha legato a duxcunctator); quando fingendosi convertito-CONVINTO dalle tesi di Conchiglia, rivela in pieno l’INGANNO dei Falsi Profeti, che, talvolta, senza rendercene conto, ci allontanano dalla FEDE. Lo stesso dicasi per l’affermazione ed i suggerimenti fraterni di EndOfTheTimes. Infatti, è proprio dalla intensità di Quella FEDE ragionevole che possiamo derivare se il nostro comportamento di Fedeli è rimasto coerente con i dettami del VANGELO e l’impegno morale e civile derivante dai Sacramenti dataci; se ci siamo distaccati nell’essenza del SUO contenuto, appiattendoci su altre forme di fideismo o credenza (o meglio ancora, di inganno). Per questo, nonostante la piccante asserzione di Patrizia, sulla opportunità di munirsi di strumenti scientifici di lotta, sarebbe giusto e doveroso ricordare, prima di tutto, che la Fede è il vero strumento attraverso il quale riconosciamo il nostro stato di uomini di Dio rispetto alla Verità Rivelata; sapendo di poterla affidare, con Carità e Amore, all’adesione totale dei Sacramenti: e, capire, ancor di più, che quando siamo in “Stato di Peccato“, o per negligenza, o omissione, o corruzione ma anche nella presunzione di non aver bisogno della CONFESSIONE, non è più possibile, per nessuno di noi, pensare, e ancorchè minimamente, di POTER ESSERE SACRAMENTALMENTE PORTATORI DELLA PAROLA DI DIO in quello che diciamo, facciamo e propugnam0; e ancor di più, risulta difficile crederlo, se “restiamo” in assenza di Assoluzione dal Peccato (e ciò vale tanto più se credi di essere un “santo”, un “operatore di pace” o il più “dotto” o “perfetto” fra i cristiani). TANTO MENO POSSIAMO DIRCI SOLDATI DI DIO, anche volendolo, se perseveriamo in questo stato “mortale” dell’anima. Infatti, basta anche una “semplice e banale scelta di convivenza con il/la partner“, fuori dal “vero” Sacramento Matrimoniale (parlo di me, del mio caso in particolare); l’agire al posto di un diacono, di un predicatore, di un esegeta, di un religioso, di un consacrato, senza aver ricevuto il Sacramento dell’Ordinazione e/o della Confermazione (senza i quali mancherebbe l’intercessione dello Spirito Santo, che è Vero Dio); o una trasgressione ad un solo dei 10 Comandamenti o la presenza costante di un Vizio Capitale* (oggi ritenuti comportamenti ‘liberali‘ ricadenti nella prassi di “normalità” nelle relazioni sociali e della natura umana decaduta o meno se non addirittura di progresso civile e culturale), per far saltare il “banco” e metterti a nudo o addirittura fuori dalla Chiesa (eresia). Non posso inoltre non considerare quanta gente si allontana dalle chiese e dai Sacramenti, ma anche dalla Fede, quando la religione, tramite gente come Fabio Massimo, si fa esoterica o chiaccherona. Ciò, ovviamente vale, se siamo restii a credere nel più sacrale rispetto per le Parole del Vangelo: andate e Battezzate nel Mio Nome; o deviare di fronte alle Leggi di Dio, perseverando nell’idea che altre siano le cose su cui dibattere; la resistenza ai Sacramenti, da cui discende la struttura sociale cristiana, a cominciare dal sostegno dei cardini che partecipano alla formazione della famiglia intesa come prima cellula di “società umana”; cellula che ci permette, nel segno dell’Amore, di essere parte integrante della comunità umana cristianamente eletta e di cui fecero parte in passato Adamo ed Eva, Noè ed Emzara, Abramo e Sarah, Isacco e Rebecca, Giacobbe e Rachele, Mosè e Sefora, Davide e Betsabea e quindi, non per ultimi, Maria e Giuseppe intesi come apice della Sacra Famiglia. Risultante che presa così com’è, riduce, in un sol colpo, ogni effetto di una “forza dirompente” che vorremmo dare alle nostre “piccole ed in parte irrelevanti ed ininfluenti nuove rivelazioni” cui tendiamo a dare maggior credito di ciò che meritano; e, quindi, dell’eloquenza e dell’abilità delle nostre buone parole di predicatori, educatori, catechizzatori, maestri, religiosi e formatori, se i Sacramenti non sono condotti correttemente e rispettati nei loro contenuti formativi; e ci riferiamo così alla vacuità e alla vanità della nostra testimonianza pubblica di cristiani militanti, osservanti e credenti; e persino dei nostri appelli a vivere integralmente il Vangelo e le buone pratiche degli Atti degli Apostoli, se poi lo intrecciamo ed inquiniamo con altre pratiche opposte (solo per avere un vantaggio, per ottenere un ricavo economico, per realizzare noi stessi e le nostre aspirazioni e vantarci di essere i migliori!). Senza aver prima messo al sicuro l’autorevolezza morale. Comunque sia, -come nel passato anche oggi- è deleterio discutere tra Cristiani Cattolici su cosa sia materia di Fede e cosa materia di profezia o avvertimento. In fondo Gesù fu riconosciuto da umili pescatori analfabeti, come ci ricorda su Ingannati Endofthetime. E non fu riconosciuto dai Dottori della Legge; ovvero da chi da sempre studiava e conosceva a menadito le profezie e gli scritti. Ma è l’insistenza di Fabio Massimo che mi terrorizza, e che allontana i Soldati di Dio.

Essere SOLDATI DI DIO, dunque! Possono i soldati avanzare in ordine sparso come una armata brancaleone? Possono i soldati non prendere ordini dal loro Superiore in Grado e procedere per tentativi contro il nemico, per difendersi dal suo attacco? Non è forse il caso prima di darsi una strutturazione, degli obiettivi comuni, un organigramma, un ordine, una procedura interna, delle regole fisse, delle tattiche, una strategia di azione, una logistica dei comportamenti e della comunicazione, un collegamento ufficiale, una cabina di regia? Ebbene, la Chiesa di Dio ci fornisce tutto ciò attraverso un apparato, anch’esso organizzato a “fortezza”. E non sto parlando della Gerarchia, ma dei Suoi Archivi, delle Sue mura, del Capo Visibile che è Gesù Cristo, nostro generale o “Nostro Sommo Capitano e Signore”, come soleva dire Sant’Ignazio da Loyola. Ciò detto, che ragione c’è perchè Egli debba cambiare procedure e storia, se ha imposto ai Suoi di portare avanti sempre la stessa Dottrina formalizzata nei Vangeli che si invera nei Sacramenti e nelle Buone Opere? Che bisogno ha di pronunciarsi con altri Profeti, dopo che questi avevano compiuto con San Giovanni Battista il loro compito essenziale e finale di annunciare il Messia, completando la missione con l’Annuncio? Forse che Gesù si è incarnato, è morto e risorto per lasciare ad altri il compimento della Sua Opera Redentrice, messianica e profetica?

E così, se ti va bene, come è andata a me, avvicinandoti al Confessionale, oramai consumato dalla mia prosopopea, riconoscendomi “servo inutile” e SOLDATO MALDESTRO, puoi ricevere dalla misericordia del prete una “motivante e incoraggiante” benedizione, con la promessa che, se torni a Confessarti con il proposito “di aderire ai Sacramenti nei fatti e non essere solo pieno di buone intenzioni“, allora e solo allora, ti può essere riconosciuta una correzione dell’errore e di vita emendata, per essere accorpato nell’esercito del Signore e con Lui essere salvato.

Il mio, per chiarire, non si presenta come uno stato di peccato prolungato nel tempo, essendo avezzo da un pò di tempo ad accostarmi al Confessionale e a combattere visus le battaglie più impegnative. La mia “tragedia di peccatore” come ho cominciato a viverla da un pò di tempo riguarda in particolare l’ultimo mese della mia vita, il tempo di una precedente Confessione in cui ho ricevuto l’Assoluzione di tutti i miei Peccati ed una in cui non mi è stata concessa (la prima volta in assoluto e quando ero più certo di essermi incamminato nella direzione giusta). Sì, proprio così. Per quel che mi riguarda è avvenuto nel momento più particolare della mia vita, quando finalmente avevo deciso dopo un lungo e sofferto discernimento, che era il caso investire le mie energie di amore in una relazione stabile, per combattere a fianco alla mia donna e ai miei figli una battaglia più complessa e impegnativa di quella che credevo aver combattuto fino allora; e così definire, una volta per tutte, quale fosse la mia vera vocazione. E, proprio mentre cercavo di spiegare su Ingannati che alla fine, per un cristiano, qualunque sia il percorso di vita che hai deciso di intraprendere, non è importante ciò che leggi, dici e sài, ma più di tutto come Ami Dio nell’ottica sempre eterna dei Sacramenti e delle Opere di Misericordia; ho percepito come un pugno nello stomaco che le nostre scelte, passano indissolubilmente dal grado di “temperatura” della nostra Fede, sia essa Fervente, o Tiepida (tale da essere vomitata da Gesù) o Fredda, e dal nostro essere SOLDATI FEDELI E OBBEDIENTI.

Noi tutti, nessuno escluso, siamo protagonisti della nostra Salvezza e concorriamo, come dice San Paolo, alla Salvezza del mondo; e non per conto terzi, cioè nelle mani di altri che decidono per noi; o noi per essere di aiuto agli altri parlando del bene senza portare un esempio sano; solo perchè ci affidiamo ad una nostra interpretazione dei Testi Sacri e della vita; o anche ad un racconto o ad alcuni carismatici. Ma, per quanto ammiccanti possano essere non siamo ritenuti a pensare di essercela meritata tout court, la Salvezza. Perchè se è vero che solo Gesù Salva, è vero anche che non ci si salva senza il nostro volere ed il nostro impegno; e aggiungerei: la nostra strutturazione nei Sacramenti d’Amore.

Il mio appello non è pertanto rivolto a ciò che si propugna o si definisce certo, citando questo o quel carismatico odierno o quel loro “esempio”; ma a chi si dà tanta cura, senza voler dare priorità a ciò che conta, come l’osservanza di ciò che la Chiesa ha già definito “sicuro”; e, comunque, farsi interprete di ogni ‘concetto’ senza esserne degno, senza averne l’autevolezza morale. Avete presente: è un pò come accade con lo scemo del villaggio che, credendo di essere il più disilvolto e libero di tutti, offre consigli, pareri e giudizi per tutti? Un pò come la scimmia di Dio! Ebbene chi agisce credendo di farlo per conto di Dio (senza considerare che tutti siamo servi inutili); credendo di essere esente dai Peccati; o proponendosi come il salvatore del mondo, l’unto del Signore, pur essendo in totale difetto davanti agli occhi di Dio e degli uomini, altri non fa che esporsi al ridicolo e al lubridio. Checchenepensino costoro, loro malgrado, se sono inficiati dal Peccato cadono inevitabilmente nel Vizio e caricano ogni loro argomentazione della miseria di cui sono portatori o portatrici. Parlo prima di tutto di me, che nel Vizio* ho trovato -quando mi sentivo solo o avevo bisogno di sentirmi libero o nel segreto conforto della mia forza individualista ed egoistica- molte soddisfazioni; al punto di poter fare a meno degli altri, delle regole sociali, degli “atti responsabilizzanti” e di ogni Parola che provveniva da Dio; e che per tal cosa ho già suscitato tanto scandalo proprio per non essere “a posto” moralmente di fronte ai Sacramenti, ai Comandamenti e alle Virtù donatami dallo Spirito Santo, ma anche al mio “status”. Perchè il Vizio, esportato, imposto e supportato con la con lo slogan di DEMONcrazia si camuffa sotto le sembianze di Persona Libera (Egualitè, Fraternitè, Libertè – in coscienza, economicamente, materialmente -mentre, invece, si è posseduti dalle cose, dalla menzogna, dalle abitudini e dalla idea che abbiamo di noi stessi dopo che ci hanno “inculcato” il cervello con loro modelli mentali sin da piccoli e dei tempi della scuola ); compiaciuti e arricchiti da soddisfacimenti propri, momentanei e di piaceri personali; che sono inganni sempre eterni ma anche epocali e sicuramente altamente tossici; o atteggiamenti apparentemente innocui: come il fumo, gli snack, gli alcolici, un quantitativo spropositato di tazze di caffè (tassativamente al bar o con la macchina espresso), l’uso ossessivo del cellulare, la sindrome compulsiva d’acquisto, l’adulterazione di ogni costume; l’adulterio, la masturbazione ossessiva, la pronografia (o il sesso a pagamento e no, quando non degenera in pedofilia o altre aberrazione dell’anima) o -come conseguenza all’uso di alcolici e inversamente a quanto controindicato fuori dal matrimonio- anche il calo del desiderio, che mina molti rapporti di coppia; a questi abusi aggiungiamo l’uso spropositato degli i-pod, degli smartfone, dei tablet, di internet, delle chat, della tv o dipendenza da gioco (ludopatie di ogni genere e valido per ogni età), magie o chiromanzia; la vanità di mettere in mostra ogni forma di “prolungamento del membro” siano esse una autovettura alla moda, un abito firmato, un accessorio griffato; per non parlare delle droghe leggere e pesanti (che hanno effetti deleteri anche sul sonno e sulla ghiandola pineale); e, quindi, dei derivati del petrolio in tutte le forme (prodotti farmaceutici, plastica, automobili, ogm, ecc.); o del satanismo e magia nera. Senza parlare del DENARO A DEBITO, il prodotto più pubblicizzato e adorato al mondo, senza il quale oggi, non è possibile vendere o comprare; e con cui persino il tempo non riusciamo più a riscattarlo se non per mezzo del vile denaro (a riscatto del tempo che svendiamo per altre attività). Costi che possono rovinare intere famiglie e che vanno dai 200 euro (sigarette, alcolici, caffè, snack) fino a cifre spropositate ed indicibili nel caso si arrivi alla terapia intensiva per salvare una vita dalla morte. E poi si dice che le famiglie non arrivano più a fine mese. Tutte cose che (oltre a portare con se un costo a carico del budget familiare, corrompe la nostra morale portandoci ad ogni livello di rpstituzione e crimine; condiziona la nostra salute caricandoci di dipendenze o malattia; devia e tradisce l’idea stessa che abbiamo della vita, della conoscenza di noi stessi, dei valori tradizionali, ma anche del lavoro – che a questo punto, con tutto il suo tempo, serve più per mantenere il vizio che per alimentarci, vestirci, goderci i figli e dare una sicurezza alla nostra vita di tutti i giorni), che lo vogliamo o no, contrinuiscono a divorare la nostra anima, ad incatenare il nostro cuore ed il nostro cervello, a indebitarci economicamente e a consumare malamente tutto il nostro tempo. Vizi che ci isolano dalla relazione sociale, dai doveri coniugali e genitoriali o educativi, ma anche di cristiani; e non ci impegnano in qualcosa di “fattivamente” costruttivo e utile. Vizi che in fin dei conti ci fanno perdere il senso stesso della vita. Senza contare che tutte queste distrazioni ci tengono lontani dal significato fondamentale dei Sacramenti; e rende schiavi di un sistema a noi avverso e che ci sfrutta fino alla morte; situazione che ci taglia fuori da ogni logica di Verità (il Vizio alimenta ed è alimentato e propagato dai nemici di Dio, attraverso una perniciosa politica delle multinazionali della morte); e con la Verità muore anche la pratica delle Opere di Misericordia e dell’amore gratuito (o Carità) e la visione del Regno. E’ il modo migliore, quello fondato sul Vizio, per creare un mondo di disperati invece che un mondo di visionari, appassionati, uomini e donne figli di Dio. Tutta una situazione da cui Gesù è venuto a liberarci e che non mi sento di aggravare con altri surrogati come libri fuorvianti e eretici.

Alle condizioni date (Vizio celebrato e vissuto come una forma di autonomia e di derresponsabilizzazione), chiedere e poi sperare che altri aderiscano volentieri e senza resistenza alcuna alla nostra idea di dio, religione, carisma o proselitismo, facendoci magari scudo di un “bene minore” a cui crediamo in buona fede e con grandissima forza, sembrerebbe cosa semplice e scontata; per una ragione che reputiamo essenziale per la conoscenza del Creatore, omettiamo, poi, l’atto di Fede; e ci comportiamo, secondo la libera coscienza, simulando nelle parole i cristiani autentici, quelli che invece, a loro dispetto (perchè come dispetto loro lo consisiderano) seguono o fanno proprio il Bene Maggiore (laddove il Minore cessa di esistere di fronte al Maggiore); evitanto questi ultimi, di alimentare la cultura del nemico antico che ci vuole lontani dall’essere SOLDATI DI DIO, suggerendo, come fu nell’Eden, di non curarsi dell’albero della scienza del Bene e del Male; senza sentire nel profondo del nostro animo di doverci emendare dal Peccato, dal Vizio, e persino dall’Adesione acritica ai Mali del Nuovo Ordine Mondiale. Senza le quali rinunce (ripetizione delle rinunce, che come sono state affidate ai nostri genitori e ai nostri padrinie madrine il giorno del “nostro” Battesimo e riConfermate da “noi” con la Cresima). Rinunce sempre eterne che ci impegnano IN vita più che la ricerca delle METAVERITA’; e che ci dice quale è l’intensità e lo spessore della nostra FEDE e come dire a noi stessi e agli altri come comportarsi; e che ci pone di fronte alla necessità di Confessare le nostre colpe, rimettendole nelle mani di Gesù nella persona del Suo intermediario. E così, al contrario di ciò che ci piacerebbe di più fare, dovremmo cercare di non essere parte integrante di quella forma “alternativa” di “proselitismo” postasi fuori dalla Chiesa, coma accade con gli adepti delle organizzazioni pseudo-ecclesiali o addirittura para-massoniche; che, se da una parte ti fanno sentire liberati da mille orpelli, dall’altra ci legano a filo doppio con Satana; proprio perchè da quella parte non ci perviene nessun gesto di Amore sincero e sicuro, come il consiglio di corregerci. Smettiamo anche di ricorrere alla capacità di decidere per noi stessi, affidandoci alla Misericordia di Dio; e, poi, deleghiamo ad altri, che Santi non sono, statene certi, le responsabilità per la nostra causa di Salvezza, arrivando a preferire questo stato di PRESUNZIONE che non interrogarci con un sano discernimento o prestare ascolto a chi ci ammonisce cristianamente. Così mancando a tutti gli effetti, ossia, rinunciando di fatto, di concorrere alla Salvezza di se stesso o dello sventurato che gli capita fra le mani (oh, quante volte ho recitato il Rosario con persone che ora hanno preso la parabolica scorciatoia della ricerca periferica della verità ‘altra’ . Ciò per colpa di Falsi Profeti che si sono fanno portatori ‘sani’ di altrui messaggi senza più mettere mano alla Coroncina!); rincunciando di fatto ad affidare se stessi e gli altri alla Chiesa e alla bellezza dei Sacramenti, e a tutte le fortezze inespugnabili di Amore che Dio ha consegnato a tutti noi in forma equa ed indistinta (non servono soldi e nemmeno cultura e adesione a organizzazioni umane per riceverLi). Almeno che -sarebbe fin troppo facile dimostrarlo- il proselitismo e la prosopopea di chi ama parlare, discutere, approfondie, leggere, asserire, fare lunghi ed interminabili sermoni non concorra proprio al soddisfacimento della propria indole razionale, o ancor di più della propria Superbia, e dei Vizi celati dietro ‘deresponsabilizzazione’ o mancanza di tempo (ma tanto ne hanno per passare intere giornate a spiegare le loro ragioni e meno per recitare il Rosario); perchè, sebbene possa sembrare un controsenso in termini, la presunzione di essere “saputi” non priva nemmeno “i più deboli” ed “i più stolti“; che “vogliono” e persino pensano in proprio di “poter” apparire come “i migliori” o i primi inter pares; innestando una serie mirabolante di accuse a coloro che invece avanzano pregando a favore della loro e propria Salvezza; combattendo contro la decadenza inefrenabile della morale e delle fortezze cristiane; impedendo l’instaurazione di un regime di “divisioni” e di forme di lucrubazioni e schematizzazioni esoteriche, eretiche, antiecclesiastiche.
Non è, infatti, secondo voi, l’associare il nome di Dio alle nostre parole e ai nostri consigli, anche quando siamo in Stato di Peccato Mortale, come voler citare Dio INVANO, a sproposito, a nostro testimonio e garante? e cadere così in uno Stato di Peccato ben più grave che è quello di impugnare la Verità Rivelata mettendosi contro lo Spirito Santo? Non è forse ciò un grave peccato contro Dio e l’Ordine Natuale cristiano (costituito dai Sacramenti e dal Decalogo) che Dio Stesso ha instaurato fra gli uomini? nonè forse un modo per avvilire ciò di quanto più serio e buono vi è nella Parola di Dio e nel Vangelo: l’Amore per il Prossimo, la Preghiera e l’Istituzione dei Sacramenti?
A chi chiedeva se coloro che non sono apostoli o discepoli del Signore potessero andare in giro a compiere esorcismi professando in Suo nome, Gesù rispondeva che nessun satanasso può lavorare contro se stesso ed il progetto di cui fa parte; e quindi anche costoro, se parlano in nome di Gesù, a modo loro, senza saperlo, e magari anche senza volerlo, concorrono a “Convertire” a portare a Dio, anche se passando dalla loro stessa CONTRADDIZIONE. Così, più che disunire, come farebbe certamente più comodo per il proseguimento delle loro tesi, finiscono per “ri-unire” coloro che fino allora erano in disaccordo. Ciò non significa però che gli effetti giustifichino coloro che sono stati causa di scandalo: perchè, chi non raccoglie con Gesù disperde il contenuto evangelico e del Suo messaggio redentivo. Comunque sia! Anche questo, infatti, è un agire per “divisioni” (corazzate, ideologie, tematiche scientifiche avulse dalla Fede, ecc.). E non sempre, anche pensando di percorrere strade diverse, agendo separati, si colpisce uniti! Anzi, spesse volte si finisce per beccarci come i polli di Renzo. Infatti, il concorrere indirettamente ed inconsapevolmente alla Conversione di altri, infatti, non li pone “ipso facto” in uno Stato di Grazia. Non fu graziato Giuda, che cooperando con Gesù a compiere le Scritture, morì invece “disperato”. Non furono graziati i carnefici dei Martiri, che seminando il loro sangue convertirono interi Popoli al cristianesimo. Non verranno graziati tutti coloro che pensando di agire per la massima conoscenza periferica (quella spesse volte tenuta nascosta assieme alla massima Verità del Vangelo, che è di farsi Carità con il Prossimo) e non centrale; o coloro che puntando alla massima efficienza e al superamento delle diatribe (culturali, spirituali, liturgici, sociali, politici, militari, economici, alimentari, sanitari, monetari, energetici, ecc.) antepongono a Dio e alla Persona Umana il compromesso e l’adesione ad una “coscienza collettiva imposta” (la verità Immanente o anche relativa, economica, temporale o delle elite imperanti è ben altra cosa rispetto alla VeritàTrascendente sempre eterna, che ci è data da Dio attraverso le Leggi Naturali del Decalogo e che dettano le condizioni morali del rapporto tra noi ed il Creato); e, secondo i mezzi di conoscenza che ci pervengono dal grande Libro della Storia che è la Bibbia e dal nostro Libero Arbitrio (quando agisce secondo la Coscienza che Libera nella Verità), la gente è sempre in grado di scegliere con Amore, secondo quella eterna Coscienza Cosmica che ci lega al Progetto Divino, la forma ed il riferimento della nostra Salvezza spirituale, salute psicofisica-dell’anima e allontanamento dal Male. Conoscerete la Verità (Gesù, la Rivelazione Unica con tutti i suoi precetti di Amore, Lode e Gloria a Dio) e la Verità vi farà liberi! (questo ce lo dice Gesù stesso, – Giovanni 8:32). Infatti! La questione qui finora posta è un’altra: non parliamo di peccatori lontani dalla Dottrina e dalla “retta ragione” o dalla Fede, ma di Persone che si dicono “di Dio”, “con Dio” e “per Dio”; e che dovrebbero essere esempio di abnegazione e moralità; e che dovrebbero sapere che la loro causa principale è correggere se stessi prima di cominciare ad aiutare gli altri a correggersi. Non stiamo parlando, infatti, di gente che respinge la Verità. Ma di gente che la desidera ardentemente: Chi cerca la verità, lo sappia o no, cerca Dio! (Edith Stein). Di persone di Dio che però non hanno aderito ancora pienamente ai Sacramenti e al Vangelo; e che per questa carenza non sono pienamente in Grazia di Dio e non si sono arruolati come SOLDATI DI DIO. Ecco perchè gli Arcieri, di cui alcune di queste persone sono già stati amici osano dire prima di intraprendere qualunque iniziativa pubblica nella Resilienza Cattolica: siate Liberi, da Mammona, per liberare. O, Facciamoci tutti Carità, secondo il Vangelo d’Amore. Infatti, chi non ha liberato se stesso dal Peccato e non si è strutturato sacramentalmente -e mi riferisco alle persone recidive nel peccato o nella perseveranza nell’errore- non solo non dà frutti buoni, ma nemmeno dà una buona immagine di sé; queste stesse persone si incattiviscono, attaccano il prossimo invece di attaccare l’errore; perchè sanno di essere incompleti, come incompleti lo erano gli apostoli ed i discepoli prima di versare il loro sangue di martiri (testimoni); che pur volendo essere presenti alla Passione di Gesù, non ne ebbero o il coraggio, o la forza, o addirittura la sfrontatezza di smarcare le folle per guardarLo in Viso. E’ come a dire: è un vero peccato che prima di spendere tutte le energie per sforzi che non portano da nessuna parte, non siano stati compiuti da noi gli adempimenti appropriati. Questo atteggiamento vile e omertoso, parco, debole e presuntuoso contamina tutto ciò che toccano con le parole che escono dalla loro bocca; sebbene si credano già incamminati sulla “strada della salvezza” per ciò che fanno, indipendentemente da ciò che “sono”. La presunzione tipica di chi si crede migliore degli altri, l’unto del Signore, solo perchè dotato di “talenti” e/o pieni di belle parole a favore di Dio e magari anche della Madre Santissima; anche se, come dicono loro, la conoscenza degli scritti di MariaValtorta, Maria di Gesù d’Agreda, don Guido Bortoluzzi, Catarina Rivas, Luisa Piccarreta, Anna Caterina Emmerich, Gloria Polo, don Stefano Gobbi, Stefania Caterina e chi più nè ha più ne metta (e stiamo parlando di coloro che santi non sono, si badi bene) siano (come la penso anch’io, senza però considerarli come un corollario “irrinunciabile” per la comprensione della Bibbia) indispensabili per contrastare, arginare, confutare la propaganda di tanti agnostici, e troppi divulgatori tv che hanno fatto dell’anti-cristianesimo una ragione di vita; rispondo che considero siano altrettanto utili al demone per discostarci dalla vera Fede, Quella a cui, come bambini, affidiamo tutti noi stessi come figli innocenti e puri; e non come adulti saccenti e mai domi.

La stessa cosa potrebbe valere per i Vangeli Apocrifi, utili per la conoscenza di “fatti” che hanno permesso anche la formulazione dei dogmi (vedi la definizione della stessa Verginità di Maria), ma che non sono mai stati inseriti fra i Vangeli Canonici. E con ciò non si intende che altri scritti siano meno utili o addirittura pericolosi; ma, piuttosto, che portarli avanti alla stregua dei Vengeli Canonici, degli Atti degli Apostoli, delle Lettere Apostoliche, della Bibbia stessa è un atto pernicioso, rischioso ed in contrasto con le “disposizioni prudenti” della Chiesa.

Mettetela comunque come vi pare (sapendo che alcuni la pensano diversamente, mettendosi sulla sequela di rivelazioni moderne -anche se non ancora approvate dalla Chiesa Cattolica, grazie al Cielo sempre prudente prima dei pronunciamenti che esulano la linea maestra della Rivelazione storica): sapere se esiste anche una “rivelazione” aggiuntiva oltre a Quella già dataci Gesù “pubblicamente” e riportata nei Testi Sacri custoditi e depositata come patrimonio della Fede dalla Chiesa Cattolica; o se esiste una vita extraterrestre oltre quella conosciuta; o se la ribellione degli angeli è avvenuta per causa di Maria, di Gesù o in odio a Dio; o se è vero che ci sia stata una ancestre, una madre surrogata o “femmina-ponte”, come sappiamo per mezzo di Don Guido Bortoluzzi; che ha agito da incubatrice per i primi esseri umani; o conoscere il NWO della elite mondialista a discapito del fine ultimo della vita, …sebbene possa aiutare a far chiarezza sul perchè siamo scesi così in basso o diventati quello che siamo, nel bene e nel male, fa ben poca differenza sul nostro Stato di Grazia. Anzi, manifesta tutta l’ipocrisia di certo cristianesimo esoterico, che crede di poter scavalcare a piè pari l’Ordine Sacro, tutta la Apologetica, e persino i Precetti accostatu alla Fede e alle Buone Opere. E, al contrario di ciò che asserisce lo stesso Fabio Massimo, lui, anche è ancora troppo piccolo e debole per andare rispetto le conoscenze che Dio ci ha voluto consegnare con la Rivelazione Pubblica donataci dal Figlio; lo erano gli Apostoli, piccoli piccoli, rispetto a Maria che è Santissima e ai Profeti e ai Patriarchi, e lo siamo noi; e dobbiamo considerare sempre più, facendocene una ragione, che queste “novità”, portataci da veri o falsi profeti odierni -strumento ghiotto per i Demoni ed i Dyabalus da darein pasto agli eletti degli ultimi pasti- arrivano prima ancora che a liberarci e allontanarci dal Peccato, se ci va bene, a scrollarci razionalmente da alcuni modesti dubbi e curiosità ancestrali. Ma, di certo, questi arrivano propriamente e prontamente, a generare maggiori confusioni e inganni rispetto al nostro percorso di Salvezza e a “dividerci” sulla Verità Ultima che è “Amore allo stato puro“; e difficilmente ci fa essere meramente attivi di una comunità Sacramentalmente riconosciuta e operatori Santi (“vivi e ferventi”) del Vangelo di Dio. E’ quella che potremmo maliziosamente definire la casta dei nuovi recidivi Adamo, nella “fine dei tempi“: ossia, “neo-mondialisti”, “neo-colonialisti”, “illuminati-massoni”, “teocratici esoterici”, “intellettuali post-cristiani”, “esegeti-eresiarchi”, “biblisti” o peggio ancora: dei “fancazzisti-presuntuosi” che vogliono mettersi in proprio rispetto la Fede e accusare gli altri di essere laodicesi (o privi di coraggio). Perchè, se è vero che la Chiesa di Laodicea è quella che non si cura ad essere Ardenti nella Fede, ciò non significa che rifiutare o non curarsi delle nuove rivelazioni sia mettersi contro l’Apocalisse (Rivelazione). Accusatori che altri non sono che gente che, di norma, più che un contributo attivo alla Conversione, creano un certo parassitismo Razionalista rispetto alla Fede o neo-perbenismo di facciata rispetto a chi dice la Verità tout court. Gente che non aggiunge nulla alla funzione Sacra del Sacerdote e del Confessore; tanto meno ai servitori e agli operatori di Misericordia che sanno cosa vuol dire sporcarsi le mani e fare “sacrifici” rinunciando anche al “desiderio” di buttarsi nella mischia per menare pugni e parole forti e portare un pò d’ordine, sapendo che nemmeno San Paolo riuscì a farsi largo fra i “greci”. Per Carità, almeno che, la loro parola non sia radicata fortemente ai Sacramenti, alla Penitenza, alla Povertà, ai Precetti della Chiesa e ad un perfetto Stato di Grazia; e che per questo, quando sono voluti dal Cielo, si costituiscono in un organismo riconosciuto dalla Chiesa e prendono il titolo di Predicatori, non solo per portare la Parola di Dio nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; ma anche per confutare, nel Nome della Chiesa e di Maria gli “errori delle eresie” e le “devianze umane” dalla Dottrina; e, che, non a caso, decidono di portare all’altare di Dio gesti sacrificali cingendosi di abito “semplice” e Scapolare, per la “protezione” dal peccato.

Come sempre, comunque, si rischia di soffermarci sul dito che punta la luna. E il Demone, ancora una volta, gode. Laddove chi crede di possedere le conoscenze, o di averne acquisite di nuove, pensa poi di poter essere esente dal “giudizio finale“, e da ogni discernimento morale, dottrinale, dogmatico, apologetico e teologico; o dal compimento dei propri doveri, anche minimi, di buon cristiano.

Vi pare tutto questo discorso supponente, superficiale, banale, anacronistico? Pare quasi che voglia evitare di guardare le circostanze della vita per quelle che sono; anche, ahimè, di ragionare secondo gli occhi della contingenza quotidiana, pratica e materiale, secondo i meccanismi sistemici del mondo e della economia; prescindento dalla “normalizzazione” delle quotidianità; compreso il fatto che, la maggior parte della gente, nell’assecondare la Paura invece della Fede; giacendo nell’ignoranza piuttosto che nel brio cristiano, certe scelte non riesce proprio a vagliarle attentamente o a vedere una soluzione diversa da quella che gli viene propinata o inculcata sin dalla nasciata; sia si tratti di un compromesso non necessario per il lavoro (in cui si sacrificano beni maggiori) per una paga a stipendio fisso (ce ne sono ancora queste opportunità?); o un impiego qualsiasi sufficiente a sbarcare il lunario; sia anche la decisione di affrontare degli studi impegnativi senza esito certo; o un matrimonio affrettato e sbagliato; o il viaggio chissà dove in cerca di risposte nuove; o rinunciare ad avere un figlio perchè, a detta dei massmedia (leggasi “controllori della masse”), senza avere i mezzi per il loro sostentamento e la loro educazione, sarebbe da irresponsabili. Pare, poi, che voglia impedire ai ricercatori e ai “disvelatori” delle “verità intermedie” o anche pseudo-giornalistiche, di spingersi oltre a ciò che ci è stato dato finora di conoscere. Eppure basterebbe fare questo ragionamento: in Africa si viveva bene fino a che sono arrivati i colonizzatori; alcune comunità umane vivono ancora senza soldi e spesse volte superano i 100 anni di vita mangiando sano e raccogliendo i prodotti della terra; prima del 1860 l’Italia poteva fare a meno degli Inglesi e delle banche internazionali; alcune popolazioni umane non hanno mai avuto problemi ai denti e nemmeno tumori o malattie cosiddette moderne; non è mai esistito il Debito Pubblico e nemmeno quello Estero. Non voglio dire che la Fede debba essere un atto cieco di obbedienza (forse se Adamo si fosse attenuto a ciò che Dio gli aveva chiesto, invece di “mettersi in proprio” oggi avremmo di fronte ben altra Vita e Luce); e nemmeno voglio impedire a nessuno di essere obiettivo rispetto ai propri parametri culturali e di vivere il proprio stato con serenità anche sapendo cosa è giusto di fronte a Dio. Ma si sappia che, essendo io per primo un “sostenitore” incallito di tutto ciò che va verificato e che prima o poi dovrà venire alla luce, Dio volendo, ho imposto, però, a me stesso, di correggere prima il mio stato per essere in Grazia con Dio. Dico infatti, ancora una volta, che Convincere ha ben poco a che vedere con Convertire; che “convincere” un nostro simile a vagliare ciò che è più pratico, utile e conforme alle nostre strutture “mentali” e “psicofisiche”, rispetto a ciò che è più giusto e buono per l’anima, non significa assolutamente metterlo in antitesi con il Regno di Dio; ma potrebbe aiutare molto di più compiere insieme un percorso di “Conversione” per raggiungere la consapevolezza di una certa “empatia” capace di illuminarci la strada della nostra Felicità prendendo per mano il Signore che Salva, e che ci insegna come arrivarci più facilmente; preservandoci da ogni male e sofferenza e mettendoci nella sequela autentica delle testimonianze dirette di quale sia il Regno Promesso; cercando il massimo Bene coltivando atti di Amore scevri da atti esclusivamente razionali; e, così, imparando a rinunciare più facilmente ai sistemi matriciali che ci vengono imposti quotidianamente e che ci allontanano più di quanto possiamo solo immaginare al Regno stesso, all’Amore e dai Sacramenti. Se Gesù avesse, infatti, voluto convincere (come più volte pare fare nei Racconti della Valtorta), i Suoi interlocutori, si sarebbe prodigato nel compimento di miracoli, di opere prodigiose, nella presentazione di “slide” ed effetti speciali, nella moltiplicazioni non solo di pani e pesci, ma ponendoci di fronte ad ogni genere di visioni e megastrutture (invece che scegliere dopo lungo “vaglio” 12 apostoli di cui uno traditore e 72 discepoli. Eppure, di fronte ai Suoi miracoli incredibili ed inverosimili, solo pochi riconobbero il vero significato dell’annuncio della Conversione al Regno Eterno della Felicità. Ed infatti, non aver compiuto insistentemente e sistematicamente questi gesti mirabili, Gli valse la preferenza a Barabba,visto che il culto per il soldi, allora come oggi ben radicato nel sentire comune, ha fatto pesare il piatto della bilancia per un “laviamocene le mani”; il punto della questione infatti si era concretizzata in quel dialogo doloroso fra Gesù ed il Giovane Ricco, dove al Regno di Dio si è visto preferire le certezze consolidate di questo mondo; e, pensare, comunque, che se quel Giovane, i contemporanei di Gesù, e noi stessi (perchè è inutile nascondercelo, siamo come loro) avessimo avuto serie intenzioni di dare ascolto ad ogni Parola di Gesù, Egli ci avrebbe accontentato tutti e ora ci sarebbe ancora una fila interminabile per abbracciarLo, interrogarLo ma anche, forse, per provocarLo e farLo inciampare in qualche controsenso (cosa impossibile per chi è Dio e senza Peccato). E magari, a richiesta della maggioranza, quella che oggi dovrebbe urlare dai tetti, avrebbe potuto anche mettere in seria difficoltà i Potenti ed i Farisei (che ci sono sempre stati in ogni epoca e che ora sono più che mai dentro la Chiesa Cattolica) e disvelarci ogni macchinazione sarebbe stata messa in campo, nel tempo, per annichilirci o controllarci mentalmente, per non farci essere Felici e tanto più per tenerci lontani da Dio, eterno Amore. Eppure, sapendoci vulnerabili, all’Eden ci ha sostituiti una piccola ma sicura fortezza: la Chiesa con i Suoi Sacramenti, fortezza d’Amore, ed una unica vera autorità vicaria, il Papato. La sola idea di voler “convincere” su altro, come farebbero i Sadducei nostrani o i Sofisti o i Simoniaci di ogni epoca, già solo questo dovrebbe tenerci lontani per l’inganno che porta con sè di non essere di Dio, per Dio e con Dio della Conversione al Bene Supremo; e non può valere per noi che sappiamo cosa vuol dire partecipare santamente e con Fede Ardente alla “remissione dei peccati“, alla “resurrezione della carne“, alla “vita eterna“; e che Gesù, in Cuor Suo, sapeva che il Suo Gesto Estremo di morire e resuscitare era PER MOLTI ma non PER TUTTI. Questi sono fatti enunciati da Gesù e pronunciati nell’Atto Costitutivo dell’essere Cristiani nella Chiesa Una Santa Cattolica, Apostolica e Romana; a cui, non solo io, grazie al Cielo, ma miliardi di cristiani nel mondo “credono” con Fede, Speranza e Carità. Ciò vale, ovviamente, per tutti coloro che sanno quanto conti e quanto costi essere figli di Dio, secondo lo stato di cristiani dato dal Battesimo e confermato con il Sacramento della Cresima -ma anche e soprattutto come gente di “buona volontà” messa alla sequela di Gesù e dei Suoi Sacramenti- il nostro “concorrere” e “voler concorrere” con scienza e coscienza alla felicità eterna per essere nel Regno di Dio attraverso la nostra diretta “Conversione” alla Salvezza, che Gesù ha riscattato al Padre, per noi, morendo sulla Croce. Nella economia della salvezza la sofferenza innocente è un tesoro immenso che salva dall’Inferno chi da solo non ce la farebbe. Gesù con il Suo calvario ha redento chi crede in Lui e si Converte; ed il dolore degli innocenti serve ad ottenere le grazie di converzione affinchè i peccatori si volgano a Gesù. Il dolore innocente agli occhi di Dio è un merito; e chi lo subisce ne ricevera’ una ricompensa eterna. Padre Pio affermava: “quando sei sulla croce è propio allora che sei sicuro che Dio ti ama”. San Francesco asseriva dire: “è talmente tanto il bene che mi aspetto, che ogni pena mi è di diletto”.

Piccole pillole si saggezza cristiana, sì, che mi sento di condividere con chi vuole, fra voi, considerandole nella loro forma balsamica; e che ancora una volta mi hanno fatto capire, nonostante i ripetuti reprimenda e ammonimenti fraterni ricevuti, nemmeno tanto tempo fa, di essere molto, ma davvero molto lontano da un qualsiasi barlume di salvezza. E lo dico nonostante i tanti appelli che si fanno alla Misericordia di Dio, a cui credo occorra affidarsi pienamente, ma in totale buona Fede; e non se vogliamo fare i furbi, che intanto veniamo stanati subito. E credetemi, non credo che in questo ci possano essere una Conchiglia o una simbolica croce di Dozulè o una sequela di apparizioni a Medjugorie, o molti altri mistici e carismatici recenti, ancorchè ispirati o divinamente benedetti, che possano scovare così a fondo nel nostro animo ciò che impedisce un cambio di rotta e di marcia verso il Signore; o ciò che si prova di fronte ad un Sacerdote di Dio che ti rimanda ad un approfondimento del tuo stato di “fedele” cristiano e più ancora di “credente“. Io, infatti, che volevo in coscienza e desiderio accedere al livello più alto e autentico di “imitatore” di Cristo, ora sono stato richiamato a confrontarmi con l’unica Legge di Dio che ci pone di fronte ai Sacramenti, per un altro appello, senza se e senza ma. E cosa può aiutarmi di più dei Precetti?

Ritorniamo, ora, ai fatti che mi hanno portato nel pieno significato del valore di Amore, intrinseco ai Sacramenti stessi e al concetto di Regno di Dio.

Appena uscito dal confessionale mi sono allontanato rattristato e umiliato, ma non privo di “speranza“. Tanto che sono andato errando per l’argine di un fiume, nel mezzo di camin di nostra vita direbbe il poeta, in cerca di un Consiglio Divino -non di una via di uscita- affidandomi allo Spirito Santo e ai Suoi Doni Sovrannaturali; tenendo fra le mani la coroncina del Rosario che già fu del compianto don Luigi Villa e che ho riempito di santini, medagliette e segni di devozione per ogni evenienza; magari per un evento inatteso e difficile da affrontare, come quello in cui sono precipitato ed in cui mi trovo, mio malgrado.
San Paolo, nel magnifico e sempre eterno Inno alla Carità (che qui riporto in una versione cantata),

ci riporta di fronte alla nostra miseria umana…. Che è quella di tutti: ignoranti e sapienti, diseredati e re, proletari e potenti… soprattutto quando crediamo di sapere e possedere tutto; anche quando indossiamo un saio, o crediamo di aver individuato una luce, un riferimento carismatico; anche quando profetiamo, indaghiamo ricercando fra gli arcani più profondi della vita e pensiamo di aver centrato la chiave di volta per leggere fra le righe le verità non dette, o tenute celate da chi avrebbe dovuto rivelarle; o di avere la scienza infusa per insegnare agli altri ciò che oggettivamente (o meglio soggettivamente) riteniamo essere giusto e doveroso sapere.

Eppure, il sottoscritto, pur vivendo come SOLDATO DI DIO (‘questo’ in quanto cresimato); e, avendo sempre molta sete di Gesù, di sapere e di conoscenza (Dio solo sà la passione che ho messo in escogitur ed il sostegno che ho avuto anche da Fabio Massimo e Daniela, mai ho fatto mancare nel mio sito riferimenti diretti al Vangelo (interamente pubblicato) e alle parole chiave di Salvezza; eppure, da qualche tempo mi sono dato una missione primaria ed indispensabile per la mia diretta Salvezza: avvicinarmi all’Eucaristia, se possibile anche tutti i giorni, cercando di alimentare così il fuoco d’Amore e di Verità per una sana battaglia, per la conservazione della Fede più che per gli sforzi di Ricerca e Conoscenza; e, questo con il proposito di rimanere, con l’aiuto di Maria Santissima, Sacra Arca, nonchè Santo Tabenacolo e Tenda, il più possibile, in Stato di Grazia; dandone testimonianza, per quel che conta, come “servo inutile”. Le Due Colonne che ho eletto ad àncora per la mia salvezza e che valgono anche per la Santa Chiesa ed il Papato, come fu rivelato in sogno a Don Bosco, altri non sono che Gesù Eucaristia e Maria Ausiliatrice e Corredentrice su cui si costruisce tutto l’impianto della Fortezza d’Amore e dei Sacramenti Divini per il Regno. Anche questa considerazione può sembrare quasi insignificante se la si legge con gli occhi della “normalità”. Ma per me è stato finora tutto altamente conflittuale, visto gli studi e la consapevolezza che la Chiesa sta vivendo un atroce periodo di aridità dovuto alla presenza nella stanze papali di un anticristo. E dopo aver vinto le accuse di “alto tradimento”, ho preferito credere che in quel Tabernacolo, comunque, ci fosse Gesù Eucaristia e che il Confessore fosse un figlio di Dio portato al Sacro Ordine e con l’autorità a Confessare i miei Peccati. Resta di fatto che per me la celebrazione Eucaristica resta “non una cum“, ossia non in comunione con Francesco che considero a tutti gli effetti un Falso Agnello, un Antipapa, un “impostore”. E lo dico con grandissimo rammarico.
Non avete idea, in questo bailamme, quanto mi abbia aiutato ancor più, in ciò, seguire i Consigli di Maria Santissima di partecipare ai primi 5 Sabati ed i primi 9 Venerdì di ogni mese. Tanto quanto il tempo per preparare una gravidanza. Ed ora sono più che mai tormentato dall’idea di non esserne stato degno, nonostante le grazie ricevute nel frattempo e la Fede nel Progetto di Dio.
A pochi giorni dal parto (il 4 aprile dovrei completare i 9 primi venerdì), ricevo questo bollettino medico da far rabbrividire chiunque finora si fosse considerato sano di costituzione e lontano da ogni possibilità di contrarre un male: devi mettere ordine alla tua vita per far vivere ciò che è dentro di te! Ora è davvero una corsa contro il tempo (ne avrò altro?) e contro la mia accidia, inerzia, avidità, presunzione di salvarmi senza meriti. E vi assicuro, nonostante conosca il peccato adamitico e cainita di cui fa menzione Don Guido; nonostante conosca le malefatte della massoneria bianca, nera, azzurra, rossa; il signoraggio bancario, le scie chimiche, le modificazioni genetiche e l’avvelenamento di ciò che mangiamo, la big farm, il plagio emozionale, il controllo mentale, il marchio della bestia,… qui, per me, ora, si tratta di vincere i miei istinti conservativi e la logica razionale del mondo che mi vorrebbe “normale” per non partorire un cadavere putrefatto; sapendo bene che ciò accade non dopo una vita di malefatte, inciampi, errori, cattiverie o di sotterfugi già confessati ed emendati dal buon cuore di Dio; bensì dopo nove mesi di una gravidanza desiderata (i primi nove Venerdì del mese) e sempre tenuta sotto le dovute cure e attenzioni che mi sono state date per accrescere le mie grazie e le mie virtù dalla Madre di Dio nella sua Intercessione: che sono stati i messaggi delle apparizioni di La Salette, Lourdes e Fatima, queste sì riconosciute dalla Chiesa, e che credevo di conoscere abbastanza a fondo.

Ma ancor di più, decidere di interrompere la Convivenza, fino a che non si arriva ad una decisione definitiva, radicata nella logica dei Sacramenti; vivendo per ora come “fratello e sorella” con la mia compagna, ossia separati da due letti e in castità. E lei stessa ha deciso di riaccostarsi al Confessionale dopo aver assistito con me, la sera del Venerdì 4 aprile al momento di Comunione con cui ho concluso (ma non è detto che non continui) il mio ciclo minimo di accostamento ad una pratica opportunamente riaffermata da Maria e che mi ha riempito di gioie, gratificazioni, doni ed entusiasmo. Nelle celebri rivelazioni di Paray le Monial, il Signore aveva infatti chiese a Santa Margherita Maria Alacoque che la conoscenza e l’Amore del suo Cuore si diffondessero nel mondo, come fiamma divina, per riaccendere la carità che languiva nel cuore di molti. Una volta il Signore Dio Nostro, mostrandole il Cuore e lamentandosi delle ingratitudini degli uomini, le chiese che in riparazione si frequentasse la Santa Comunione, specialmente nel Primo Venerdì d’ogni mese. E Gesù fece le seguenti promesse per i suoi devoti:

  1. Io darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato
  2. Metterò e conserverò la pace nelle loro famiglie
  3. Li consolerò in tutte le loro pene
  4. Sarò loro sicuro rifugio in vita e specialmente in punto di morte
  5. Spanderò copiose benedizioni su di ogni loro impresa
  6. I peccatori troveranno nel mio Cuore la sorgente e l’oceano infinito della misericordia
  7. Le anime tiepide si infervoreranno
  8. Le anime fervorose giungeranno in breve tempo a grande perfezione
  9. La mia benedizione poserà anche sulle case dove sarà esposta ed onorata l’immagine del mio Cuore
  10. Ai sacerdoti io darò la grazia di commuovere i cuori più induriti
  11. Le persone che propagheranno questa devozione, avranno il loro nome scritto nel mio Cuore e non ne sarà cancellato mai
  12. A tutti quelli che, per nove mesi consecutivi, si comunicheranno al primo venerdì d’ogni mese, io prometto la grazia della perseveranza finale: essi non morranno in mia disgrazia, ma riceveranno i Santi Sacramenti (se necessari) ed il mio Cuore sarà loro sicuro asilo in quel momento estremo.

La dodicesima promessa è detta “grande”, perché rivela la divina misericordia del Sacro Cuore verso l’umanità. Queste promesse fatte da Gesù sono state autenticate dall’autorità della Chiesa, in modo che ogni cristiano può credere con sicurezza alla fedeltà del Signore che vuole tutti salvi, anche i peccatori.

Ora, letto bene ciò che Gesù promette a chi gli è fedele, serve a qualcosa, quindi, approfondire i carismatici ed i loro dettami? serve qualcosa diventare paladini di messaggi, tanto meno confermati dalla Chiesa? serve a qualcosa prendersela con i Papi veri o presunti “falsi”? serve a qualcosa riconoscere il “sedevacantismo apocalittico” o combatterne l’idea a pugno chiuso, se poi, in realtà la questione è solo intenderci se la Chiesa e i Papi che si sono succeduti dal 1958 ad oggi hanno compreso il rischio cui incorrevano i cristiani con la perdita delle fortezze d’Amore e del significato dei Sacramenti? serve qualcosa combattere stringendo il coltello fra i denti contro i nostri nemici della stegocrazia e della debitocratica imperante, se stiamo perdendo per prima cosa la nostra anima, lasciata nelle mani del qualunquismo spirituale e delle “armi di distrazione di massa“? serve a qualcosa prendercela con i nostri antagonisti ignoranti asserviti al potere e magari sfogarsi in internet, lasciando che il tempo corra e che le anime delle persone a noi care vadano incontro alla rovina più completa? Se, infatti, per prima cosa non sappiamo lottare con le nostre debolezze ed i nostri VIZI CAPITALI; se ci dimentichiamo e non ci accorgiamo delle nostre “inadempienze” formali e sostanziali di fronte ai Sacramenti; se non sappiamo più riconoscere la natura divina dei Comandamenti; se non sappiamo più Amare il Prossimo come noi stessi, cosa potrà mai restare di noi e dell’idea che abbiamo ricevuto di Chiesa e comunità dei santi? La leicità della convivenza, anche se non in forma ufficiale, da parte di organismi della Chiesa, è un gravissimo peccato che si consuma nella società odierna nelle forme più abiette: matrimonio civile, coppie di fatto gay, coppie di fatto, fidanzatini alla prima esperienza supportati da genitori accondiscendenti, amanti, separati in casa, disperati alla ricerca di un amore facile; ma anche l’aborto (come onda lunga della Rivoluzione antica) di un figlio indesiderato; l’uso e spropositato di anticoncezionali e la rinuncia ad avere figli; la scelta di vivere l’esperienza di coppia prima del riconoscimento religioso del matrimonio o addirituttura “fuori” dal matrimonio non gode più dei dovuti e leciti reprimenda dei Confessori e delle “donnine di popolo” che sono sempre stato un sicuro baluardo per la protezione dal peccato. E forse è uno dei primi grandi mali che possiamo compiere contro i Sacramenti. Anzi nella sua normalità, accettata a tutti i livelli, la Convivenza ti aggredisce fin dentro l’anima ed in ogni frangente della vita, facendoti credere che superato il trauma iniziale delle dicerie o della “compatibilità caratteriale” -per quei pochi che ancora se lo pongono come un “superare il Rubicone della morale”- poi diventi una scelta fondamentale e socialmente condivisibile, a dispetto della morale. Una scelta che ti fa sentire libero, realizzato, autosufficiente, forte come un dio. Ma non ci si accorge che a quel punto tutto si porta davanti ad una voragine priva di vergogne e ogni cosa “ti risulta” permesso e carico di “illusioni”. Si passa dal Vizio al Peccato, dalla Superbia alla Lussuria fino a perdere ogni nozione di “limite”. Ci si separa dai doveri di figlio, di padre, di fratello e si mina senza saperlo, la stessa società umana fondata sui Sacramenti. E’ la vita, direbbero in molti. No, è la morte di Dio, dico io. Ribadiscono gli altri: è già così difficile ogni cosa: trovare una compagna o un compagno, avere un lavoro, ricavarsi un piccolo reddito e avere dei momenti di felicità. E cosa fai, se poi trovi casa e nemmeno vicino al luogo dove vivi o dove risiede il partner? I tempi cambiano già, ed i Sacramenti diventano un business che soddisfano mamme, nonne e parenti. E qualche ragazza che si è trovata un “buon partito” con cui convolare a nozze.

Ma insomma, di cosa parliamo, dunque, quando chiamiamo in causa la Fede ed i Sacramenti? Se crediamo all’Amore e reputiamo che il partner sia quello giusto, con i Sacramenti siamo ben assistiti in tutti i casi. A che serve procastinare la convivenza “clandestina” se si è decisi di amarsi per tutta la vita? Non è il caso piuttosto di cominciare a compiere un percorso comune con obiettivi decisi e ben delineati? La mia situazione è molto chiara e si va chiarendo sempre più: le maglie che Dio mi ha messo a disposizione, in questo lungo periodo di discernimento, sono assai strette e filtra ben poco dei miei Vizi e dei miei Peccati. Tutto resta nel setaccio ed ho modo di vedere ogni cosa con lucidità incredibile. Per la mia Salvezza non servono, quindi, Conchiglia, la Valtorta, l’Agreda o Medjugorie, e forse nemmeno servirebbe credere a Lourdes, LaSalette e Fatima, se poi non si resta fedeli e non si ottemperano ai Sacramenti. Tano meno se non sussiste una sana e santa lucità nel discernimento. Forse che a me e a molti cristiani di ogni epoca siano già servite, servono o serviranno altri shock o altre vie “traverse” per raggiungere la consapevolezza della Verità? Mettiamola pure così: servono sì a smuovere le acque, ad avvicinare alla Verità, passando da tante altre piccole verità; ma non servono a chi è già entrato nel recinto Sacro della Chiesa; non servono se a gestirle sono, di fatto, coloro che vi si sono appena avvicinati alla Religione, con spirito, sì, volenteroso, ma senza alcun appiglio (come fu invece per san Paolo ed altri Santi “estremi e battezzati da Dio stesso”) alle strutture d’Amore che sono le Fortezze dei Sacramenti, vissuti anima, corpo, spirito, mente e forza morale. Il Vangelo mi ha dato tutti gli strumenti per il miglior discernimento, confermandomi nei Sacramenti“. Sono 2000 anni che contribuisce alla crescita civile e religiosa delle comunità umane. E mi basta! Ci dovrebbe bastare. Ne ho parlato con la mia compagna. Il nostro amore ha retto bene al contraccolpo, nonostante la richiesta di condividere il sacrificio di rimanere momentaneamente separati carnalmente. La gente in definitiva non capisce che il Vizio non è solo la Lussuria, ma anche la Gola, anche la Superbia, anche l’Accidia. Comunque, per quanto mi riguarda il giorno lunedì 31 marzo torno al Confessionale riedificato e rafforzato nell’Amore per Dio. La sera prima era andato in onda una puntata del film sulla Bibbia e ci parlava dei due veri Unti del Signore: Saul e Davide. E di come entrambe, pur amati da Dio e disponendo di tutte le Grazie possibili ed immaginabili abbiamo contraddetto Dio con il loro comportamento errato, abbandonandosi al Vizio. Sò che ci sono e ci saranno assalti tumuluosi da parte dell’omicida antico, perchè a lui queste scelte non sono mai piaciute; e sà come rendere dura ogni scelta cara a Dio. Ora devo solo decidere se le resistenze della mia donna a partecipare alla correzione dei suoi Vizi, che ci tengono spesso lontani ai cuori, concorreranno ad una mia ulteriore scelta di vita o se serviranno a rendermi paziente e amorevole strumento di Dio per la sua Salvezza. In parte, comunque, i giochi sono fatti! Ho cominciato a prendere consapevolezza che la prima correzione comincia da noi stessi, dall’abbandono dei nostri Vizi.

Ci è di conforto in questo frangente il Catechismo “in breve” (per noi che siamo ancora consapevoli dei nostri limiti, della nostra debolezza carnale e della nostra ignoranza, detta con Socrate e Sant’Agostino) la Chiesa Maestra ci insegna cosa basta conoscere per essere buoni cristiani e figli di Dio. E stiamo parlando di:

1) il Credo – Simbolo (Symbalum, che unisce) Apostolico, o professione di Fede;
2) il Padre Nostro (preghiera che Gesù stesso ci ha insegnato);
3) i 7 Sacramenti (compreso l’esercizio, l’impegno e l’otteperanza);
4) i 10 Comandamenti (in caso di distacco, confessione per rientrare nella Grazia di Dio);

E se possibile, come suggerisce San Giovanni Bosco:
5) i Opere di Misericordia Corporale e Spirituale.

Mi è di conforto il Rosario, ed in questo periodo di Quaresima anche la Via Crucis, il Digiuno, che don Valter celebra ogni Venerdì per i bambini e gli adulti.

Ciò non toglie che non sia bello, poi, anche approfondire e dialogare fra amici per scoprire la Verità nelle sue componenti. Ma senza la Verità Integrale manifestata attraverso il Sacrificio Redentivo di Gesù, e l’ottemperanza ai Sacramenti, sarebbe impossibile per ognuno, il Mistero della Incarnazione, della Salvezza e persino delle Iniquità. Senza questo passaggio potremmo rimanere in eterno inermi e nudi, anche di fronte a tutte le piccole verità che andiamo a cercare a destra e a manca che non siano irrorate dal Sacrificio Irruento della Croce. E sempre con questo “segno” di Amore, non ho rinunciato affatto all’idea di costruire con Francesca e con voi tutti i Borghi Eucaristici ed Agricoli di Xenobia, magari allargando l’idea a tanti immigranti, indigenti o famiglie con gravi disagi economici: i cosiddetti “ultimi”, per intenderci, così prossimi a noi. Questa però è tutta un’altra storia che forse non ha nulla a che fare con la Salvezza o che forse già ci introduce all’idea di Regno di Dio e di Conversione, lontano dalle Matrici “tossiche” di Mammona e dai Sistemi di Inganno. E per chi conosce LA VERITA’ che è Gesù, in quanto VIA e VITA, cosa altro è oggi più importante e magnifico che contemplare e vivere al Suo fianco il nostro CONIUGIO? Con Lui che è inizio e fine di tutte le cose, la nostra vita diventa fondamento di altre vite nascenti e converse. E con Lui, vivere l’Eucaristia, ed in “Stato di Grazia” assistere chi è nel dolore, nel dubbio, nel peccato, nelle angosce, nelle tribolazioni, nella carestia, nella crescita, nella ignoranza (sì certo che va combattuta ma con parole di amore), nella indigenza; ma anche chi vive terrorizzato fra i rumori dilanianti delle guerre che avanzano e divorano tutto e le assordanti chimere mondialiste e consumistiche, che ci rendono schiavi anche nel nostro impegno e nelle nostre idee del mondo. Perchè un SOLDATO DI DIO è nel mondo, ma non del mondo.

Si capisce che mentre navighiamo in questa vita di mortali siamo attratti da mille cose che possono distrarci, per quanto nobili, come un buon lavoro ed un titolo di studio; come anche da miriadi di ragionamenti ed affermazioni personali che possono farci sentire più sicuri e fermi. Ma perché, prima, non metterci a posto con Dio nelle piccole cose (Messa, Rosario, Preghiera, Sacramenti, buone Opere, Virtù, mortificazione della lingua, se possibile…) che al cospetto della Salvezza sono infinitamente più grandi e gratificanti di tutte le altre scienze e di tutte le altre nostre aspettative? Perché non mettiamo in pratica il così elementale e “ordinario” Vangelo? Perchè non mettiamo tutto noi stessi, anche come unico corpo coniugale e unica mente, unico cuore, alla sequela di Gesù Cristo?

*Vizi Capitali (se recidivi, portati avanti nel tempo e non confessati, o ritenuti solo vizi “normali”, possono diventare nella loro persistenza Peccati Mortali)

  • superbia (cupidigia della mente o desiderio irrefrenabile di essere superiori e senza inganno; eletti ed unti nel nome di una entità non ben definibile fino al disprezzo di ordini, leggi, regole rispetto altrui);
  • avarizia (scarsa disponibilità a spendere, amministrare, acquistare favorti e a donare ciò che si possiede per equa condivisione di beni);
  • lussuria (convivenza o desiderio irrefrenabile del piacere sessuale fine a sé stesso, non finalizzato alla procreazione e persino omicida);
  • invidia (tristezza per il bene altrui, percepito come disgrazia per se e male proprio. Tale idea di sfortuna è disperazione della salvezza);
  • gola (meglio conosciuta come ingordigia, è subdolo abbandono ed esagerazione nei piaceri della tavola, del fumo, del bere, e non solo);
  • ira (irrefrenabile desiderio di vendicare con violenza un torto subìto è anche forte segnale di disarmonia interiore e lontananza di cuore);
  • accidia (torpore malinconico, inerzia nel vivere, nel comprendere i valori essenziali della vita, sottraendosi dal compiere opere di bene).

Vi saluto tutti con l’amore di sempre.

ps Ninive fu risparmiata perché ci furono intense preghiere a Dio da parte di tutto il popolo peccatore; vestiti di sacco, pentiti, ottennero la Misericordia.

Il cuore della vita: “Non è concepibile un cristiano che non preghi. Per chi crede e ha fede, pregare è un bisogno. L’uomo che prega è sereno, non si lascia prendere dalla sfiducia, non si smarrisce nella prova, si sente vicino a Dio. Ogni uomo cerca pace e la felicità. La preghiera è esperienza che dà sicurezza e serenità. E’ necessaria per osservare la legge di Dio. E’ luce per capire se stessi, è aiuto per affrontare meglio le difficoltà della vita, è stimolo per vivere nella speranza. La preghiera è il cuore della vita cristiana. E’ l’olio che alimenta la lampada della fede perché illumini il cammino del credente. E’ un rapporto particolare e personale con Dio che rende l’uomo convinto della propria piccolezza.”

Conclusione del trattato. I bambini riconoscono la propria piccolezza. Sanno che hanno solo da imparare e mai si sognerebbero di insegnare agli altri. L’adulto rifiuta gli insegnamenti che non concordano con la propria formazione mentale. Spesso l’adulto, considera la propria formazione la migliore; e, se confrontata a quella altrui, sente sempre l’obligo di puntualizzare i punti di forza delle sue considerazioni. Se un adulto è deformato, non lo saprà mai e considererà la propria formazione la più sana, a prescindere.
Un bambino ascolta per imparare, non per insegnare.
Un bambino pone domande solo per sapere ; non pone domande maliziose con l’intento di trovare cavilli per criticare le risposte.
Un bambino sa che ha tutto da imparare, l’adulto arrivato ad un certo punto vive con la pretesa di aver capito tutto e meglio di tutti.
In definitiva chi sà fa. Chi non sà insegna. Tenuto conto che per insegnare è sufficiente sapere, per educare occorre “essere” un vero uomo o una vera donna.

Gesù ha “riconquistato” per noi, morendo sulla Croce, la leggittimità di definirci Figli di Dio, aprendo così -con il Battesimo, l’Eucaristia e la Redenzione dal Peccato Originale- le porte del Paradiso e la visione del Regno; concedendoci, se possibile, sprazzi di felicità “non egoistica e avida” in questa valle di lacrime.
Gesù Salva, dunque! Ma solo coloro che vogliono essere salvati! Per questo ha stabilito con uomini e donne di buona volontà che si affidano a Lui e ai Doni preternaturali (Fede) la Nuova ed Eterna Allenza; riconfermandoci nella Legge Naturale che il Padre consegnò a Mosè (Decalogo o 10 Comandamenti); e riaggiornandola, attraverso la Sua Incarnazione-Morte-Resurrezione con il Comandamento dell’Amore attraverso Le quali ha sconfitto la morte. Perchè: tutto ciò che farete ad un vostro simile è come farlo a Me; e ognuno ami il prossimo suo come se stesso! Dio per la prima volta è venuto al mondo per mostrarSi in “immagine e somiglianza” a noi, privo del Peccato Originale.
Questo Ordine Naturale si regge e struttura sui Sacramenti! E a corpo di questo “Stato delle Cose” ha posto la Chiesa Santa con il Papato (sua parte “anatomica” insostituibile), Vicario visibile di Gesù Cristo, Nostro Signore, Redentore e Salvatore; ma anche l’Ordine Sacro e la “cellula base di ogni società” costituita dalla idea santa della Famiglia. L’introduzione dell’Aborto è la strage perpetuata degli Innocenti; parte integrante della DEMONcrazia voluta dall’omicida antico che ha voluto togliere di mezzo il Salvatore esponendolo sulla Croce; così che fosse più facile portare le stesse anime lontano da Dio e a domandarci perchè il Creatore permette ciò; è anche questa impavida domanda la risultante della disgregazione dell’Ordine Naturale in corso, perchè è il segno della nostra Fede debole e talvolta assente che arriva in forma di Abominio della Desolazione anche “là dove non dovrebbe stare”. Non siamo infatti allineati con il Volere di Dio, con lo Spirito Santo se crediamo di poter anteporre la nostra idea “Immanente” del “possibilismo” a quella Trascendente della Salvezza. Siamo disallineati rispetto alla Vera Battaglia; ma anche alle strutture morali, alle virtù e ai Segni Celesti che Dio, nella Sua Triplice Persona, ci consegna ogni dì: “Io sono alla Porta e busso”. Oggi non dovrebbero solo spaventarci l’apostasia, la sospensione del sacrificio, la perdita di logica, il decadimento dell’amore e la catarsi della retta ragione. Dovremmo rimanere sbalorditi e attoniti di fronte al mutamento genetico e antropologico del nostro senso della meraviglia; e dell’alienamento della nostra essenza umana, spirituale, psicologica e simildivina che ci rende sempre più simile alle bestie.

La battaglia di DOTTRINA non funzionerà mai se non cominciamo a cambiare noi stessi. E spesse volte questa battaglia comincia dalla santificazione della nostra vita quotidiana. Conosco pochissimi esempi di persone che inforcando l’apologetica possano dirsi minimamente “nel”, “del”, “con” e “per” il Vangelo. Per quanto riguarda Dio possiamo sì avvicinarci a Lui, ma senza spingerci oltre quel certo punto; perchè, nell’ostinato voler approfondire la conoscenza di Dio potremmo anche perdere l’equilibrio, o, peggio ancora cader vittima degli spiriti di iniquità, che pure esistono e possono fare prodigi ed ingannarci. Ammiro la Creazione, sento l’opera delle Sue mani, amo la Sua presenza; ne sento la bellezza e percepisco il senso delle strutture molecolari ed essenziali di ogni cosa, nonchè la Maestosità, la Misericordia, la Potenza Creatrice-Redentiva del Dio Trinitario. La nostra logica, la nostra intelligenza, anche la cultura teologica profonda non é mai sufficiente per comprendere e raggiungere Iddio. Non Lo si può spiegare.
I Presìdi di cui parlo sono le nostre attività lavorative, intellettive, industriali, religiose, operative, organizzative, agroalimentari che non devono più svolgersi nel contesto delle quattro mura, ma all’aperto, sui campi, in mezzo alla natura e nei luoghi dove viviamo, dove celebriamo la nostra Fede e concretizziamo la Carità; dove cresciamo ed educhiamo i nostri figli ad Amare Dio. A quel punto vedrete tutti a che livello arriveranno i Vessilli della Regalità Sociale di NSGC. Abbiamo bisogno forse di un nuovo medioevo? Ben venga. Ci serve essere umili.

Hanno disperso …la Verità: o meglio “l’evidenza”, che è il presupposto per “vederla” 

“Alla scuola di Gesù”: un grande Catechismo per i piccoli, senza bisogno di pagliacciate…

da Agere Contra

Alla scuola di GesùIl testo che segue, che riprende e consiglia il libro a lato sembra giungere provvidenziale. Esso insegna la Tradizione ai piccoli e dimostra come sia semplice la sana Dottrina Cattolica che non ha bisogno di scadere in pagliacciate o peggio per essere compresa e diffusa, fin dalla tenera eta…

Segnalazione di Pietro Ferrari

di Luca Fumagalli

E’ ancora possibile educare cristianamente la gioventù? E’ questa la grande sfida che propone la contemporaneità a tutti gli adulti che, nei rispettivi ruoli, hanno a cuore la crescita umana e spirituale dei ragazzi. In un mondo sempre più appesantito da stimoli costanti ed eterogenei è facile perdersi in vicoli ciechi e affrontare schizofrenicamente la quotidianità. Si fatica a discernere, a distinguere ciò che è bene o male, ciò che è giusto o sbagliato; tutto sembra appiattirsi lungo un orizzonte che annulla le differenze. Ma questa supposta neutralità è un male che sradica qualsiasi sana aspirazione umana, compresa la più alta, l’anelito a Dio.

Allo stesso modo è innegabile che anche l’educazione cristiana sia stata preda, negli ultimi anni, del fascino perverso del mondo moderno. Basta sfogliare qualche Catechismo di recente edizione per entrare in una sinistra galleria degli orrori dove la certezza della Fede è tramutata in qualcosa di liquido e mutevole. Si parla genericamente di amore, dialogo e rispetto, ma tutta la Dottrina viene ridotta ad un sentimentalismo dalle preoccupanti tinte agnostiche.

Se è evidente che il legame con il cristianesimo per i ragazzi che si preparano alla Prima Comunione e alla Cresima è quasi totalmente di natura affettiva – e non potrebbe essere altrimenti data l’età – ciò non deve comunque escludere uno studio accurato dei punti fermi del Credo Cattolico, necessari per l’anima del fanciullo almeno come lo è il seme per generare una bella e rigogliosa pianta.

In questa prospettiva educativa si situa il Catechismo per fanciulli del meritorio CLS, Centro Librario Sodalitium (www.sodalitium.it), da tempo impegnato nella diffusione in Italia e all’estero della buona cultura cattolica. Il libro, intitolato “Alla scuola di Gesù”, è una ristampa anastatica di un’opera degli anni sessanta e contiene le nozioni di base della Religione Cattolica che il bambino deve conoscere per accostarsi coscientemente a questi sacramenti. E’ strutturato in trentotto lezioni con le domande del Catechismo minore di San Pio X, varie storie, delle belle illustrazioni a colori e un fioretto da fare. Sul secondo volume, chiamato “Quaderno Attivo”, ad ogni lezione sul corrisponde un esercizio con domande, risposte e immagini da colorare. Utile per catechisti, genitori e tutti coloro che hanno a cuore la formazione dei ragazzi secondo lo spirito di Cristo e della Chiesa Cattolica: una perla rara da non farsi sfuggire.

Luca Fumagalli

Alla scuola di Gesù. Catechismo della Prima Comunione e della Cresima (conQuaderno Attivo), Verrua Savoia, Centro Librario Sodalitium, 2013. Prezzo: 8 Euro.

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Voi che non conoscete Dio ed il Suo Regno: preparatevi e state pronti!

Vi sottopongo in questa nuova sede un quesito che mostra quanto siamo soggiogati dalla mentalità del mondo. I manipolatori della coscienza di Dio, infatti, ci impongono una nuova coscienza che chiamano libertà di rifiutare Dio e di vivere secondo nuovi parametri “prestabiliti” da un nuovo ordine mondiale; che ci fanno credere sin da bambini, che Egli, Iddio, non controllerebbe neppure il Male; e che quindi non è di per se Onnipotente e, semmai, potrebbe anche non esistere e non essere mai esistito. Se non fosse per Gesù che è storicamente esistito, ed il Vangelo (che pochi, in realtà hanno letto 😉 ) potremmo quasi arrivare a dare ragione a quei molti (che ora sono la maggioranza anche fra i cristiani ed i cattolici, che insinuano persino Dio sia lo “strumento” con cui antichi potentati mantenevano l’ordine ed il controllo sui popoli (il cosiddetto “oppio”). Ma, eccone una dimostrazione di come sia facile impressionarci e farci credere che possiamo essere indifferenti al Bene e lasciare che siano gli altri, i più attrezzati e organizzati economicamente, politicamente, culturalmente, socialmente, scientificamete a vincere sul nostro cuore, la nostra mente, la nostra anima, il nostro spirito. In questo breve filmato, cui seguirà un eloquente commento di Donpa sulla Nuova Gerusalemme ed i “servi del Signore” che vengono uccisi purque non portino la verità ai piccoli, osserviamo insieme come la tendenza a rimettere tutto in discussione, Dio compreso, noccia alla nostra stessa natura di essere di aiuto agli altri per il bene generale; e che alla fine, ogni dubbio ingenerato e indotto, non ha di per se senso e viene smentito con la logica della Fede. Perchè basta un minimo di ragionevolezza, grande come un granello di senape, per comprendere che Dio si re-invera ogni volta che lo chiamiamo in soccorso:

Gesù in Mc 4,1-2 ci illustra la realtà dinamica del «regno di Dio» – da intendersi come esercizio del regnare attraverso tre immagini relative all’attività della semina: la celebre parabola del seme caduto su diversi tipi di terreno (cf. Mc 4,3-20) e poi quella del seme che cresce spontaneamente e quella del piccolo granellino di senapa. Per dirla alla romana: cogliamo i senso del Regno, il bene che porta a noi e agli altri e damose da fà!

«Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra: dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa». Ecco la grande fede di Gesù in Dio, che deve essere anche la nostra fede: ciò che conta è seminare il buon seme del Regno, essere già nella Vigna del Signore, ossia predisporre tutto nella propria vita affinché il regnare di Dio possa iniziare a manifestarsi nella storia. Fatto questo, occorre dimorare nella pace, «poiché la terra produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco nella spiga». Non serve che ci diamo un gran da fare nel tentare di convincere gli altri delle nostre pur sincere intenzioni, se già non siamo del Regno e non siamo ancora pronti a dare testimonianza del Regno e presentarci come uomini del “futuro” incardinati nella Parusìa del Signore. Il contadino che han gettato il seme, il più piccolo che sia il seme o l’operaio, se è ricco di fede e di ingredienti (con una coscienza di dio e del Creato ed un DNA non manipolati geneticamente, proprio per la loro stessa natura insomma, perchè direttamente riconducibile al Pensiero di Dio che li ha generati è anche Via, Vita, Verità, Parola di Dio, Opera di Misericordia, di Carità e di Pietà cristiana, Operatrice di Bene e di Pace; e per questo non deve preoccuparsi, non deve intervenire per misurarne la crescita, perché minaccerebbe i germogli: il tempo della mietitura – ovvero l’ora del giudizio finale (cf. Gl 4,13) – verrà certamente, ma non per il suo operare, bensì per dono di Dio, che fa crescere il Regno e prepara l’ora della sua piena manifestazione (Parusìa). Anche in questo Gesù è il nostro modello: la sete del regno di Dio era la ragione profonda della sua esistenza ma, una volta annunciato il Regno con franchezza, Egli non si è preoccupato dei risultati immediati; anzi, ha accettato persino di essere rifiutato e messo a morte, identificandosi con il chicco di grano caduto a terra, che deve morire per portare molto frutto (cf. Gv 12,24).

Nell’altra parabola Gesù paragona il Regno a un granellino di senapa: è il seme più piccolo che esista eppure, una volta seminato, diventa un arbusto con «rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra» (cf. Ez 17,22-24). Ecco qui lo sviluppo straordinario del seme, sulla contrapposizione tra la sua piccolezza iniziale e la sua grandezza finale. Il regno di Dio ha una sua forza invisibile ai nostri occhi, è vivo ed efficace come la sua Parola (cf. Eb 4,12), ma questa potenza si manifesterà solo alla fine della storia. Con questa immagine Gesù non mira a consolare i credenti che vivono un oggi scoraggiante, assicurando loro un avvenire grandioso, ma vuole spiegare il senso positivo già presente nell’oggi: non è l’albero che dà la forza al seme, ma è il seme che con la sua potenza vitale si sviluppa in albero! Così accade per il Regno: nell’oggi dei credenti appare come una realtà piccola, ma alla fine dei tempi sarà manifestata la sua grandezza. La parabola rivela dunque che i criteri della grandezza e dell’apparire non devono essere applicati alla storia del regno di Dio, e ammonisce chi sa ascoltarla: la piccolezza non contrasta con la vera potenza. Basta avere fede pari a un granellino di senapa per spostare un monte (cf. Mt 17,20) e lo straordinario della nostra vita è nascosto, come «la nostra vita è nascosta con Cristo in Dio» (cf. Col 3,3).

Eppure, c’è un punto che ancora ci risulta estraneo: cosa è il Regno di Dio? Immaginate dunque una Gerusalemme e qualcuno che ve l’annunci come la città ideale dei vostri sogni, dove essere eternamente felici con i vostri cari e tutte le persone cha amano intensamente… Ad un certo punto introducete nella storia l’ignoranza, la protervia, la rassegnazione al male, gli interessi di un gruppo ristretto di manipolatori e cultori di morte, di ingannatori e mentitori, di assassini e potentati, i cosiddetti guastafeste

Vangelo di Luca 13,31-35

31 In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere».
32
Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. 33 Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”.

34 Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! 35 Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”»

Commento preso dal sito di Don Paolo Spoladore

Preparati

Gerusalemme, Gerusalemme, hai ucciso e lapidato i profeti che sono stati mandati a te per prepararti all’incontro con Colui che viene a offrire salvezza. Gerusalemme, Gerusalemme, hai ucciso e lapidato i profeti che sono stati mandati a te e così non solo non ti sei preparata all’incontro con Colui che viene a donare salvezza, ma hai aperto le porte per far entrare tra le tue mura colui che viene a portare distruzione e devastazione. Gerusalemme, Gerusalemme, non hai voluto incontrare Colui che viene a offrire salvezza e, ormai, colui che porta con sé distruzione e devastazione è dentro di te, ragiona in te, parla in te, si muove in te. Gerusalemme, Gerusalemme, non hai accettato che Colui che viene a offrire salvezza raccolga i tuoi figli come fa una chioccia con i suoi pulcini sotto le sue ali, per proteggerli, metterli al riparo, accudirli, guidarli. Gerusalemme, Gerusalemme, non hai accettato di metterti sotto le ali di Colui che viene a offrire salvezza, e ti sei fatta proteggere dai lupi rapaci del mondo, che sono entrati tra le tue mura per sbranarti, ti sei fatta difendere dai poteri forti e violenti degli imperi, che non hanno altro in cuore che approfittare di te e saccheggiarti, hai affidato la tua vita in mano a re senza scrupoli che non desiderano altro che schiavizzarti e sottometterti, a politici corrotti che non sanno fare altro che organizzare i propri interessi, a scienziati senza amore, a maghi, istrioni, falsi illuminati e profeti senza onore, che amano solo il denaro e il potere.
Preparati, popolo della vecchia Gerusalemme, preparati perché quello che non hai cantato al tuo Signore in sapiente gratitudine e intelligente riconoscenza, lo hai proclamato al principe delle tenebre e della morte e, prima che il Signore torni, il principe del male si sta organizzando in tutto il mondo per attirarti nel suo abisso. Preparati, popolo della vecchia Gerusalemme, preparati perché le porte che non hai aperto al tuo Signore nella gioia e nell’amore, le hai aperte al principe della separazione e dell’inganno e, prima che il Signore torni, il principe del male sarà entrato in ogni tua strada, piazza, stanza e giaciglio.
Figli di Gerusalemme, vi siete vergognati di Colui che viene a offrire salvezza e lo avete disprezzato, per osannare colui che porta con sé distruzione e devastazione. Figli di Gerusalemme, la vostra scelta è rispettata ed ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Figli di Gerusalemme, siete stati abbandonati a voi stessi e non vedrete più il volto di Colui che viene a offrire salvezza, fino al giorno in cui Colui che viene a offrire salvezza tornerà, e tutta l’umanità canterà: Benedetto colui che viene nel nome del Signore! In quel giorno finiranno le argomentazioni, le filosofie, le ideologie, le discussioni, i pareri, le opinioni, i parlamenti, i ragionamenti, le dimostrazioni, le dottrine, le culture, e tutto sarà sostituito dal canto dolcissimo e solenne dell’umanità risvegliata e amante della nuova Gerusalemme.
La nuova Gerusalemme non si rivolgerà più a Colui che viene a offrire salvezza con le parole e i discorsi, ma solo con il canto, il canto che nascerà dalla profondità del cuore e con tutta la forza dell’intelligenza: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!

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La distruzione della terra è voluta per rinnegare la Bellezza

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Da: Che Tempo che Fa, 13 ottobre 2013: Renzo Piano

20.33 Preferisce essere chiamato architetto, si sente più preparato. Ma racconta della grande emozione provata entrando in Senato: “Un orgoglio civile, non un orgoglio personale”.

20.34 Quale il rapporto tra arte e politica? “La politica è un’arte. Io penso sempre al giuramento della Polis, in cui i politici giuravano di consegnare al termine del mandato un’Atene migliore di quella che avevano ricevuto”. Come oggi proprio, eh.

20.36 “L’Italia è per forza una culla delle cultura, perché ha la testa in Europa e i piedi in Africa”.

20.37 Si parla dunque del progetto delle città del futuro: per lui sono le periferie. “Spesso non sono fotogeniche, ma sono ricche di umanità. Il destino delle città è nelle periferie. La nostra generazione ha fatto un po’ di disastri su quello che ci hanno lasciato i nostri avi, ma i giovani devono guardare alle periferie”.

20.39 Il suo concetto non è ‘ampliare’ le periferie, ma completarle, raffinarle, ma non estenderle, anche perché bisogna tutelare la fragilità del nostro territorio. “Il nostro Paese ha bisogno di un’opera ciclopica di ‘rammendo’, sul fronte idrogeologico, sismico. E come una casa bella ma mai manutenuta”.

20.41 La sua bellezza, la sua idea di bellezza è nell’urbanità, nel costruire luoghi di incontro.

20.42 Perché da noi non si punta sulle energie alternative? E’ uno dei grandi misteri. “Se mettiamo insieme la bellezza paesaggistica, quella costruita e la bellezza del suo popolo, l’Italia è imbattibile”.

20.43 “La bellezza è come il silenzio, come lo evochi sparisce. Ma quella dell’Italia non è fatta di cipria, di superficie, ma profonda, di cultura. Che non è affatto inutile. Ed è quello che deve dare la forza ai giovani”. Un discorso molto ‘politico’ nota Fazio.

20.44 La differenza tra buon lavoro e un bel lavoro? “Il buon lavoro è bello anche dentro…”.

20.46 Fazio ricorda che la prima barca che ha costruito era sbagliata. “Non l’avevo disegnata io, ma la costruì. E non passava per la porta del garage”. Aveva 18 anni, eh.

20.47 “Si parla tanto di local, ma quando lavori sulle radici, che ti porti sempre con te, diventa il tuo universale”.

20.48 Perché non ha votato la fiducia? “Perché ero a New York. Ma ho intenzione di onorare le istituzioni. Io ho un ufficio a Roma, ed è la prima volta che ho un ufficio e ci andrò. E questo è proprio il mio progetto più ambizioso. Ma quello che ha colpito me e le matricole è che è un impegno a vita: non è una corsa, è una maratona”.

20.49 “Qualche gentile critico ha parlato di me e di noi senatori a vita come una ‘pedina’ nelle mani di qualcuno: ma figuratevi se io o Carlo Rubbia possiamo diventare pedine di qualcuno! Nessuno di noi si farà mai usare”.

20.51 Darà il suo emolumento da senatore per girarli a giovani progettisti per il consolidamento di istituti pubblici, scuole in primis.

20.51 “I mestieri di grande responsabilità penso debbano essere retribuiti. Questo depauperamento della politica mi preoccupa, temo livelli alla mediocrità”: così Fazio, che mi sa lancia già frecciate al prossimo ospite…

20.53 “E’ importante che i giovani non si abituino alla mediocrità” dice Piano che non fa che parlare di giovani, giovani, nuovi mestieri per i giovani, ai quali lui sta e vuole lavorare. “Mi domando se questo sia possibile in un Paese che si sta ripeigando su se stesso, che si autocommisera, fino all’autodistruzione”. E il consiglio è sempre lo stesso: viaggiare, per conoscere e capire gli altri. E capire che la diversità è un valore, non un problema”. E per capire anche quanto sia bella l’Italia, alla quale siamo fin troppo abituati.

21.00 Brunetta: “Posso dire una cosa? Bellissima intervista politica a Renzo Piano”; Fazio: “Beh sì, politica ALTA”. Si inizia alla grandissima.

20.55 “Pubblicità, sennò ci danno la multa”: altra frecciata?

Si consideri che quanto riportato non è tutto ciò che è stato detto da Piano, perchè si è pure impegnato in disquisizioni filosofiche e spirituali di alto livello.

Qui ho ritenuto inserire il soprariportto testo:

Pierpaolo-pasolini-io-chi-sono-i-responsabili-della-distruzione-antropologica-degli-italiani-responsabili-della;

Lo-scopo-della-guerra-non-e-la-vittoria-ma-la-continuita-e-la-distruzione-di-quanto-prodotto-dal-lavoro-umano;

Slow-food-story-lavventura-di-carlo-petrini-diventa-un-film-la-decrescita-felice-e-il-cibo-passando-per-i-presidi-alimentari;

Dio-patria-e-famiglia-se-ne-sono-andati-ma-per-risorgere-ius-soli-giusto-non-tassare-la-prima-casa-bene-piu-sacro;

Sociologia-o-meglio-come-lo-sport-straniero-delocalizzato-e-la-tv-modificano-la-cultura-e-corrompono-i-costumi;

-La-cultura-viene-manipolata-da-cima-a-fondo-per-sovvertire-naturali-geni-loci-e-talenti-umani-watt-e-cecilia-gatto-trocchi;

I-borghi-di-xenobia-e-la-casa-del-pane-betlemme-nei-tempi-della-parusia-verita-carita-prontezza-e-gratuita;

Il-mecenatismo-tra-scuole-medicei-e-neorealismo-la-rinascita-diego-della-valle-contro-il-patto-sindacale-de-corsera;

– Cercate-il-bene-non-il-male-affinche-lo-eterno-sia-con-voi-amos-514-paura-conosciamo-le-cose-che-contano-davvero;

Su-cio-che-piace-e-non-piace-a-satana-dalle-lettere-a-berlicche-allesoterismo-di-dan-brown-codici-demoni-e-linferno;

Dalla-civilta-contadina-alle-campagne-trasformate-la-cultura-agricola-e-dei-pescatori-nella-vera-resilienza-cattolica.

Questi sono alcuni Titoli di escogitur dove ritengo ci sia attinenza con la bellezza ed il tema trattato da Piano