Chi Siamo

La parola greca “Eucaristia” significa “rendimento di grazie e presenza” ed è il termine che Gesù ha usato nell’Ultima Cena. Per noi, Arcieri di Nostra Signora della Tenda – figli montfortiani di don Bosco, ma anche per tutti i veri cristiani, quel che dovrebbe contare sopra ogni cosa sono le Due Colonne del sogno del grande santo che combattè la massoneria con le opere: Gesù Eucaristia e la Madre Santissima, Nostra Signora della Tenda, l’augusto Tabernacolo.

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Vangelo di Luca 10,38-42

In quel tempo, 38 mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
39
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. 40 Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». 41 Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, 42 ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

EgoMarta

Marta ospita Gesù nella propria casa per ingigantire il proprio ego, per proteggere la propria ambizione, per esercitare il proprio presunto diritto di fare il giudice e giudicare e, allo stesso tempo, per fare la vittima e lagnarsi, per generare pressione, ansia, sfiducia, per criticare, disapprovare, rimproverare. Marta ospita Gesù nella propria casa per evolvere il proprio ego fino al punto di renderlo così forte e aggressivo, da arrivare a permettersi di redarguire Gesù e di ragguagliare il Figlio di Dio su come dovrebbe agire per comportarsi correttamente, secondo le circostanze, la tradizione, il perbenismo. Marta ospita Gesù nella propria casa per dimostrare la propria abilità di cuoca, per far vedere come sia capace di preparare da mangiare per tutti, per affermare la propria autorità, per sentirsi indispensabile, per vanità, orgoglio, presunzione, non per incontrare il Signore, il suo Signore.
Maria ospita Gesù nella propria casa per sostituire le parole del proprio ego con la Parola del Signore, per disfarsi della propria ambizione, per esercitare il proprio diritto di crescere nell’intelligenza della fede e della conoscenza, per gustare nell’intimo la bellezza e la grazia innominabili del Figlio di Dio lì presente.
Maria ospita Gesù nella propria casa per abbandonarsi completamente alla gentilezza della sua persona, alla potenza della sua Parola, per evolvere il proprio spirito fino al punto di renderlo così forte e amante da permettersi di scegliere Gesù come il cuore della sua vita, e di unirsi a lui per imparare da lui, dal Figlio di Dio, come si deve agire per comportarsi correttamente, secondo le procedure del vangelo. Maria ospita Gesù nella propria casa per incontrare il Signore, per onorare il suo nome, per sedersi umilmente e piena di gioia ai suoi piedi, per cibarsi e alimentarsi della sua Parola di vita, per scegliere l’essenziale, il meglio, l’indispensabile, la parte migliore di tutto ciò che esiste, e che può essere scelto, la parte migliore che nessuno le potrà mai, in nessun modo, togliere.

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Ragioniamo così: resistenza, reazione, resilienza
Dovremmo avere idee chiare su come si dovrebbe muovere in questi tempi di apostasia e grande tribolazione un cristiano che ha a cuore il Vangelo e che ha letto “attentamente” Marco 13, Matteo 24 e 2Tessalonicesi per intero compreso l’ultimo paragrafo

Questa è la fase della resilienza, o meglio superamento del trauma apocalittico della sedevacante, tornando al Vangelo Vivo. Perchè il rischio è anche che il sedevacantismo organizzato diventi una altra cosa, privata del fondamento sostanziale della Carità. E’ vero anche che, senza reazione (che non deve essere strutturata ma consapevolezza della crisi che oggi attanaglia la Chiesa con i surrogati conciliaristi e l’apostasia delle alte sfere ecclesiastiche) non possiamo testimoniare l’errore nelle giuste sedi, nella rete di internet e fra la gente quando si ingenerano nuove filosofie ed eresie sempre vive e quando vediamo che “abboccano” a qualunque propaganda deficiente, privata della morale (10 Comandamenti) e senza logica. E’ ovvio però che tutto ciò facciamo per portare in evidenza la Verità non ci esime da imperniare la nostra testimonianza nelle Opere di Misericordia Spirituale e Corporale, per non sembrare degli agenti eletti con licenza di uccidere qualunque cosa sia Chiesa, che a volte è anche la vecchietta che recita il Rosario in una chiesa di campagna dove c’è un prete gay o conciliarista o i ragazzini figli di gente senza conoscenze incluse nel “Cum Ex Apostololatus Officio” che frequentano il catechismo conciliare con catechisti il più delle volte improvvisati ma con buone intenzioni (a mno che non siano le truppe organizzate dai NeoCat, dalle Comunità di Sant’Egidio e C., dal RnS. E potrei parlare di mille altri casi. Se non ci rendiamo conto però che è impossibile trasmettere qualunque concetto per quanto valido e giusto agli altri senza diventare “in primisImitatori di Cristo. Senza questa prima condizione tipica dei Santi, rischiamo di rimanere fermi su noi stessi, sul nostro ego, e rimescolare nel torbido impedendo con i nostri vizi ed i nostri peccati di non far passare il messaggio che la Chiesa, oggi più che mai è soggetta agli anticristi che “giustificano i vizi, compresi i nostri”. Così, invece di avvicinare al Vero Dio, mostriamo solo le nostre incoerenze e fragilità, e ci allontano.
La resilienza cattolica, pertanto, è santificazione della nostra vita. Ed è quello che conta sopra ogni cosa, sebbene nel nostro buon cuore vorremmo poter dire: “Ubi major minor cessat”. Ma quale è la “causa” maggiore? Lavorare per la salvezza della nostra anima prima di soccorrere gli altri, o dire alla gente che questi uomini non sono mai stati papi? Dico questo a ragione, perchè fra i sedevacantisti dichiarati non sono ancora mai riuscito ad individuare dei veri santi e tanto meno degli Imitatori di Cristo.

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Apotàsso – per chi vuole essere veramente Felice secondo il Vangelo!

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E’ nato Apotasso, il nuovo sito dell’Arca della Bellezza, per i neoConvertiti sulla Felicità della coppia, la vocazione personale e la Resilienza Cattolica.

Parusia.info – “Apotàsso”: Hoc Igitur Fructus est Spiritu Sancto

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Le Basi Neurofisiologiche del Controllo Sociale di Massa

By admin 5 settembre 2013
  di Flavia Schiavone Secondo la concezione dei tre cervelli elaborata dal neurologo americano Paul MacLean, nell’uomo esistono, stratificati uno sull’altro, tre tipi di cervelli: 1) Il cervello rettiliano o […]

di Flavia Schiavone

Secondo la concezione dei tre cervelli elaborata dal neurologo americano Paul MacLean, nell’uomo esistono, stratificati uno sull’altro, tre tipi di cervelli:

1) Il cervello rettiliano o R-Complex
2) Il cervello limbico, o Paleomammaliano o Sistema Limbico
3) La corteccia cerebrale o Neocortex

Ognuno di questi tre cervelli, svolge funzioni specifiche, ed interessa zone anatomiche differenti.

Il Cervello Rettiliano o R-Complex, identificabile con il bulbo spinale, con parti del cervelletto, del mesencefalo, del diencefalo e dei gangli della base, dall’olfattostriato (tubercoli olfattori e nucleo accumbens) e da strutture definite come appartenenti al corpo striato (nucleo caudato, putamen, globo pallido e sostanza grigia associata) e parte dell’amigdala. Presiede le funzioni legate alla sopravvivenza biologica dell’individuo, respirazione, battito cardiaco, funzioni involontarie corporee ed è fondamentale per le forme di comportamento stabilite geneticamente, quali scegliere il luogo dove abitare, prendere possesso del territorio, impegnarsi in vari tipi di parata [comportamenti dimostrativi], cacciare, ritornare alla propria dimora, accoppiarsi, [procreare], subire l’imprinting, formare gerarchie sociali e scegliere i capi.

Il Cervello limbico, che interessa l’area limbica, ossia i bulbi olfattivi, il setto, il fornice, l’ippocampo, l’amigdala (in parte; la rimanente è ‘striata’, cioè rettiliana), il giro del cingolo, e i corpi mammillari, il talamo, l’ipotalamo, l’ipofisi, presiede alle emozioni, mentre la R-Complex o corteccia cerebrale, rappresentata appunto dalla zona corticale del cervello, è deputata alle funzioni associative, superiori ed astratte, come il pensiero, la logica, la creatività, il ragionamento, il comportamento finalizzato, ecc. Poiché c’è competizione per l’informazione in uscita, la forte attivazione dei cervelli limbico e rettiliano, disconnette (temporaneamente) la corteccia cerebrale, compromettendo anche seriamente, a seconda del livello di attivazione dei due cervelli, il funzionamento corticale. Il comportamento finale dell’individuo quindi ( se logico-razionale-creativo oppure legato all’istinto di sopravvivenza (attacco, paralisi o fuga) sarà determinato da quale tipo di cervello si attiva.

Dal punto di vista sociale, negli ultimi secoli, abbiamo potuto assistere al passaggio da una gestione del potere di tipo monarchica o comunque oligarchica, a democrazie basate sul consenso. In taluni ambienti, con sempre maggiore insistenza, si vocifera di un presunto controllo mentale di massa, e di operazioni di ingegneria sociale, volte al condizionamento di larghi strati della popolazione mondiale, se non della stragrande maggioranza dell’umanità. Lo scopo di questo controllo sociale di massa, sarebbe quello di creare una massa di persone non pensanti, docili e sottomesse, scopo ottenuto con strategie atte ad ostacolare il corretto funzionamento delle aree corticali, disconnettendo le facoltà razionali delle persone sottoposte a tale controllo e facendole agire, per usare una metafora, come un gregge di pecore ipnotizzate che, stordite ed incapaci di prendere decisioni logico-creative, si incammina ignaro verso una società gestita da un potere centralizzato, tecnologico, assoluto. Immagine che fa venire alla mente le fosche rappresentazioni del testo “1984” di George Orwell.

Scopo di questo articolo è di verificare se esista tale possibilità, basata sulla struttura cerebrale umana, e basandosi sui fatti o se piuttosto si tratta solo di leggende metropolitane, destinate ad accrescere l’industria dell’entertainment. Per bloccare il corretto funzionamento della corteccia cerebrale, abbiamo visto che occorre attivare le aree sottocorticali in modo sufficientemente intenso, poiché, come appare del tutto logico da un punto di vista biologico, la sopravvivenza ha la priorità su tutte le altre funzioni cerebrali. Diciamo che non è molto utile alla sopravvivenza biologica di un individuo o di una specie, l’assenza di tale canale prioritario per il comportamento. Qualora venisse a mancare, si verificherebbero episodi deleteri per la sopravvivenza della specie e dell’individuo. Possiamo immaginare, un uomo inseguito da un leone nella savana, che improvvisamente, rapito dalla bellezza di un tramonto o di un fiore, si ferma estasiato a godere di tale immensa meraviglia?

Oppure il pilota di un volo di linea che, con un serio allarme a bordo, ad esempio la rottura di un motore, posticipa le manovre di emergenza, perché coinvolto dalla sensualità di una assistente di volo con cui sta avviando una piacevole conversazione, ricca di sguardi allusivi ed intensi? O di una madre che, sentendo urlare il proprio figlioletto in preda alle fiamme durante un incendio, si perda in considerazioni di carattere filosofico sul fuoco, sulla sua simbologia e nel suo uso come elemento simbolico nei secoli? Pertanto, per attivare l’istinto di sopravvivenza e disattivare le aree corticali, in particolare la corteccia pre-frontale, e quindi bloccare del tutto il giudizio critico o la capacità di pensare con lucidità o di escogitare soluzioni creative, occorre innescare il meccanismo di sopravvivenza biologica, insito in ciascun essere vivente.
Come si attiva questo programma biologico, in modo sufficientemente intenso, da bloccare il corretto funzionamento delle aree corticali? Ovviamente, tutto ciò che è in grado di minacciare la vita e la sicurezza dell’individuo, andrà ad attivare tale processo.

Elenchiamo due esempi di trigger, o meccanismi attivatori, del programma biologico di sopravvivenza:

1) paura per la propria incolumità fisica (atti di terrorismo, guerra, aggressione, violenza fisica, aggressività verbale e comportamentale diffusa)

2) minaccia alle basi biologiche dell’esistenza (carenza di cibo, assenza di un tetto, e per traslazione nella nostra società avanzata, recessione economica, perdita del lavoro, della casa, diminuzione significativa della capacità di acquisto, aumento del debito)

Se i trigger sono sufficientemente intensi, scatta il meccanismo di sopravvivenza biologica che blocca l’uso di funzioni coscienti superiori e critiche.

Se i trigger non sono sufficientemente intensi, o se la persona, a causa di ripetute esposizioni allo stress e a stimoli nocicettivi intensi, ha sviluppato una certa resilienza o si è desensibilizzata dagli stimoli attivatori, entra in gioco un secondo programma biologico, sempre molto utile per la sopravvivenza biologica della specie: si ha un incremento della attivazione sessuale, volta a stimolare il comportamento sessuale e consequenzialmente la nascita di nuovi individui, il che in una specie in pericolo di estinzione o che sta subendo pesanti minacce alla sua sopravvivenza, rappresenta una scelta biologica sensata. L’effetto collaterale di questa intensa attivazione sessuale, è che anch’essa entra in competizione con le funzioni cerebrali superiori. Di certo sarà capitato di osservare che mentre facciamo l’amore è particolarmente difficile concentrarsi, che so, sulle più sottili disquisizioni fisico- matematiche, come stabilire se la teoria delle stringhe sarà o meno una teoria del tutto, che soppianterà completamente o in parte, le teorie attuali.

Questo, il quadro biologico e fisiologico.

Vediamo ora, che cosa sta succedendo nella nostra società.

1) anno 2001. Attacco alle torri gemelle. Muoiono moltissime persone e il mondo occidentale è sotto shock.

2) Inizia una guerra (mediatica e non) di proporzioni mondiali: “L’AMERICA (e tutto il mondo occidentale) È SOTTO ATTACCO!” titolano a caratteri cubitali i media di tutto il mondo. Nessuno può sentirsi al sicuro, in qualsiasi parte del mondo si trovi. A ciclo continuo, vengono mostrate le immagini del disastro (immagini e ripetizione che, che come ben sanno coloro che si occupano di ipnosi e pubblicità, vanno ad agire sui processi inconsci ed involontari, by-passando completamente i processi critici di pensiero). Nessun mezzo di comunicazione è esente dalla riproposizione a ciclo continuo di tali immagini: giornali, televisione, internet, ecc.

3) A seguito di questo evento, le televisioni di tutto il mondo (almeno quello occidentale) vengono monopolizzate dalle minacce proferite dal nemico n.1 del nostro ordinamento occidentale. Bin Laden, seriamente intenzionato a distruggere il nostro sistema sociale occidentale. Per chi non lo avesse ancora capito, siamo in guerra.

4) Segue una guerra vera e propria, le cui immagini brutali e traumatizzanti vengono mostrate su tutti i media, compreso internet. Una guerra preventiva, per mantenere la democrazia, in Afganistan , Iraq ecc. inizia e perdura a lungo, sufficientemente a lungo da lasciare molti reduci in preda alla Ptsd (Post-Traumatic Stress Disorder, o Disturbo post-traumatico da stress) e da shockare vastissimi strati della popolazione mondiale (quelli che fanno la guerra, quelli che la subiscono, quelli che assistono impotenti alle scene mostrate a ciclo continuo, in maniera ipnotica, dai telegiornali e dai vari media).

5) Inizia una recessione economica, proveniente dagli Stati Uniti, paragonabile a quella del 1929 di Wall Street. Le persone iniziano a perdere le case, il lavoro, ad essere prive dei mezzi di sussistenza. Come un’onda d’urto di proporzioni gigantesche, la crisi economica partita dall’America, travolge via via, uno per uno, tutti i paesi europei ed occidentali causando una sensazione devastante di minaccia incombente e di impotenza diffusa nella popolazione.

6) Aumenta il livello di aggressività e violenza nelle grandi città, esponendo chiunque a ripetute micro aggressioni e minacce quotidiane.

7) Il sesso, la pornografia, immagini erotiche fanno capolino da ogni dove. Non esiste quasi trasmissione televisiva, radiofonica, giornale o pubblicità che non contenga un accenno più o meno velato alla sessualità.

In questa fase della nostra analisi, ovviamente, sembra del tutto prematuro giungere a qualsiasi tipo di conclusione. Evidentemente, è necessario raccogliere ed analizzare molti più elementi ed eventi, soprattutto del tipo che possano escludere il concetto di casualità e che siano riconducibili in maniera più evidente a scelte di tipo intenzionale. Questa è solo una raccolta sommaria, preliminare e grossolana di dati. Tuttavia, non sembra sensato ignorare le strane connessioni con un presunto disegno emergente, volto ad assoggettare una gran parte dell’umanità in un ipotetico disegno, legato a mire globalizzanti.

BIBLIOGRAFIA

1) MacLean, Paul D., “A triune concept of the brain and behaviour”, VA Kral,1973; 1974, Toronto, University of Toronto Press
2) MacLean, Paul D., “The triune brain in evolution: Role in paleocerebral functions”, 1990, New York, Plenum Press, ISBN 0-306-43168-8. OCLC 20295730, 1990 books.google.com
3) Michael Barkun, “A Culture of Conspiracy: Apocalyptic Visions in Contemporary America”. Berkeley: Univ. of California, 2003. ISBN 0-520-23805-2
4) Mark Fenster, “Conspiracy Theories: Secrecy and Power in American Culture”, Minneapolis, MN: University of Minnesota Press, 1999
5) Robert Alan Goldberg, “Enemies Within: The Culture of Conspiracy in Modern America”, New Haven: Yale University Press 2001. ISBN 0-300-09000-5
6) Icke, D.,“The Biggest Secret: The Book That Will Change the World”, Bridge of Love Publications, 1999. ISBN 0-9526147-6-6
7) Icke, D., “Children of the Matrix”, Bridge of Love Publications, 2001. ISBN 0-9538810-1-6
8) Icke, D., “Alice in Wonderland and the World Trade Center Disaster”. Bridge of Love Publications, 2002. ISBN 0-9538810-2-4
9) Icke, D., “Tales from the Time Loop”, Bridge of Love Publications, 2003. ISBN 0-9538810-4-0
10) Icke, D., “Infinite Love Is the Only Truth: Everything Else Is Illusion”, Bridge of Love Publications, 2005. ISBN 0-9538810-6-7
11) Icke, D., “The David Icke Guide to the Global Conspiracy (and how to end it)”, David Icke Books Ltd, 2007. ISBN 978-0-9538810-8-6
12) Icke, D., “Human Race Get Off Your Knees: The Lion Sleeps No More”, David Icke Books Ltd, 2010. ISBN 978-0-9559973-1-0
13) Icke, D., “Remember Who You Are: Remember ‘Where’ You Are and Where You ‘Come’ From”, David Icke Books Ltd, 2012. ISBN 0-9559973-3-X
14) Cathy O’Brien, Mark Phillips, “Trance Formation of America”, 2001, Macro Edizioni, Cesena, isbn 88-7507-353-8
15) Cathy O’Brien, Mark Phillips, “Accesso negato alla verità”, 2005, Macro Edizioni, Cesena, isbn 88-7507-671-5
16) George Orwell, “1984”, collana Medusa, traduzione di Gabriele Baldini, Arnoldo Mondadori Editore, 1950,ISBN 88-04-32573-9.
17) George Orwell, “1984”, collana Oscar Mondadori Classici Moderni n° 19, traduzione di Stefano Manferlotti, Arnoldo Mondadori Editore, 2000, ISBN 9788804507451
18) George Orwell, “Nineteen Eighty-Four”, Secker & Warburg, 1949. ISBN 0-451-52493-4.

Fonte: http://www.neuroscienze.net/?p=3490

Tratto da: http://www.altrogiornale.org/

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Arruolati anche tu! Sii Resiliente nella Conversione in Gesù e nell’Amore

Basta “chiacchere”! A noi son sufficienti lo Scapolare e Opere di Bene. Abbiamo un Arcieriprogetto e desiderio di santificazione perchè vogliamo vivere il Vangelo sopra ogni cosa. Indossa lo Scapolare montfortiano e percorri le strade del mondo. Richiedilo quanto prima e potrai dire di essere Cattolico Resiliente. Poi ti forniamo tutto il know how per una autonomia ed indipendenza totale dal denaro, per cominciare!

Impegnamoci con Maria, la Madre di Dio, per la costruzione del Regno e per affrontare la Grande Tribolazione. Molti avranno bisogno anche di te, dei tuoi consigli, della tua forza d’animo, del tuo spirito combattivo, della tua testimonianza. Dobbiamo aiutare la gente a vincere la paura senza mettergli paura. Chi conosce lo stato delle cose, gli inganni, il Vangelo, ha tutte le armi per essere rassicurante e concentrarsi sulle cose che contano davvero!

I Discepoli di Nostra Signora della Tenda – figli Montfortiani di Don Bosco o comunemente noti come Arcieri, si danno come proposito di andare per le strade del mondo esponendo lo Scapolare (che rappresenta il Rivestimento Regale di Nostra Signora per gli Ultimi Tempi) per accompagnare gli “ultimi” verso una equilibrata Conversione in Gesù Unico Salvatore e Redentore in conformità al Vangelo e per la riconquista della Felicità perduta; anche secondo la nostra singolare follia, nel nostro anticonformismo, nella nostra ignoranza imbarazzante ed infantile, ma anche, rispetto alla nostra rettitudine, buon pensiero, talenti specifici e irripetibili.

scapolareInfatti, quel che importa è essere certi che sia una vera Conversione in Gesù per la nostra Felicità, capace di:

– resistere ai fuochi di paglia, ai facili entusiasmi iniziali, alle sfide esoteriche e anti-apologetiche, alle tentazioni di “mollare tutto” dopo essersi scoraggiati;

– sfuggire alla tentazione di “partire a spron battuto per convincere” e adattarLa ai nostri vizi, ai nostri temperamenti e persino se possibile alla nostra smodata ignoranza;

– sottrarci ai richiami di Mammona che domina il nostro Tempo, le Strutture di Peccato e di Inganno, i sistemi Matriciali e che ci fa pensare sia l’unica “realtà”;

– aiutarci a sfuggire dalla sottomissione alla Menzogna, all’Empio, ai Figli della Perdizione, all’Iniquo e a tutto ciò che ci spacciano per “Normale” e “Giusto”;

e con ciò, fortificando l’anima e creando un castello interiore per lo spirito e la nobilitazione del nostro corpo, tempio sacro dell’Anima. E’ una battaglia dura che in questo mondo si combatte quotidianamente e prima di tutto contro noi stessi.

La Conversione accelera questa consapevolezza e per questo richiede un sano discernimento. Un Padre Spirituale, se ha consolidato queste certezze, può essere di grandissimo aiuto. Purtroppo nutriamo seri dubbi sia sempre così con il lassismo che è entrato nell’intera struttura ecclesiastica. E per capire di che tempra è questi dovrebbe suggerire l’accostamento frequente al Confessionale, la riparazione dei Vizi che inducono al Peccato e la fortificazione nei buoni propositi nella Santa Eucaristia Quotidiana che va sempre ricevuta in stato di Grazia ed in ginocchio (perchè Gesù discende, non sale verso la nostra bocca); e per cominciare dovrebbe suggerire anche i Primi 9 Venerdì del Mese ed i Primi 5 Sabati del Mese e un minimo di Adorazione Eucaristica quotidiana oltre alla recita quotidiana del Rosario (possibilmente in latino, così che possiamo dirlo con uomini e donne di ogni parte del mondo). In questa maniera si determina la griglia per la nostra santificazione. Contemporaneamente suggeriamo la partecipazione e formazione di Comunità di Cattolici Resilienti e di CAERP (Cappellette di Adorazione Eucaristica e del Rosario Perpetuo); e quindi, a percorso concluso, l’adozione dell’Abito Nuovo e poi, attorno ad una CAERP alla partecipazione e la fondazione di Borghi Eucaristici ed Agricoli di Xenobia.

Noi di fatto siamo comuni mortali che hanno aderito alla proposta santificartrice di Gesù di dire: Ciao Ciao a Mammona! Apotàsso. Abbiamo fatto nostri gli effetti del Battesimo, della Riparazione (Confessione) e della Cresima, ma anche le Grazie ricevute dall’Eucaristia, dai Sacramenti, dal I Venerdì (9 mesi) e dal I Sabato (5 mesi) e dalla Protezione della Recita Quotidiana del Santo Rosario che in questo modo ci induce, naturalmente, a cambiare Abito (la nostra armatura santificatrice per gli Ultimi Tempi), facendoci apprezzare giorno dopo giorno l’esigenza di recuperare tutto il Tempo che finora abbiato dato a Mammona.

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Innamorati pazzi: la ricetta di Bruce Lipton per il paradiso in terra

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Chi ha provato, anche solo una volta nella vita, l’esperienza dell’innamoramento, quando si cammina sopraelevati a mezzo metro dal suolo, “si tocca il cielo con un dito“, tutta la vita sorride, il mondo è un paradiso, sa che queste cose non si dimenticano, neanche a distanza di anni o di decenni. E sa anche che non era solo una impressione: in quelle situazioni il mondo non soltanto ci appare un paradiso, ma lo diventa veramente: tutto quello che prima ci dava fastidio, non esiste più; i problemi non appaiono più tali, si sta bene, in salute, … insomma, chi l’ha provato (ma chi non l’ha provato?) sa di cosa parlo. O meglio, di cosa parla Bruce Lipton, che dice che noi possiamo creare il paradiso su questa terra in questo modo.

Sento già le obiezioni degli scettici: “Facile, quando ti va tutto bene! Ma con tutti i problemi che ho, la paura di perdere il lavoro (chi ce l’ha), l’impossibilità di trovare un lavoro (chi non ce l’ha), e i figli (chi ce li ha), e la suocera, e i vicini rompiscatole, e…” ma qui serve fare una rivoluzione copernicana: così come bisognava smettere, in quel caso, di pensare che il sole girasse intorno alla terra, e accettare il fatto che era la terra a girare intorno al sole, anche il nostro Bruce, ancora 40 anni fa, iniziò la sua rivoluzione copernicana nell’analisi del comportamento delle cellule, facendo la clamorosa scoperta, in controtendenza con il credo mainstream dell’epoca (ma così radicato che vale ancora oggi, per molti) che non sono i geni che comandano la nostra vita (genetica: ad ogni gene corrisponde un tratto, una caratteristica, una predisposizione, per cui si arriva agli eccessi della Angelina Jolie che si fa asportare i seni per paura del tumore, visto che lei “ha il gene che causa il tumore”), ma, al contrario, è l’ambiente che influenza e determina anche i geni stessi. E l’ambiente in cui crescono le cellule del nostro corpo è influenzato dalla nostra mente: come noi vediamo il mondo, quale atteggiamento abbiamo, che percezioni e che visioni abbiamo, in una sorta di conferma scientifica dell’effetto placebo (ed il suo contrario, l’effetto nocebo) di cui tutti abbiamo sicuramente sentito parlare.

Quindi: non aspettarsi che le cose vadano bene per cominciare ad essere felici e ad amare, ma cominciare ad amare ed essere felice e questo cambierà le nostre celule, il nostro corpo, il nostro stato di salute, le comunità in cui viviamo, tutta la società, il mondo. Trasformandolo in paradiso. Sento intimamente che questa cosa è vera, anche detti popolari (la saggezza della coscienza collettiva) lo confermano (“cuor contento il Ciel l’aiuta“) e, mi sembra di ricordare, la Madonna (Gospa) stessa, interrogata da un veggente di Medjugorje su come potesse essere così bella, rispose che era perchè amava infinitamente (o qualcosa del genere, ma il senso era quello).

LaBiologiaDelleCredenzeHo appena finito di leggere “La biologia delle credenze” di Bruce Lipton: (ne avevo parlato già qui e qui) avevo visto diversi suoi video e interviste, come quello riportato sopra, ma alcuni passaggi non mi erano chiarissimi. Mi sono rimasti alcuni punti oscuri, anche perchè da scienziato ogni tanto entra nel dettaglio dei meccanismi cellulari, ma è sicuramente un libro illuminante che val la pena di leggere (e rileggere). Il percorso autobiografico di uno scienziato, partito da ateo (o forse solo agnostico, ma comunque non interessato alla parte spirituale) che, nell’analisi profonda dei meccanismi cellulari una notte viene illuminato e, come Archimede nella sua famosa vasca da bagno, urla “Eureka!”, e corre pazzo di felicità perchè ha scoperto che la materia non è tutto, e esiste, deve esistere, c’è sicuramente Uno Spirito che spiega il perchè delle cose, perchè gli scienziati che negano questo vedono solo una parte della realtà, e ci arriva proprio a partire da una analisa scientifica, razionale, basata sui meccanismi della biologia cellulare.

E sulla base di questa sua scoperta alcuni corllari, alcune “chicche” (solo alcune cose qua e là, come mi vengono in mente a caldo, ma voi compratelo il libro, e, lo ripeto: leggetelo) che a me, un po’ complottista e bastian contrario, piacciono moltissimo, come quella

  • che capovolge il concetto darwinanino di evoluzione: il progresso non è la sopravvivenza del più forte rispetto al più debole, ma la capacità di unione e di creazione di comunità;
  • o quando afferma che il sistema non va combattuto, perchè combattendolo lo si alimenta; l’unica maniera per vincere è non giocare;
  • oppure quando afferma che la creazione di alcuni bisogni, alimentati con le paure o il senso di inadeguatezza, viene mantenuta al fine di garantire i benefici economici che ne derivano, specie alle industrie farmaceutiche;
  • la capacità di sintesi, da discipline diverse, per una visione unitaria della realtà, che non opera la separazione (artificiale e fuorviante) fra spirito e materia, in questo supportata anche dalla fisica quantistica.

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In sintesi: non aspettiamo che il mondo ci offra delle occasioni, dei motivi per essere felici: riprendiamo il controllo della nostra vita, decidiamo noi, adesso, di rientrare in quello stato dmonia liptoni “innamoramente perenne” che sicuramente abbiamo conosciuto, facciamolo con costanza e determinazione, e creeremo il paradiso intorno a noi. Provare per credere.

PS: visto che la mia amica Monia Zanon l’ha conosciuto personalmente, linko qui il suo sito, che magari mi viene a mettere qualche commento e la sua esperienza.

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RIVESTITI DELLA REGALITA’ DI MARIA

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Pubblicato su Ingannati, dall’amico Alberto Medici: Parusìa sul distacco (Apotasso)

Una pillola di saggezza per tutti noi. Così nasce Apotàsso (Ciao Ciao)

(sottofondo musicale suggerito da una cara amica a Parusìa nel precedente post)

Perchè Apotàsso? “Perchè l’indagine sulle miserie del mondo non soddisfa più la sete di conoscenza circa gli Inganni che ci attanagliano; e, soprattutto la richiesta di soluzioni di come vivere questi scampi di tempo di Grande Tribolazione che ci separano dall’Apocalisse“. Almeno così la vede l’amico Marco Turi Daniele (alias Parusìa).

Gesù dice: chi non rinuncia [greco: apotàsso, “dire ciao ciao”] a tutti I BENI, non può essere Mio discepolo. Dopo di che VAI, “AMA DIO, IL PROSSIMO, IL CREATO E FAI QUEL CHE VUOI”. C’è tutto il Decalogo, in questo “PIO” COMANDAMENTO. Ecco cosa vuol dire ‘VIVERE nel Mondo senza essere del Mondo’. Ma, chi ‘VIVE DI PAURE’, è del Mondo & di Mammona e perpetua il PECCATO Originale di Adamo e Caino: ‘VOLERSI METTERE IN PROPRIO’, dissociandosi da DIO che è Pace e Giustizia; allontanandosi dal VANGELO ‘Vivo’ del REGNO. Occorre “IGITUR” (QUINDI) cambiare Abito e diventare Amministratori con SPIRITO NUOVO. Solo così riceveremo Cuori Ardenti: «CONVERTITEVI E VIVRETE» (Ez: 11,19-20; 18, 23-32; 36, 24-28).

Sul sito Apotàsso (Ciao Ciao Mammona) a cui si accede attraverso il dominio http://www.parusia.info campeggia questa introduzione che sintetizza tutta la “mission” dell’Arca della Bellezza di chi vuole farsi aiutare e prendere per mano per essere Arciere nella Resilienza Cattolica, vivendo secondo il Vangelo la “Decrescita Felice”, e che sembra essere oramai più una scommessa che una sfida.

Ora, siccome sono molti che credono di sapere e di potersi mettere a guida e modello per altri, senza dare testimonianza secondo il Vangelo, Parusìa vuole portarci a riflettere, con realistica saggezza, suggerendoci la lettura di questo ennesimo commento di Don Paolo Spaladore che riguarda la lettura del brano del Vangelo di oggi. E che si inserisce perfettamente, secondo il nostro amico, nella diatriba (et/ot) Croce (et/ot) Spada in corso qui su Ingannati tra Duxcunctator, Aguglia ed Eliseo che saluta con tutto il cuore e fraterna amicizia.

A questo proposito ci fa sapere che tutti questi commenti al Vangelo di Padre Spaladore sono riportati puntuali anche su Apotàsso: per ricordarci che “solo vivendo il Vangelo in opere e missioni si può partecipare alla costruzione del Regno di Dio come uomini e amministratori nuovi: il Regno fatto di pace, amore e giustizia. Ovviamente il Vangelo non si diffonde con la Spada, ma attraverso la Testimonianza di Verità, che talvolta è più dura di una Legge o della Spada stessa. Il cristiano che si è vestito con l’abito nuovo della Umiltà e dei Sacramenti non può dimenticare che Dio è Carità e Misericordia; che non vuol dire perbenismo, buonismo, libera coscienza. Non è per queste illusioni “moderniste” del “volemose bene e facciamoci gli affari nostri” che Dio ci porterà in Paradiso. Perchè il mondo non è retto secondo la propria coscienza individuale, ma secondo l’UNICA COSCIENZA che è Dio nella Sua Essenza Trinitaria, che vive nelle Sue Leggi Morali e Ordinate secondo Natura (10 Comandamenti) e nella Legge Nuova dell’Amore cristiano. Non è insomma come avrebbe fatto sapere Francesco nella recente lettera ad Eugenio Scalfari, aprendo ad atei e miscredenti. Anzi, il cristiano dovrebbe sapere che così come Dio ha creato l’Universo e la Terra senza di noi, senza di noi non può salvarci. Ci vuole una nostra adesione piena al Progetto di Salvezza, perchè il Paradiso non è un ‘dopo lavoro ferroviario’ o ‘un medico di famiglia’ o un ‘club privè’ o un ‘luna park’ o ‘un talk show per politici e giornalisti’ o ‘una visione economico-finanziaria’ o un “museo di belle arti e buone intenzioni o di cultura antropologica ed esegetica’, o ‘il libro Cuore’ o ‘un programma di intrattenimento per improvvisate ballerine o attori di avanspettacolo’. Alla Fede per Gesù che è Via, Verità e Vita dobbiamo quindi aggiungere IN COSCIENZA le Opere che ‘ogni dì’ offriamo a Dio e sottraiamo (in Tempo) a Mammona; e se possibile, aggiungere la nostra santificazione, l’impegno inequivocabile di tutto noi stessi e nella pienezza del nostro Tempo riscattato al Mondo, nell’Imitazione di Cristo secondo il Vangelo, che di gran lunga supera i segni della Fede dichiarata e la declinazione del Credo, in Testimonianza Viva. Perchè in Paradiso si va se si desidera ardentemente l’Amore di Dio (che trasferiamo al “prossimo” con gesti quotidiani); e soprattutto se già da ora si desidera fortemente essere salvati per la nostra miseria, sì, ma anche per i nostri piccoli meriti conquistati nella battaglia con noi stessi di combattere e superare i Vizi Capitali (superbia, accidia, ira, lussuria, gola, invidia, avarizia) e le debolezze personali. Altro che Libera Coscienza, quindi. Può infatti esistere la libera coscienza di abortire, di scegliersi e vivere la religione a propria immagine e somiglianza, di adorare la divinità preferita, di scegliersi il proprio profeta, di vivere secondo i propri vizi elevati a virtù, di sfruttare gli indifesi e gli indigenti per comprarsi la macchina nuova, una casa o per elevare il PIL di una Nazione, di commettere abusi ai danni di chi si è affidato a te, di vivere producendo menzogna, di sopprimere altre vite per la supremazia della razza o della propria identità culturale, di tradire un amico o collega di lavoro per facilitare la propria carriera personale, di ingannare il mondo intero pensando di fare del bene? Perchè la libera coscienza alla fine è la giustificazione relativistica a tutti i mali del mondo. Almeno fino a che la nostra libertà non arriva a invadere quella degli altri e soprattutto di chi è più forte di noi. E allora lì, il nostro incantesimo svanisce e veniamo sopraffatti dall’altro. Il suggerimento cristiano, quindi? Viviamo per guadagnarci anche i nostri piccoli ed impercettibili meriti per sommarli oltre alle intenzioni a quelli acquisiti da Gesù sulla Croce (che è Morto per “molti” e forse anche per i tuoi meriti, ma non per tutti quelli che hanno voluto vivere secondo la loro coscienza e secondo un Nuovo Ordine Mondiale); e a quelli acquisiti per mezzo di Maria Corredentrice con il suo ‘fiat’; che intercede presso il Figlio ed è intermediaria di Grazie in forma incessante, nella Storia cristiana“.

Per questo i nostri motti di Arcieri, ci dice Parusìa, I° Preposito Generale dell’Arca, sono: ‘Liberi, da Mammona, per liberare‘ e ‘Facciamoci tutti Carità

Vangelo di Luca 6,39-42

In quel tempo, Gesù 39 disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? 40 Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
41
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? 42 Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Doppio cieco

Perché un cieco, un cieco nell’intelletto e nello spirito, non può guidare un altro cieco nell’intelletto e nello spirito? Perché il soccorso reciproco, in questo caso, non serve ad aumentare la conoscenza, non può nulla per far crescere la consapevolezza e, dunque, non può impedire a due ciechi di cadere nella fossa, nella fossa dell’ignoranza. L’ignoranza, come la consapevolezza, quando è condivisa, non si annulla, si moltiplica.
Ci sono due tipologie di ciechi nell’intelletto e nello spirito. Ci sono i ciechi nell’intelletto e nello spirito per scelta volontaria, perché mossi interiormente dall’ipocrisia, dalla vanità, dalla sete di potere e di dominio. Sono i ciechi arroganti e presuntuosi, i ciechi della peggior specie, i ciechi inguaribili, perché, convinti di vederci meglio di tutti gli altri, si propongono come guide illuminate dei popoli e fanno di tutto per mantenere l’umanità nella cecità intellettuale e spirituale più assoluta. Ci sono i ciechi nell’intelletto e nello spirito per inconsapevolezza, perché trascinati dall’inerzia degli addestramenti umani, perché affogati nell’inedia provocata dalla schiavitù cui sono stati iniziati fin da piccoli. Sono i ciechi che in qualche modo sono ancora disposti a essere guariti e illuminati.
Per una e per l’altra tipologia di ciechi è impossibile trovare soluzioni intelligenti ed efficaci per i problemi e le difficoltà della vita dell’uomo. Per una e per l’altra tipologia di ciechi è impossibile trovare quali siano le vie sicure del benessere e della felicità, vie in cui l’umanità possa pacificamente e serenamente incamminarsi.
Può un cieco guidare un altro cieco? No, cadranno entrambi in una fossa. Per i ciechi nell’intelletto e nello spirito ci vuole un maestro, il Maestro. Solo quando i ciechi nell’intelletto e nello spirito diventano discepoli del Maestro e della sua Parola, possono dissolvere la nebbia dell’ignoranza e della non conoscenza e trovare una via sicura dove incamminarsi per vivere felici e in pace. I ciechi nell’intelletto e nello spirito si riconoscono perché, in modo viscerale, amano scoprire gli errori degli altri per mettere gli altri sotto giudizio, e sono assolutamente ciechi per notare i propri errori.
Ma perché l’uomo cieco è un professionista a scoprire la pagliuzza che è nell’occhio del suo fratello e non si accorge della trave che è nel proprio occhio? Semplicemente perché, per migliorare se stessi, è necessario un atto di intelligenza e di consapevolezza, invece per giudicare gli altri basta una qualsiasi forma di insoddisfazione, decomposta in acida stupidità, che annulla ogni capacità di visione interiore. Come può un uomo dire a un suo prossimo: Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, mentre lui stesso non vede la trave che è nel proprio occhio? Un uomo può fare questo perché, per verificare se stesso e desiderare di evolversi, è indispensabile un atto spirituale di amore per se stesso e di coraggio, è indispensabile uno sguardo spirituale elevato e di pregio, invece, per giudicare gli altri, per condannarli, calunniarli basta una forma qualsiasi di frustrazione compressa, che poi si trasforma in sete di vendetta e conflitto.
Quanto meno l’uomo utilizza la propria intelligenza per comprendere se stesso e la vita, tanto più utilizza la propria intelligenza per giudicare e condannare il prossimo. Quanto più grande è la cecità del cieco nell’intelletto e nello spirito, tale da non riuscire a vedere la trave che è nel proprio occhio, tanto più grande è il desiderio di dire al suo prossimo: fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio. Perché? Perché nel momento in cui esibisce e sfoggia una specie di trito, irrinunciabile, irrefrenabile desiderio di salvare il mondo, in realtà sta vomitando dal profondo il veleno prodotto dai suoi desideri di rivalsa, di ritorsione e vendetta, per compensare le ferite e le umiliazioni a lui inferte dai suoi simili. Come lo sguardo del cieco nell’intelletto e nello spirito è sempre uno sguardo inquisitorio, così lo sguardo inquisitorio è sempre prodotto da occhi ciechi nell’intelletto e nello spirito. Chi giudica il prossimo è cieco, chi è cieco giudica il prossimo.

168 risposte a “Chi Siamo

  1. Vangelo di Luca 13,22-30

    In quel tempo, Gesù: 22 passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. 23 Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?»
    Disse loro: 24 «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. 25 Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!” Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. 26 Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. 27 Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!” 28 Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
    29 Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. 30Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

    Porta stretta

    La porta, proprio quella porta, è stretta. Perché? Perché doversi sforzare per entrare? Che cos’ha questa porta, quest’ultima apertura verso l’infinito, di così difficile da chiedere sforzo, lotta, impegno per essere attraversata? Perché poi dover lottare per entrare attraverso quella porta? Perché la lotta per entrare? Perché molti lotteranno, spingeranno, si sforzeranno per entrare ma alla fine mancherà loro il vigore? Ma perché dopo una vita terrena di difficoltà, solitudini, tristezze, paure, miserie, ristrettezze, anche la porta, l’ultima porta, deve essere stretta? Semplicemente perché la porta, quell’ultima porta, non è un’altra porta, non è una porta diversa, ma è la stessa porta. La porta è la stessa. La porta è la stessa da cui siamo passati un giorno, noi esseri di luce ed esseri spirituali, fatti a immagine e somiglianza di Dio, per entrare in questa dimensione terrestre. La porta è la stessa, non è un’altra. È la stessa porta. La stessa porta, la stessa fessura che è servita all’umanità per uscire dalla dimensione divina, dalla casa del Padre, dopo la scelta di staccarsi da Dio e di fare da soli. Quella stessa porta e fessura ci permetterà di ritornare nella dimensione divina, nella luce senza fine del cielo, tra i cori festanti della casa del Padre. La porta è la stessa ed è misurata, commisurata e intagliata nella luce, perfettamente aderente alle misure del nostro spirito, del nostro luminosissimo essere divino. La porta in verità non è stretta, non si è ristretta, siamo noi che dopo la vita terrena potremmo arrivare alla sua soglia, il giorno dell’attraversamento, deformi di rabbia, ingrassati a dismisura di possesso e di attaccamenti, distorti e storpiati dai legami umani che hanno sostituito i legami con l’Eterno, snaturati dalla mancanza di amore, lacerati e svuotati a causa della nostra mancanza di compassione e misericordia. In verità non è la porta che è stretta, potremmo essere noi così deformi da non poterci più entrare. La porta non è affatto stretta, è perfettamente misurata sulle graziose e divine forme del nostro spirito divino, è regalmente aderente allo splendore del nostro essere immortale e divino. C’è un solo modo per mantenersi in forma spiritualmente e poter attraversare in tutta facilità quella porta: Amare Dio sopra ogni cosa, amare gli altri come se stessi. Paradossalmente, bisogna crescere nell’amore, essere grandi nell’amore, per essere in forma per quella porta, per quella porta che stretta non è perché la porta dell’amore è.

    Nota per il lettore
    La riflessione Porta stretta è tratta dal libro Ispirare il cuore di Paolo Spoladore, Ed. Usiogope, Venezia, 2012.

  2. Vangelo di Matteo 22,34-40

    In quel tempo, 34 i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme 35 e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36«Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?»
    37 Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38 Questo è il grande e primo comandamento. 39 Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. 40 Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

    Sospesa

    Letteralmente è scritto: in questi due comandamenti tutta la legge è sospesa [greco: kremànnumi] e i profeti.
    Kremànnumi, “appendo, sospendo, impicco”, è il verbo della crocifissione, dell’appendere alla croce: la radice qrem richiama il telaio su cui tessere, il piolo su cui appendere. Indica che lì c’è il principio per cui tutto sussiste, tutto può stare in piedi e resistere. È il punto alto, il punto di fissione. L’accadico keremu significa “mantenere, sostenere”.
    Gesù ci rivela il cuore di tutto e di ogni cosa, il principio primo dell’uno e del tutto, la prima legge dominante per cui ogni cosa esiste e vive, la sintesi di ogni valore e metodo evangelico, il telaio divino a cui ogni parola di Dio, ogni ispirazione e profezia sono legate. È il punto fermo a cui tutto, tutto è legato da sempre, per sempre. Tutta la storia dell’uomo, la sua crescita e maturazione sapienziale, la sua evoluzione spirituale, scientifica e sociale, la sua salute fisica e intellettuale, le sue relazioni, il suo cooperare con il proprio lavoro all’opera creatrice, tutta la vita individuale e collettiva dell’uomo è sospesa a queste divine procedure: Amerai – questo futuro greco traduce il futuro ebraico, costruzione grammaticale con cui si esprime un comando, il comando, amail Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Nella croce, l’umanità ha sospeso Gesù per gridare a Dio Padre che Gesù non è stato percepito affatto come amico e Signore, ma come il nemico impostore supremo. Nella croce, Dio Padre ha lasciato sospendere suo Figlio per gridare all’umanità che, amico o no, Gesù è colui che incarna, realizza e annuncia la procedura dell’amore e, senza di lui, non potremo fare nulla, anzi, verremo nullificati in tutto ciò che senza di lui stiamo facendo. A quell’ama e a quella croce, che lo incarna fino al sangue e al dono totale, tutto è sospeso.

    Nota per il lettore
    La riflessione Sospesa è tratta dal libro Ispirare il cuore di Paolo Spoladore, Ed. Usiogope, Venezia, 2012.

  3. Vangelo di Matteo 18,15-20

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «15 Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 16 se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17 Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
    18 In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
    19 In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. 20 Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

    Desiderio unito

    Il boscaiolo, che si accinge a tagliare un enorme e lussureggiante faggio vecchio di centinaia d’anni, utilizzando il fazzoletto che aveva legato al collo per asciugare il sudore, userà tutta la vita e tutte le sue energie senza mai raggiungere il suo scopo, in più genererà in sé un profondo senso di fallimento, di sfiducia in se stesso e nella vita, ogni tipo di emozione frustrante, di delusione, di stanchezza infinita. Questo è il modo di affrontare la vita da soli, senza alcuna conoscenza delle procedure evangeliche, nell’ignoranza e nella stupidità più totale. In questo modo, la vita è un inutile spreco di tempo e di energie, e può fruttare solo sottomissione ai poteri forti, amarezza, schiavitù, delusione, tristezza, sfinimento, annullamento.
    Il boscaiolo che si accinge a tagliare lo stesso albero, usando un coltellino multiuso, dovrebbe comunque desistere, prima di riuscire nell’intento, a causa dell’usura della lama del coltellino e per le innumerevoli ferite provocate alle mani. Otterrebbero lo stesso risultato anche più boscaioli se affrontassero insieme, in tal modo, il taglio dell’albero. Questo è il modo di affrontare la vita da soli o associati dai separatismi della patria, della razza, del ceto sociale, attraverso le conoscenze elementari e minime acquisite dagli addestramenti, dalle culture, dalle ideologie, dalle mode, dalle convenzioni e politiche umane. È ancora un inutile spreco di energie e di tempo, senza risultati apprezzabili e godibili da tutti gli uomini, che può solo condurre all’inerzia e all’inedia totali.
    Se per tagliare il faggio, il boscaiolo usa una sega adeguata, pur impiegando molta, molta fatica e tempo, sottoposto sempre a un considerevole rischio, ma con l’aiuto di tutta l’esperienza possibile, egli riuscirà nel suo intento, riuscirà a tagliare l’enorme faggio. Questo è il modo di affrontare la vita, ascoltando umilmente e seguendo con coraggio il sentire del proprio cuore e il desiderio profondo e divino del proprio spirito, alla luce dell’intelligenza e della passione che Dio ha messo in ogni uomo. È il modo che permette di raggiungere l’obiettivo con molta, molta fatica e molto tempo, ma liberi da condizionamenti e schiavitù, con risultati apprezzabili, dignitosi e sicuri.
    Se per tagliare il faggio, il boscaiolo si unisce a un altro boscaiolo, usando un’unica sega a quattro mani, lo scopo sarà raggiunto in minor tempo, con minor fatica, con minor spreco di energia e in modo meno pericoloso. Questo modo di affrontare la vita, conoscendo e seguendo le procedure del vangelo, è il modo che usa non solo la potenza del desiderio del cuore e dello spirito – la sega unica –, ma anche la forza invincibile generata dall’unità, dalla comunione – a quattro mani. Questo modo ottiene il massimo risultato con il minimo sforzo, la riduzione del pericolo, la moltiplicazione dell’energia e dei frutti della gioia, del benessere e della vita.
    Una persona che desidera muove la potenza dell’energia del suo desiderio. Due persone che sono d’accordo su ciò che desiderano per chiederlo a Dio generano la potenza dell’energia del desiderio alla quale si aggiunge quella straordinaria dell’unità. Due persone che sono d’accordo su ciò che desiderano per chiederlo a Dio e lo fanno nel nome di Gesù, oltre a generare la potenza dell’energia del desiderio, alla quale si aggiunge quella dell’unità, conosceranno la potenza superiore e inarrestabile del desiderio che si innerva dell’unità in Gesù. La potenza, generata da tale unione del desiderio nel nome di Gesù, è tale che tutto e ogni cosa può muovere e indirizzare nell’universo verso la realizzazione di quel desiderio vissuto in quell’unità di cuori. In verità, quando l’uomo imparerà a usare questa energia, non avrà più bisogno di forzare nulla nella vita, non avrà più bisogno di affaticarsi e svuotarsi inutilmente di energie, non avrà più bisogno di combattere per raggiungere ciò che Dio e la vita può donargli in ogni istante. Quando l’uomo imparerà a usare questa energia, non sarà mai più schiavo di nessuno. I poteri forti non potranno più ingannare nessuno, spariranno in pochi minuti e saranno ricordati come sono ricordati i dinosauri spariti per sempre. In quel giorno ci si renderà immediatamente conto dell’inutilità di tutti gli sforzi, delle forzature, delle doverizzazioni, delle battaglie, dei conflitti, della fatica, del sangue e del sudore, sparsi e profusi per secoli e millenni per non raggiungere comunque mai i nostri desideri. In quel giorno le parole di Gesù se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro saranno le parole con cui ci saluteremo lungo la via, saranno le parole poste nel cuore dell’educazione, al centro della cultura e delle costituzioni, delle forme politiche, dei sistemi economici e dei sistemi terapeutici. A breve, sulla cenere infuocata di tutte le parole vuote e svuotanti finora dette, saranno queste le parole che guideranno l’umanità sul sentiero della vita nuova, e non occorrerà scriverle sui libri e impararle da addestratori, perché saranno la conoscenza, l’intelligenza, il canto e la musica, la danza, la gloria e la gioia stessa che scaturiranno dal cuore dell’uomo per potenza di Dio.

    Nota per il lettore
    La riflessione Desiderio unito è tratta dal libro Ispirare il cuore di Paolo Spoladore, Ed. Usiogope, Venezia, 2012.

  4. Vangelo di Luca 5,33-39

    In quel tempo, 33 i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!»
    34 Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? 35 Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
    36 Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. 37 E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. 38 Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. 39 Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”»

    Popolo Nuovo

    Dio ha bisogno di un popolo nuovo. Se Dio desidera versare nei cuori e nelle menti il vino nuovo delle nuove conoscenze, per il benessere e la felicità di tutti, non può farlo dentro cuori e menti vecchie, cristallizzate dai pregiudizi, indebolite dall’ignoranza, irrigidite dall’arroganza e dalle convenzioni. Non può farlo, perché le vecchie menti andrebbero in frantumi e la ricchezza dei suoi doni andrebbe versata e perduta.
    Dio ha bisogno di un popolo nuovo che non si nasconda più davanti alle sfide incredibili del nostro tempo, dietro antiche tradizioni, granitiche sicurezze e ingannevoli convenzioni, ma che sia capace di dialogare con tutto l’uomo e con tutti gli uomini per il vero bene dell’umanità. Dio ha bisogno di un popolo nuovo, sapiente e prudente insieme, che ami l’inedito come l’alba, e onori e difenda ovunque la profezia, trattando le prospettive diverse sempre con rispetto e onestà intellettuale. Dio ha bisogno di un popolo nuovo vestito degli abiti nuovi dell’amore, della festa e della gratitudine e non più delle tuniche grigie e oppressive del dovere, dell’ignoranza e della paura. Dio ha bisogno di un popolo nuovo che abbia il cuore forte e fragrante e la mente elastica e resistente come le fasce di rovere dei migliori otri appena costruiti. Dio ha bisogno di un popolo nuovo perché lo Spirito Paraclito è pronto a rivestire la nudità del suo popolo con abiti dallo splendore mai visto. Dio ha bisogno di un popolo nuovo perché il Paraclito è pronto a riversare nella mente e nel cuore della gente il vino nuovo della sapienza e della conoscenza di cose mai sentite e conosciute, il vino potente e inarrestabile della novità e della fantasia di Dio, il vino generoso e dolcissimo della fragranza della Parola di Gesù che ora fa nuove tutte le cose. Il popolo nuovo di Dio non nasce da gerarchie terrestri, non esce nemmeno da fessure umane, non è generato da carne e volontà umana, ma è generato per potenza di Santo Paraclito, lo Spirito della Vita, dalla compassione e dalla misericordia delle viscere del Padre, e guidato dal Signore, il Bel Pastore.

    Nota per il lettore
    La riflessione Popolo Nuovo è tratta dal libro Ispirare il cuore di Paolo Spoladore, Ed. Usiogope, Venezia, 2012.

  5. Vangelo di Matteo 23,27-32

    In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «27 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. 28 Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.
    29Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, 30 e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”. 31 Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. 32 Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri».

    Sepolcro

    Unico ponte verso la salvezza, unica via d’uscita dopo la crisi,
    corsia preferenziale verso la sicurezza sociale, politica, economica si presentano all’uomo,
    sepolcri pieni di rapina, immondizia, iniquità, morte sono in realtà,
    e come un abisso si apriranno sotto i piedi dell’umanità per inghiottirla.

    Valico sicuro verso il vero progresso, verso un’evoluzione scintillante,
    corridoio luminoso che conduce alla tanto attesa liberazione e all’agognata pace
    si presentano all’uomo,
    sepolcri pieni di rapina, immondizia, iniquità, morte sono in realtà,
    e come un abisso si apriranno sotto i piedi dell’umanità per inghiottirla.

    Itinerario certo verso il cambiamento, lo sviluppo sociale, culturale, religioso, intellettuale,
    rassicurante accesso verso l’incolumità, la tranquillità, il benessere si presentano all’uomo,
    sepolcri pieni di rapina, immondizia, iniquità, morte sono in realtà,
    e come un abisso si apriranno sotto i piedi dell’umanità per inghiottirla.

    Designati da Dio stesso a stabilire leggi, a esercitare il potere esecutivo, a guidare,
    reggere, governare i popoli, ad amministrare la giustizia si presentano all’uomo,
    sepolcri pieni di rapina, immondizia, iniquità, morte sono in realtà,
    e come un abisso si apriranno sotto i piedi dell’umanità per inghiottirla.

    Insostituibile, inevitabile passaggio verso un nuovo ordine mondiale, fatto di fratellanza,
    concordia, uguaglianza, intesa, collaborazione, cooperazione si presentano all’uomo,
    sepolcri pieni di rapina, immondizia, iniquità, morte sono in realtà,
    e come un abisso si apriranno sotto i piedi dell’umanità per inghiottirla.

    Innovativi, abbaglianti, amabili, attraenti, seducenti profeti di unità, destinati
    dall’Onnipotente a raccogliere tutti gli uomini sotto il credo di un’unica religione e fede
    si presentano all’uomo,
    sepolcri pieni di rapina, immondizia, iniquità, morte sono in realtà,
    e come un abisso si apriranno sotto i piedi dell’umanità per inghiottirla.

    Rassicuranti sostenitori, consolanti paladini, incoraggianti,
    zelanti fautori dell’unificazione e dell’accentramento della scienza, della medicina,
    della farmacologia, delle forme educative, delle strutture morali,
    delle istituzioni governative, dei sistemi finanziari ed economici,
    per una globalizzazione pacifica e vantaggiosa di tutti i popoli del pianeta,
    si presentano all’uomo,
    sepolcri pieni di rapina, immondizia, iniquità, morte sono in realtà,
    e come un abisso si apriranno sotto i piedi dell’umanità per inghiottirla.

  6. Vangelo di Matteo 23,1-12

    In quel tempo, 1 Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli 2 dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. 3 Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. 4 Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
    5 Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; 6 si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, 7 dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
    8 Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. 9 E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. 10 E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
    11 Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; 12chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

    Ovunque

    È salita, gradino dopo gradino, fin sulle cattedre delle religioni, sulle cattedre delle guide spirituali della terra. È coltivata più del grano, onorata più del Messia. Nei millenni ha riempito di colori e disegni migliaia e migliaia di chilometri quadrati di pareti, soffitti, corridoi, cuspidi e navate. Si ricopre di porpora e oro, perle preziose e ricchezza. È nello scopo di ogni azione, nel respiro trattenuto dell’ammirazione. È nella legge, è nelle costituzioni, è nell’occhio della gente. Svolazza negli abiti al vento e tra una banconota e l’altra, come un’onda millimetrica e colossale. Si alimenta di compiacimento offerto e ricevuto e preferisce le sedie comode, ma a patto che siano anche le prime nella fila dell’importanza. Serpeggia ovunque, non ha limiti di appartenenza, non conosce confini e recinti, sfrutta tutto e ogni cosa per espandere il suo impero e il suo dominio.
    L’ambizione non ha nemici sulla terra. L’ambizione controlla ogni cosa e ogni relazione, ogni rapporto e legame, affare, progetto e impegno.
    È lei, l’ambizione che crea la confusione spirituale e oscura l’intelligenza. Confusione tale e così profonda, che non solo ha disassato gli equilibri della vita, ma ha addirittura rovesciato la percezione di ogni cosa.
    L’ambizione ha talmente sovvertito ogni cosa che Gesù è costretto a ricordarci di essere prudenti perché, nel mondo di Dio, altri sono i piani e le verità: chi si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato. Sarebbe uno spreco innominabile passare tutta la vita entro le spire dell’ambizione per poi scoprire che, davanti a Dio, è meno del nulla e a nulla serve per la nostra crescita personale e per l’evoluzione collettiva.
    L’umiltà e vivere per la gloria di Dio è l’unico antidoto.

    Nota per il lettore
    La riflessione Ovunque è tratta dal libro Ispirare il cuore di Paolo Spoladore, Ed. Usiogope, Venezia, 2012.

  7. Vangelo di Matteo 22,34-40

    In quel tempo, 34 i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35 e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36 «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?»
    37 Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. 38 Questo è il grande e primo comandamento. 39 Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. 40 Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

    Prova

    Prova, senza amore. Prova, senza amare il tuo Dio con tutto il cuore e con tutto quello che sei. Prova, senza amare profondamente e con divino rispetto te stesso. Prova. Prova, senza amare i tuoi fratelli. Prova, senza amare la terra che cammini e il cielo che ti sovrasta, prova. Prova, senza amare l’acqua che bevi, senza amare il cibo che mangi o l’aria che respiri. Prova, senza amare il vento e le cascate, gli animali e i ghiacciai. Prova, senza amare i tuoi respiri, e il battito del tuo cuore e il pellegrinare del tuo sangue. Prova. Prova, senza amore, prova.
    Senza amore passerai i giorni, i secondi, gli istanti a metterti alla prova e a mettere alla prova gli altri, la vita e Dio. Senza amore non potrai fare altro che metterti alla prova e mettere alla prova continuamente tutti e tutto. Prova.

    Nota per il lettore
    La riflessione Prova è tratta dal libro Ispirare il cuore di Paolo Spoladore, Ed. Usiogope, Venezia, 2012.

  8. Vangelo di Matteo 22,1-14

    In quel tempo, 1 Gesù riprese a parlare loro con parabole ai capi dei sacerdoti e ai farisei e disse: 2 «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. 3 Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
    4 Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!” 5 Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; 6 altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.
    7 Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
    8 Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; 9 andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. 10 Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
    11 Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. 12 Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?” Quello ammutolì. 13 Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. 14 Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

    Cosa manca?

    Cosa manca all’invito del Re per essere gradito agli invitati? Qualcosa deve mancare per forza, vista la fatica degli invitati a rispondere! È un invito triste? No, è un invito a nozze, è l’invito per la festa meravigliosa del Figlio. Allora è un invito poco chiaro? No, è stato ripetuto in molti modi e da molte voci. Forse è un invito senza prospettive di divertimento? No, è l’invito a un banchetto gigantesco, immenso, meraviglioso. Senz’altro è un invito per una festa mal organizzata? No, la festa è organizzata divinamente, è il caso di dirlo, tutto è pronto, buoi e animali grassi già sul fuoco a rosolare, il banchetto è favoloso. Cosa manca all’invito del Re, tanto che gli invitati hanno preferito far finta di nulla o addirittura andare a lavorare il campo o a seguire gli affari? Cosa c’era d’irrispettoso e violento nell’invito del Re, tanto che i latori dell’invito sono stati presi, insultati, malmenati, uccisi? Cosa manca all’invito del Re, per essere stato motivo di tanta indifferenza o di tanta violenza? Una cosa manca. Manca quella cosa che, se non c’è, rende tutto così incerto, disordinato, pericoloso, imprevisto. All’invito del Re manca l’obbligo, manca la precettazione. L’invito del Re è libero, assolutamente libero e liberante. Questo lo rende motivo di sospetto per alcuni, di invidia per altri, oggetto di cupidigia per altri ancora. È la libertà intrinseca dell’invito che lo rende poco attraente agli occhi degli invitati ed è sempre la libertà dell’invito che scatena la corsa al possesso, al controllo, al trattenere. E anche quando, all’invito del Signore della vita, la reazione violenta dell’umanità viene sedata nel sangue e nel fuoco dalle forze stesse della natura – nella parabole nominate come le truppe del Re –, anche allora, con la sala piena di altri invitati, il peso della libertà si fa ancora sentire. L’invitato senza vestito a festa rappresenta appunto coloro che rispondono all’invito della vita senza apprezzare la potenza e la libertà dell’invito divino.
    A qualsiasi gruppo di invitati tu appartenga, visto che sei stato invitato, non dimenticare l’abito della festa, fratello, non per paura, ma per onorare, con il tuo sorriso e con la solennità della tua gratitudine, la gloria della vita e il nome del Signore della vita.

    Nota per il lettore
    La riflessione Cosa manca? è tratta dal libro Ispirare il cuore di Paolo Spoladore, Ed. Usiogope, Venezia, 2012.

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