I Daniele ed Escogitur

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Siamo noi, la CENTESIMA scimmia

L’amico Danilo Perolio (liberamenteservo.it) non sa, o meglio non sa ancora, che nell’ultimo film documentario di Marco Carlucci (già autore del premiato “Sporchi da morire“) c’è il suo contributo. Quantomeno nel titolo: “siamo noi – la centesima scimmia“. Eh sì, perchè se non fossi andato alla presentazione a Romagnano Sesia, non lo avrei conosciuto, e non mi avrebbe raccontato la storia della centesima scimmia, che ho scritto qui e che riprendo sotto, e, quando ne ho parlato a Marco, gli è piaciuta così tanto che ha pensato di farne il titolo del suo ultimo film-documentario.

Film documentario che non vedo l’ora di vedere e di far vedere a tutti: perchè tutti ci rendiamo conto che il nostro apporto, ancorchè minimo, può essere esattamente quello che mancava per rovesciare il sistema, proprio perchè noi eravamo quell’ultima scimmia dell’esperimento famoso. A rivederci non appena uscirà nelle sale.

La centesima scimmia e il gioco del golf

Golf(3)Ad un meeting aziendale di “team building, quelli fatti per creare lo spirito di squadra, ci fecero giocare a golf. Dopo un minimo di fondamentali, ci divisero in squadre, e in ogni squadra era inserito un giocatore “capace“. Ad ogni passaggio, ogni membro della squadra tirava, e si teneva solo il tiro migliore che, 4 su 5, era del giocatore “capace“, ma non sempre: capitava che ogni tanto uno dei neofiti azzeccasse un tiro migliore, e per quel passaggio veniva preso il suo per l’avanzamento della squadra. La lezione, alla fine, era più o meno questa: bisogna dare sempre il meglio di sè ad ogni tiro, perchè potrebbe essere che il nostro tiro sia quello che salva, che serve alla squadra.

Mi è tornata in mente questa esperienza oggi, parlando con l’amico Lucio (“L’ecat veneto“), che mi raccontava della centesima scimmia. Come forse avrete già letto, nell’esperimento della centesima scimmia (me ne aveva parlato la prima volta Danilo, liberamenteservo.it) succedeva una cosa particolare: in una popolazione di scimmie, distribuita su un arcipelago di isole, al raggiungimento di una certa soglia (appunto la cosiddetta “centesima scimmia“), una capacità (in particolare quella di lavare le patate trovate nella sabbia prima di mangiarle) diventava, quasi magicamente, patrimonio collettivo, una specie di eredità collettiva, elemento di una coscienza collettiva Junghiana. Come dire: serve una quota minima di coscienza ma, raggiunta quella quota, magicamente questa capacità, questa conoscenza, questo stato di coscienza diventa universale.

Per questo quando ci sembra che il nostro sforzo non serva a niente, che sia troppo difficile che le cose cambino, poniamoci la domanda (me l’ha suggerita l’ottimo Lucio che per questo ringrazio): “e se fossi proprio io la centesima scimmia? Se fosse proprio il mio il piccolo passo che, sommato a quelli di tutti gli altri, fa avvenire il cambiamento? Se fosse proprio grazie a questo mio tiro che la squadra può vincere?

(Anche perchè sarebbe pesante il contrario: e se cioè nulla cambia perchè io non ho fatto il salto, io non sono cambiato? Sarebbe una bella responsabilità, no?) Insomma, già detto altre volte, ma le conferme fanno sempre piacere: facciamo la nostra parte senza calcolo, senza paura, senza esitazioni, come se tutto dipendesse da noi, sapendo che tutto invece dipende da Lui.

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Attenti ai siti di controinformazioni e complottisti che producono ottimi video e argomentazioni con ogni consiglio utili a parte quello di “convertirvi” al Vangelo. Dietro a questo si nascondono di nuovo loro, i vari Zeitgeist… che rientrano nella agenda del Nuovo Ordine Mondiale. State vigili pertanto e siate puri come colombe e scaltri come serpenti. Radicatevi a Gesù e siate Santi.

Per ogni ulteriore approfondimento vi rimandiamo sul nostro sito di origine controllata http://www.escogitur.it o sulle icone qui a lato con le immagini di Maria da cui si accede direttamente alle varie tematiche tanto in voga nei vari siti di stampa libera e attualità.

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174 - SaioMarcoSGiovanniL’aristocrazia oggi è uno dei pochi baluardi contro la borghesia anticristiana o conciliarista e a favore della cultura materiale e della civiltà contadina per l’Instaurazione del Regno e di Tutte le Cose in Cristo.

Un caso per tutti è quello della famiglia dei Marchese dei Daniele, di cui Marco Turi Daniele, figlio primogenito è erede naturale. Oggi veste il ruolo di Preposito Generale degli Arcieri e porta il titolo nobiliare confermato ad Araì dal Duca di Orem (Portogallo), Capo della Casa dei Bragança, Pio Duarte.

E’ una battaglia epocale quella che i nuovi nobili devono combattere, perchè la rivoluzione borghese di Mammona è stata completata. E ripristinare l’Ordine Naturale di Cristo Re è una impresa improba a causa degli inganni che sono alla base dei sistemi matriciali e delle strutture di peccato. Ecco perchè la parola di comando lanciata da Parusìa diventa Apotàsso: ossia, dite “ciao ciao a Mammona” e tornate alla nobiltà regale di Gesù unendovi agli schieramenti del Popolo di Maria, Nostra Signora della Tenda.

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Per imparare a comprendere cosa ci gira intorno e come tenere sotto controllo i mainstream, l’informazioni di “regime” nel 2009 è stato fondato escogitur.it, dove sono raccolte le maggiori discussioni sulle Matrici di Inganno. Scoprirete presto che sono talmente tante le cose da apprendere, che alla fine conviene tornare all’inizio del Percorso di Conversione: l’osservanza dei Precetti e della prassi cristiana secondo il Vangelo. Quella che noi chiamiamo Resilienza Cattolica. Marco Turi Daniele, infatti, il 25 marzo 2011 a Fatima è stato messo a capo da Maria di questa Falange del Rosario da cui non si è sottratto nemmeno un istante, producendo materiale e partecipando attivamente in ogni luogo si potesse aprire un percorso di conversione e di discernimento.

E già, perchè molti che cercano la Verità, alla fine, lo sappiano o no, Cercano Dio! E’ dalla ricerca della verità che alla fine si entra nel canale giusto della osservazione, delle scoperte, della ricostruzione dei fatti. Esiste forse una Verità più grande capace di opacizzare e smascherare la Menzogna? Possono le Tenebre sovrastare la Luce? Certo che no. Ma per fare Luce sulla Verità occorre servirsi di un solo strumento capace di accendere la Luce: seguire Gesù, che è Via, Verità e Vita. Tutto ciò che è contrario a Gesù, di conseguenza toglie la Luce. E tutto ciò che vela la Rivelazione ed i 10 Comandamenti come unica Legge Morale, allontana da Gesù e dal Regno di Dio. Ma non sono le Tenebre che tolgono la Luce, bensì la nostra chiusura mentale, la nostra partecipazione attiva alle regole di questo mondo, all’ostinazione nel Peccato e nel Vizio; la credulità di chi crede nei Falsi Profeti, alla Menzogna e nei Falsi Idoli.

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I MARCHESE DANIELE, LA DEVOZIONE PER L’IMMACOLATA CONCEZIONE E LA FONDAZIONE DEI BORGHI DI BAGNI DI CANICATTINI (OGGI CANICATTINI BAGNI). LE RIMEMBRANZE E RICOSTRUZIONI STORICHE

(di Marco Turi Daniele – Arciere di Dio – discendente dei nobili Daniele)

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Nel 1854, giorno 8 dicembre, il Beato Papa Pio IX proclama il dogma dell’Immacolata Concezione con la bolla Ineffabilis Deus. Celebrata dal sec. XI, questa solennità, si inserisce nel contesto dell’Avvento-Natale, congiungendo l’attesa messianica e il ritorno glorioso di Gesù con l’ammirata memoria della Madre. Il simbolo della Immacolata Concezione (12 stelle su sfondo azzurro) campeggia nella bandiera riconosciuta dagli Stati Europei passata indenne anche dal giudizio dei nemici della Chiesa, che forse lo scambiarono, nei colori e nei segni, per un simbolo universale giudaico e pagano. Poco più di 100 anni dopo l’istituzione del Dogma, a Roma, furono firmati i Trattati che decretavano l’Unione Europea Economica portatrice di germi malefici per il destino degli Stati Nazione e per le Sovranità monetarie dei Paesi aderenti. E non solo.

Dunque, non memoria di una Santa, ricorre l’8 dicembre: ma la solennità più alta e più preziosa di Colei che dei Santi è chiamata Regina. Infatti, sebbene l’Immacolata Concezione di Maria è proclamata solo nel 1854, dal Papa Pio IX, la storia della devozione per Maria Immacolata è molto più antica. Precede di secoli, anzi di millenni, la proclamazione del Dogma che non ha introdotto una novità, ma ha semplicemente coronato una lunghissima tradizione. E’ in questo contesto che introduciamo la devozione della famiglia Daniele al Suo Sacro Cuore Immacolato e a CoLei che Mediatrice di Grazie concorre alla redenzione per questi Ultimi Tempi di Grande Tribolazione, come richiesto a LaSalette e Fatima. Saranno tempi di morte e catastrofi.

Già i Padri della Chiesa d’Oriente, nell’esaltare la Madre di Dio, avevano avuto espressioni che la ponevano al di sopra del peccato originale. L’avevano chiamata: ” intemerata, incolpata, bellezza dell’innocenza, più pura degli Angioli, giglio purissimo, germe non-avvelenato, nube più splendida del sole, immacolata”. In Occidente, però, la teoria dell’immacolatezza trovò una forte resistenza, non per avversione alla Madonna, che restava la più sublime delle creature, ma per mantenere salda la dottrina della Redenzione, operata soltanto in virtù del sacrificio di Gesù. Ciononostante, gli stessi Papi, la chiamavano già anche CorRedentrix.

Dicevano alcuni: se Maria fosse stata immacolata, se cioè fosse stata concepita da Dio al di fuori della legge del peccato originale, comune a tutti i figli di Eva, Ella non avrebbe avuto bisogno della Redenzione, e questa dunque non si poteva più dire universale. L’eccezione, in questo caso, secondo loro non confermava la regola, ma la distruggeva. Il francescano Giovanni Duns, detto Scoto perché nativo della Scozia, chiamato il ” Dottor Sottile “, riuscì a superare questo scoglio dottrinale con una sottile ma convincente distinzione. Anche la Madonna era stata redenta da Gesù, ma con una Redenzione preventiva, prima e fuori del tempo. Ella fu preservata dal peccato originale in previsione dei meriti del suo figlio divino. Ciò conveniva, era possibile, e dunque fu fatto. Giovanni Duns Scoto morì sui primi del ‘300. Dopo di lui, la dottrina dell’Immacolata fece grandi progressi, e la sua devozione si diffuse sempre di più. Dal 1476, la festa della Concezione di Maria venne introdotta nel Calendario romano. (http://santiebeati.it/dettaglio/20600)

Sulle piazze d’Italia, predicatori celebri tessevano le lodi della Vergine Immacolata: tra questi, San Leonardo da Porto Maurizio e San Bernardino da Siena, che con la sua voce arguta e commossa diceva ai Senesi: “Or mi di’: che diremo noi del cognoscimento di Maria essendo ripiena di Spirito Santo, essendo nata senza alcun peccato, e così sempre mantenendosi netta e pura, servendo sempre a Dio?”.

Nel 1830, la Vergine apparve a Santa Caterina Labouré, la quale diffuse poi una ” medaglia miracolosa ” con l’immagine dell’Immacolata, cioè della “concepita senza peccato”, dove era raffigurata come la conosciamo oggi: avvolta di stelle, 12 come il numero degli Apostoli, come le Tribù di Giacobbe, come i mesi dell’anno. Questa medaglia suscitò un’intensa devozione, e molti Vescovi chiesero a Roma la definizione di quel Dogma che ormai era nel cuore di quasi tutti i cristiani, compreso, umilmente, nel cuore dei Daniele.

Così, l’8 dicembre 1854, Pio IX proclamava la “donna vestita di sole” esente dal peccato originale, tutta pura, cioè Immacolata. Fu un atto di grande fede e di estremo coraggio, che suscitò gioia tra i fedeli della Madonna, e indignazione tra i nemici del Cristianesimo, perché il Dogma dell’Immacolata era una diretta smentita dei naturalisti e dei materialisti, e si ergeva su Roma, a protezione di quella che sarebbe divenuta da lì a poco da Caput Mundi la Capitale dell’Italia Unita e quindi la roccaforte da espugnare e smantellare con il consenso dei prelati e attraverso progetti massonici di nichilismo spirituale, sinarchia e sincretismo da svilupparsi proprio con la complicità dei clerici e dei teologi all’interno della Chiesa di Roma attraverso loro Papi “Illuminati” che stavano già preparandosi nel pensiero modernista e coltivando nelle loro consorterie.

E, sorpresa nella sorpresa, quattro anni dopo, ecco le apparizioni di Lourdes e il “IO SONO L’IMMACOLATA” (parole utilizzate da Nostra Signora rivolgendosi alla giovane ignara ed incolta Bernadette) apparvero una prodigiosa conferma non solo del Dogma che aveva proclamato la Vergine “tutta bella”, “piena di grazia” e priva di ogni macchia del peccato originale, ma di come Roma fosse in pericolo e con lei l’intera promessa cristiana di salvezza e giustizia. Una conferma che sembrò un ringraziamento e nel contempo un avviso, un ammonimento, e segno di abbondanza di grazie che dal cuore dell’Immacolata pioveranno sull’umanità.

Cominciamo da qui una storia avvincente, che sebbene frammentata e non lineare in assenza di fonti certe che possano suffragarci, oggi, anche per merito degli eredi del fu Marchese Mario Daniele, eredi più della devozione al Culto di Maria che delle sostanze oramai disperse, possiamo riprendere gli intrecci storici che distinguono questo nobile casato di origini che potremmo dire antiche e forse mediorientali, legandolo per la sua stessa natura di costruttori di “nuovi borghi” alla creazione di un nuovo modus operandi per la Fine dei Tempi: la riFondazione di neomodelli di BORGHI DI XENOBIA, Parrocchie per il Messaggio di Fatima e per l’edificazione del nuovo Dogma di Maria CoRedentrice e per l’elezione di un Papa Cum Degnitate.

Parleremo in questo racconto di Canicattini Bagni (Siracusa), il cui patrono è san Michele Arcangelo, non a caso. In questa semplice cittadina iblea si festeggia l’Arcangelo con il Palio di San Michele, manifestazione sacra, bella e fastosa, che il 29 Settembre di ogni anno attira numerosi visitatori dalle città limitrofe e anche molti turisti provenienti da tutta Italia. Il programma della festa prevede numerose celebrazioni sacre, popolane, culturali ed enogastronomiche, tra cui va citato il cosiddetto – Palio di San Michele.

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Stemma dei Daniele oggi nel Gonfalone di Canicattini Bagni

Lo STEMMA NOBILIARE DEI DANIELE che è nella Giara dei Borghi di Xenobia, è posto sopra il terzo altare sulla destra nella Chiesa dell’Immacolata in Ortigia a Siracusa che lo stesso Marchese Mario ha contribuito a edificare. In questa chiesa venivano sepolti i Daniele; infatti è conservata una lapide, svelta negli scellerati anni sessanta, che si riferisce alla famiglia dei Daniele.

ARMA. Scudo medioevale con sfondo azzurro, trangla (fascia, striscia orizzontale che simboleggia il cingolo d’oro portato intorno ai fianchi dagli antichi soldati per reggere la spada) inferiore rossa su cui posa un agnello pasquale colore argento che nei riflessi può anche interpretarsi come bianco con la testa rivolta e reggente tra piede e gamba destra l’estremità inferiore o calciolo di uno stendardo bifido e svolazzante, certamente la banderuola dell’Agnus Dei, di rosso alla croce bianca piana sopra asta d’oro, che discende diagonalmente. E’ da ritenere valida la raffigurazione dello stemma della Chiesa dell’Immacolata, dove l’asta reggibandiera passa davanti il corpo dell’animale per ragioni di logica e di statica.

CORONA di marchese, cimata da quattro fioroni d’oro (tre visibili), sostenuti da punte ed alternati da dodici perle, disposte a tre a tre, in quattro gruppi piramidali (due visibili).

MOTTO: Canicattini Bagni, su una lista bianca posta sotto lo scudo e composta tutta in lettere minuscole d’oro.

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Canicattini Bagni (Janiattini) è un paese della provincia di Siracusa sorto nel 1682 ad opera del Marchese Mario Daniele Patixano Bagni. Sorge in una zona collinare a 362 metri sul livello del mare. Canicattini Bagni (C.A.P. 96010) dista 194 Km. da Agrigento; 168 Km. da Caltanissetta; 81 Km. da Catania; 149 Km. da Enna; 177 Km. da Messina; 284 Km. da Palermo; 58 Km. da Ragusa; 23 Km. da Siracusa, alla cui provincia appartiene; 367 Km. da Trapani. Il comune conta 7.790 abitanti e ha una superficie di 1.511 ettari per una densità abitativa di 516 abitanti per chilometro quadrato. Il municipio è sito in via XX Settembre n. 42, tel. 0931-540111 fax. 0931-540207. Canicattini Bagni sorge sulle estreme propaggini dei monti Iblei a circa 20 km. ad Ovest di Siracusa, poco distante dal corso del fiume Cardinale. Il suolo, collinoso dalla parte di mezzogiorno, scende dolcemente verso tramontana fino alla cava di Alfano dove un ponte di pietra, costruito nel 1796, congiunge il territorio di Canicattini all’ex feudo Sant’Alfano.

La suddetta cava, correndo lunga verso levante, tocca il feudo “Bagni” dal quale prende il nome di “Cava Bagni”. Oggi è un paese in grande espansione che mostra con orgoglio per le vie del centro i suoi deliziosi edifici liberty. L’origine del borgo è simile a quella di molti centri siciliani sorti nella stessa epoca. Ufficialmente Canicattini Bagni è fondata il 21 luglio 1682 dal barone Mario Daniele che chiese ed ottenne dai Viceré di Sicilia (Periodo Vicereale 1516-1734Primo dominio spagnolo, Asburgo di Spagna 1516-1700; Secondo dominio spagnolo, Borbone di Spagna 1700-1713) Carlo II di Spagna (nonché, Carlo III di Sicilia e Carlo V d Napoli -17 settembre 1665 – 1 novembre 1700) la concessione della licentia populandi, decreto che permetteva (dietro pagamento di grandi somme di denaro e con vantaggi indiscussi per i baroni dell’epoca) la fondazione ex-novo di borghi. In realtà Canicattini ha origini ben più lontane ed esisteva ancora prima di tale concessione. L’elemento acqua, presente in grande abbondanza in tutto il suo territorio, aveva infatti favorito sin dall’antichità la formazione di insediamenti rupestri le cui testimonianze più remote risalgono al paleolitico. Le numerose necropoli-bizantine, il villaggio di Contrada Cavasecche, ancora fiorente in epoca bizantina, e l’esistenza di un “Casale Cannicattini” in epoca medievale testimoniano, inoltre, una continuità di utilizzazione del territorio e di insediamento umano che non si è mai interrotta. Alla dominazione araba sembra risalga l’origine del toponimo, anch’esso indissolubilmente legato all’acqua presente in abbondanza in queste terre. Il territorio fu abitato in passato da vari popoli quali Siculi, Romani e Bizantini come testimoniano le necropoli rinvenuti in quest’ultimo caso, nelle contrade ricadenti nel territorio di Canicattini Bagni o in zone limitrofe, quali Sant’Alfano, Cava Grande, San Marco, San Giovannello, Cugno Martino, Cozzo Guardiole, Bagni. Per quanto concerne il nome di Canicattini è molto incerto l’etimo. Alcuni lo fanno derivare dall’arabo “Yhan” o “Ayn” ( fontana) e dal latino “Neatinum” o “Netinum” (netino) ovvero fontana che scorre nel territorio di Noto; altri dal nome saraceno “Khandaq at-in” ovvero fossato del fango, per la presenza di numerosi e profondi fossati detti “cave“. Il nome iniziale di Bagni indica non la presenza di terme, ma l’appartenenza del territorio al marchese Mario Daniele Patixano, signore del feudo di Bagni; successivamente fu aggiunto il nome di Canicattini per indicare la baronia in cui era sorto. A partire dal 1630 circa, grazie alla accorta politica del barone Girolamo Daniele s’incrementò la produttività e migliorarono le condizioni di vita nel feudo. A ciò fu dovuto il repentino incremento demografico e urbanistico con la costruzione di edifici di pubblica utilità (mulino, carceri, magazzini, chiese). Il successore di Girolamo, Mario Daniele, ufficializzò l’esistenza del borgo nel 1682 (con la suddetta licentia populandi) e lo chiamò Bagni Canicattini, denominazione che è rimasta uguale fino alla seconda metà dell’Ottocento quando inspiegabilmente i due nomi furono invertiti. L’abitato ha origini recenti. La cittadina di Canicattini Bagni è caratterizzata per le sue vie lunghe, diritte e parallele attraversate da altre perpendicolari. Degna di nota è l’architettura che si affermò nei primi del “900 ad opera di maestranze locali “gli scalpellini” che si sbizzarrirono nel decorare portoncini, balconi e finestre con tralci di frutta, putti, volti di donna, ecc. secondo lo stile liberty dell’epoca ma adattandolo alle esigenze locali. Nel corso principale, nonchè parte più antica della città, si trovano alcuni dei monumenti cittadini principali, a partire dalla settecentesca Chiesa Madre del sec. XVIII ampliata nel secolo successivo. La Chiesa Madre fu edificata nel 1796 come si evince da una lapide posta sul retro dell’abside. Consisteva in una navata corrispondente all’incirca a quella odierna laterale di destra. Intorno al 1852 si pensò di ampliarla e destinarla a Chiesa Madre. Stilisticamente riecheggia la Chiesa del Collegio dei Gesuiti di Siracusa. La Chiesa del Purgatorio, edificata nel 1828, ha una sola navata. Nella sua piccolezza è un simpatico lavoro. Fu arricchita nel 1904 di un artistico prospetto di stile ionico. Più interessante si presenta il Ponte di S. Alfano, antico costrutto di pietra dell’anno 1796. Al di sopra del ponte, stanno scolpiti, uno a destra e uno a sinistra della strada, in pietra da taglio del tempo, due personaggi, portanti ciascuno una bottiglia e un pane. Una graziosa leggenda li dipinge come campieri, uno di nome Currarinu e l’altro Calamaru i quali, per odi personali, si uccisero proprio sopra il ponte. Importanti sono pure le necropoli bizantine di Cozzo Guardiole e di S. Elama dei secoli V-VII, le necropoli preistoriche e le catacombe cristiane di Contrada S. Alfano e Contrada Martino (http://www.siracusando.it/canicattini-bagni.html). Tra gli altri monumenti cittadini e architetture di rilievo citiamo la Chiesa dedicata alle Anime Sante ed i vari Palazzi e Case signorili le cui facciate sono sapientemente e splendidamente decorate in stile liberty con raffigurazioni floreali e barocche (http://www.sicilyweb.com/canicattinibagni/).

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Il territorio circostante la citta’ di Canicattini offre la possibilita’ di effettuare alcune escursioni turistiche interessanti comprendenti, ad esempio, il Ponte di Sant’Alfio – una settecentesca costruzione realizzata sfruttando la pietra locale e costituita da una sola arcata che si riversa nel dirupo della Cava Cardinale – e la stessa Cava Cardinale – sito dal notevole valore paesaggistico e naturalistico visto che comprende vari boschi di rovelle ed alcune masserie (http://www.sicilyweb.com/canicattinibagni/).

Siti di interesse culturale e naturalistico si trovano a 20 Km dal capoluogo Siracusa, città ricca di storia e antichità risalenti al periodo
greco-romano. Sempre presso Canicattini Bagni troviamo la città del Barocco, Noto e Palazzolo Acreide, la necropoli di Pantalica, le riserve naturali di Cava Grande del Cassibilee e di Vendicari
. (http://www.oleificiobagni.it/chi_siamo_1.html)

Le attività economiche principali sono l’agricoltura, l’allevamento e l’artigianato. I prodotti coltivati sono, prevalentemente: cereali, ortaggi, carrube, olive, mandorle e i foraggi. Particolarmente caratteristici sono i manufatti in marmo. Sono presenti allevamenti bovini, ovini e suini. (http://www.siracusando.it/canicattini-bagni.html)

La terra nobile e la “Licentia Edificandi” concessa ai Daniele. Con una popolazione di circa 7000 abitanti, Canicattini Bagni, ha una storia ben definita sin dai suoi arbori. Col trascorrere del tempo la voce “Bagni” è passata in seconda posizione e spesso per brevità la si tralascia. Il territorio dovette essere abitato nelle età antiche soprattutto dai Siculi, come si evince da alcune tombe a forno presso la contrada “Case Vecchie”. Il periodo storico maggiormente rappresentato è quello tardo romano e bizantino. Accanto alle ville dei nobili siracusani a poco a poco cominciarono a sorgere case rurali che si estesero sempre più fino a diventare dei veri e propri villaggi. Queste contrade furono ben presto attraversate dai propagatori della fede cristiana che trovarono, tra quei poveri, numerosi proseliti. Le testimonianze storiche di queste comunità cristiane, che nel periodo bizantino popolarono l’altopiano canicattinese, sono rappresentate dalla presenza di numerose necropoli e dal toponimo di molte contrade: Santolio, San Giovannello, San Marco ecc.. La più antica menzione di Canicattini risale al 1296 ai tempi di Federico II d’Aragona; nel registro del servizio militare dei baroni e dei feudatari di quell’anno troviamo che la baronia era posseduta da don Giovanni Migliotta. Dal 1296 al 1681 la storia di Canicattini è una storia di baronie. Da alcuni documenti risulta che il feudo era adorno del mero e misto impero cioè di tutte quelle prerogative che consentivano al barone di amministrare la giustizia dei vassalli. Tale privilegio in mano ai precedenti baroni poco scrupolosi dava luogo spesso ad abusi di ogni sorta contro la libertà personale dei sudditi. Le cose cominciarono a cambiare con l’arrivo dei Daniele e la popolazione ebbe un notevole incremento dopo il terremoto del 1693 che danneggiò molti centri del siracusano. Dunque, già feudo e casale duecentesco dei Capichio o Capizzi, la baronia di Canicattini era passata in possesso di Perruccio Daniele per l’investitura da lui ricevuta a Palermo il 12 luglio 1453 da Alfonso I il Magnanimo (già Re di Sicilia dal 1416 e quindi Vicerè dal 2 giugno 1442
al 27 giugno 1458), anche per riportare ordine sul territorio. Da poco San Bernardino da Siena era deceduto (nel 1444) e già nel 1450 era stato chiuso il suo processo di beatificazione, per le sue virtù eroiche e per l’amore che aveva per l’Immacolata. Occorreva riportare anche sull’isola oltre che sulla penisola italica, un senso di mitezza, cura e devozione cristiana. E’ in questo periodo che il culto per l’Immacolata Concezione da parte della stirpe dei Daniele entra di diritto in questa frazione di territorio siculo e di quelle che fu la Magna Grecia. Tuttavia, bisogna aspettare la seconda metà del Seicento, quando l’VIII Barone Mario Daniele Partexano, rifondando il casale, consentì la trasformazione del feudo in “terra” con il nome di Bagni Canicattini, imprimendo così la sua vocazione di costruttore e di devoto mariano. Poichè possedeva detto casale, Mario Daniele diventò I° marchese di Bagni (denominazione quest’ultima che esisteva già dal sec. XVI e che derivava dal feudo omonimo). Egli possedeva i feudi di Bagni, Canicattini e Bosco ed ottenne dalle autorita’ spagnole, che all’epoca dominavano la Sicilia, l’autorizzazione a creare un nuovo borgo che per lungo tempo fu denominato Bagni di Caniccattini. E, in parte per le sue capacità imprenditoriali, in parte per la sua devozione cristiana e senza dubbio per la sua onestà e magnanimità dopo il nefasto terremoto del 1693, che distrusse buona parte delle citta’ comprese nella Val di Noto, la citta’ fu in grado di contenere il notevole incremento demografico dovuto all’arrivo di numerose persone provenienti dalla vicina e distrutta citta’ di Noto, e che lui accolse. (http://www.blogsicilia.it/wp-content/uploads/chiesa-immacolata-435×470.jpg; http://siracusa.blogsicilia.it/la-festa-dell%E2%80%99immacolata-a-siracusa/20800/)

In seguito chiese ed ottenne il permesso ufficiale, cioè regio, di valorizzare il suo vasto feudo con l’onere di fabbricare al fine di favorire maggiore afflusso di abitanti, di agricoltori e coloni. La “Licentia Populandi“, come si diceva allora il Regio permesso, venne concessa in data 21 Luglio 1682. Dato atto che questo ramo dei Daniele fu fondatore di Canicattini Bagni, la comune opinione, ormai ultracentenaria, dei cittadini canicattinesi ritiene che lo stemma del Comune coincida con quello della nobile famiglia. Infatti, molte sono le riproduzioni più o meno aderenti al modello, che circolano in gagliardetti, scudi di bronzo e stendardi.

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La nobiltà d’arme e la devozione all’Immacolata Concezione. I Daniele: nobile ed antica famiglia di Siracusa. Un Perruccio, chirurgo da Noto, nel 1413 acquistò la baronia di Canicattini e sposò nel 1416 la causa di Alfonso I D’Aragona, il quale adottato da Giovanna II, e ricevuta la base giuridica per rivendicare il Meridione continentale ai danni di Renato I D’Angiò, forte di questa interpretazione nel 1416 Alfonso conquisterà militarmente il Regno di Napoli assumendo il titolo di Rex Utriusque Siciliae e unificando anche formalmente i due regni. Di seguito, in linea con la fedeltà aragonese, gli succedette Guglielmo, investito il 19 ottobre 1463, ed a questi il figlio Pietro Giovan Vincenzo, investito a 5 dicembre 1510. Un Nicolò fu giurato di Siracusa nel 1442-43; un Guglielmo senatore di detta città nel 1482-83, 1486-87; un Vincenzo, barone di Canicattini, giurato nel 1514-15, senatore nel 1525-26; un Nicolò, barone di Canicattini, maestro notaro della Regia Cancelleria del Regno nel 1661; un Mario Daniele e Patixano fu primo marchese di Bagni per real privilegio dato a 6 ottobre esecutoriato a 20 dicembre 1680; un Giuseppe Maria Daniele e Bonanno, marchese di Bagni, fu capitano di Siracusa nel 1782-83 e giurato nobile nel 1786-87: un Giuseppe Daniele e Landolina, marchese di Bagni e barone di Canicattini per investiture del 23 marzo 1801, fu patrizio di Siracusa nel 1809-10; un Salvatore-Maria, marchese di Bagni, fu capitano di giustizia di detta città nel 1810-11. Un altro ramo di questa famiglia lo troviamo decorato del titolo di conte, per concessione avutane, con real privilegio del 17 agosto esecutoriato a 1 ottobre 1678, Giuseppe Maria Daniele, che tenne la carica di senatore di Siracusa negli anni 1689, 1691, 1696, 1701 e quella di capitano di giustizia nel 1682. Detto titolo lo vediamo in potere di un Gregorio, senatore patrizio di Siracusa nel 1792-93, per investitura del 17 maggio 1789, e, per la sua morte senza figli, passò alla sorella di lui, Vittoria, la quale ne ottenne investitura a 20 settembre 1793. (Testo estratto dal nobiliario siciliano del Dott. A. Mango di Casalgerardo http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/bibliotecacentrale/mango/dacquino.htm)

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Arma: di rosso, all’agnello pasquale d’argento, posto sulla campagna d’azzurro.

Approfondimenti culturali. Storia di Acre, prima colonia greca di Siracusa e d’intorni. Di VINCENZO TEODORO …La chiesa più antica (di Acre) era quella di S. Martino appoggiata al Castello e confinante ad oriente con S. Blandano: all’alba vi si celebrava la “missa cantus galli” per i lavoratori di prima levata aventi obblighi mattutini. Dagli “Annali di Siracusa dal 1200 al 1400” di G. Capodieci apprendiamo che la chiesa siculo-normanna di S. Nicolò fu consacrata nel 1215 da Bartolomeo Gash (1212-1222), 31.mo Vescovo d’Ortigia (e non da un certo Adamo nominato da Onorio III, come affermano alcuni): danneggiata seriamente dal terremoto e in attesa di essere restaurata, le funzioni sacre furono solennizzate in una “commoda barracca” allogata nei pressi di S. Sebastiano a pochi passi dalla “speziaria”. Non sappiamo quando essa fu fatta Matrice, ma sulla sua Chiesa di S. Domenico (ossia prima Chiesa di San Paolo) in piazza degli Uffizi con annesso Convento fondato dalla “bizzocca di S. Domenico” Suor Girolama Scalzo (1577-1632) col concorso del nobile Mario Daniele

Narra Fra’ Giacinto Leone che il 2 marzo 1606 la Benevides, “per magior servizio di nostro Signore, e per la buona amministrazione della giustizia, e reprimere l’audacia di alcune persone temerarie, e delinquenti, e per lo governo di detta terra, desidera avere lo Mero, e Misto Imperio: quattro scudi per ogni fogo” (= famiglia). Era come barattare i diritti dei cittadini, trattarli né più né meno come roba da supermercato. Sulla “vexata quaestio” Tonino Grimaldi dà questi dettagli: 1a signora aveva la competenza di giudicare gli abitanti del feudo sia nelle cause civili che penali e di nominare i giudici e gli ufficiali di giustizia”. E ancora: poteva infliggere punizioni corporali lievi o gravi, fino “al taglio del naso o delle orecchie, all’amputazione degli arti”, senza escludere la “pena di morte per glaudio, per soffocamento od altro” (Studi Acrensi 1, p. 78). Ma la morte, che come la livella pone sullo stesso piano sia i potenti che i sudditi, il 26 settembre 1618 raggiunse colui che s’era svenduto il paese per debiti, Artale III Alagona e Bonajuto; e più tardi anche la Baronessa sparì di scena, lasciando l’eredità a Camilla (Fiorella Manueli di Licodia), ch’era stata legittimata e col primo marito D. Pietro Velasques aveva avuto tre figli Francesco, Gutterra e Maria; ai quali se ne aggiunsero tre di secondo letto: Vincenzo Franco, Giuseppe e Calcedonio (nati da Nunzio Ruffo dei Principi di Scilla). Della successione, Vincenzo Franco fece gratuita donazione al fratello uterino Gutterra Velasques e Santapau, che si proclamò primo Principe di Palazzolo (15.mo di Sicilia), per averne acquisito il titolo il 21 maggio 1622. Morto egli senza prole, la donazione recesse in favore di Vincenzo Franco, Barone di Licodia ammogliatosi con Giovanna Ruffo, principessa di Scilla, con la quale generò i figli Francesco e Tiberio. Fu durante il Principato di Vincenzo Ruffo che “la bizzocca” Suor Girolama Scalzo (1577-1632) “infervorò il popolo di Palazzolo di fondare il Convento dei PP. Domenicani” e fu lei che “persuase la Confraternita della Chiesa di S. Paolo, a cedere la Chiesa alli PP. Domenicani: come infatti gli la cesse, per atto pubblico” (“Notaro Paolo Buggiuffo a 26 Giugno 1627”, Selva, p. 218). Anche il nobile Mario Daniele si addossò una parte dell’onere per la edificazione del Convento, per aver ricevuto la grazia della liberazione del figlio ch’era stato sequestrato dal banditi Cavallo e Longino. Nel 1663 D. Francesco Ruffo fece rinuncia degli stati di Palazzolo e Licodia in favore del fratello D. Tiberio Ruffo (terzogenito di Vincenzo e Giovanna Ruffo), che amministrò il Principato a partire dal 4 giugno 1665.

Nel 1677 avvenne la “memorabile ribellione” popolare per l’aumento del prezzo del frumento, di cui ci siamo occupati un paio di volte sui giornali e ultimamente con un servizio sul Corriere il 7-8 del 2006. L’episodio, che si concluse con una reazione disumana e crudele, è significativo per le condizioni sociali in cui versava la popolazione rispetto alla classe dirigente e alla nobiltà ligie come sempre alle leggi feudali e protette dalla monarchia. Il 6 novembre 1683 a D. Tiberio Ruffo (sposato con D. Agata Branciforte) successe il figlio minorenne Guglielmo sotto la tutela dello zio Marchese Girolamo (padre di Mario Daniele, non citato nella araldica? nda): il quale, cresciuto in età, contrasse matrimonio con Silvia Marra avendone il figlio Fulco Antonio. Il 15 luglio 1690, durante il Principato di Guglielmo Ruffo e Santapau, la Sacra Congregazione dei Riti, sulla base dei decreti di Urbano VIII, confermò l’elezione di San Paolo a patrono di Palazzolo. Ma tre anni dopo il paese e le regioni a Sud dell’isola furono scossi da una inaudita violenza sismica, così descritta da P. Giacinto Farina per indiretta testimonianza: “in quest’anno 1693 a 9 gennaro a 3 e 3 quarti nella Sicilia e particolarmente nella Valle di Noto, un gagliardo terremoto che conquassò tutto il Valle e questa terra di Palazzolo di modochè portò un gran terrore e paura al mortali, ma niente sarebbe stato di danni se non avesse replicato a 11 del medesimo mese di Gennaro. In questo paese di Palazzolo le persone che furono oppresse dalle pietre arrivarono al numero di mille. Un quanto agli edifici delle case e delle Chiese non restò niuno vestigio e principalmente della bella Madre-Chiesa, il cui “campanile era degno di essere veduto, colla bella Cupola del cappellone” (“Selva di memorie antiche”, 1869). Diceva uno scrittore: senza la distruzione sismica, difficilmente i paesi di Val di Noto sarebbero risorti col “nuovo stile”, grazie alla sensibilità e al concorso dei nobili, degli Ordini religiosi, dei cittadini della borghesia e soprattutto dei così detti “genii loci” che impressero al nuovo assetto urbanistico una impronta decorativa incancellabile. Il secolo XVIII albeggiò con alcune complicanze politiche che interessarono ancora la terra glorificata da Federico II, “stupor mundi”: scomparso Carlo II, ultimo sovrano di Casa d’Austria sul trono di Spagna, a governare i siciliani fu chiamato Filippo V, che dall’oggi al domani “s’incorporò tutti gli stati, e Baronie della Sicilia, che erano delli Principi Napolitani, fra i quali fu D. Guglielmo Ruffo, e Santapau, Principe di Palazzolo, e Marchese di Licodia”.

http://www.girgenti.it/RDS%20anno%20XXVIII/rds_n.1314/XXVIII13_14Teodor.htm

La discendenza dei Daniele ed i Vasta. Il Marchese Mario Daniele ebbe 9 figli, dei quali, l’ultimo, Antonino darà seguito all’unico ramo cadetto della famiglia che non si estinguerà nel tempo: quello dei Daniele Vasta (da Carmela). Il Commendatore Giovanni DANIELE VASTA nato a Catania, era amico del Primo Ministro Italiano Francesco Crispi e di Emile Ollivier, ministro repubblicano di Napoleone III. Ricoprì la carica di Prefetto nel periodo post unitario, prima a Trapani (dal 1878 al 1880), poi a Vicenza (12.02.1880 20.04.1882 http://www.prefettura.it/vicenza/contenuti/25812.htm), quindi a Siracusa dal 1982 al 1984 (http://www.portalestoria.net/ITALIA%20PREFETTI.htm), a Siena dal 18 maggio 1884 (http://www.prefettura.it/siena/contenuti/9659.htm), a Reggio Calabria dal 1890 al 1891 ed infine a Lecce, dove concluse il servizio pubblico. Giovanni Daniele Vasta ebbe due figli, Oliviero DANIELE funzionario dello Stato e Nino DANIELE (Lecce, 1 marzo 1888 – Torino 1967) che è stato un giornalista italiano. Questi nacque dal prefetto di Lecce, Giovanni Daniele Vasta (Catania) fu anche capo legionario a Fiume, a Zara e in tutta la Dalmazia e luogotenente di Gabriele D’Annunzio. A Roma fondò nel 1908 il primo giornale imperialista, Il Principe. Lavorò nel quotidiano romano Il Mondo fondato a Roma dal conte Matarazzo nel 1922.

Emigrò in Brasile nel 1926 e collaborò alla Folha de Manha, a Il Pasquino Coloniale e fondó il Diario Latino, primo giornale in italiano a San Paolo nel dopo guerra. Pubblicò il libro D’Annunzio Politico dove racconta le vicende dell’impresa fiumana e tutti i retroscena politici che l’accompagnarono, essendo stato segretario e fiduciario politico di D’Annunzio al quale si era affiancato all’età di vent’anni prima della guerra di Libia.

A San Paolo fu autore e curatore dei Quaderni della Libertà dove apparvero gli scritti Fiume bifronte con saggi su Giulietti, Antonio Gramsci, Benito Mussolini, Gabriele D’Annunzio. Intervistò a Roma Guido De Giorgio e in Brasile Amedeo Rocco Armentano. Negli anni cinquanta si recò in Portogallo e intervistò l’ex re Umberto II di Savoia in esilio. L’intervista fu pubblicata in un quotidiano di San Paolo e contiene interessanti indicazioni di Umberto II sulla politica europea e sul futuro della monarchia in Italia.

Sposato con Vittoria De Masi ebbe tre figli maschi Ivan Arai e Leo. (Amelia Lazzaroti?)

Storia antica, storia moderna: le lotte dinastiche dagli Svevi ai Borbone. Il primo insediamento normanno nel Mezzogiorno d’Italia, nel 1027, si deve a Rainulfo Drengot, investito dal Duca di Napoli Sergio IV del titolo di conte di Aversa in compenso dell’aiuto ricevuto nel conflitto con i Longobardi del Principato di Capua. Nel giro di pochi anni si ebbe il rapido fiorire di signorie normanne:

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https://i2.wp.com/upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/e/e1/Sud_Italia_nel_1112.jpg/200px-Sud_Italia_nel_1112.jpgRe di Sicilia Insulare e Peninsulare (1130-1282)

Regno di Sicilia nel 1154. Nel 1127, morto Guglielmo senza lasciare figli, il ducato viene annesso alla Contea di Sicilia, retta da Ruggero II. Il 27 settembre 1130 Ruggero II fu nominato Re di Sicilia dall’Antipapa Anacleto II. Tale nomina fu poi confermata da Papa Innocenza II nel 1139. Ruggero riuscirà poi a completare la conquista di tutto il meridione d’Italia, segnando la nascita di uno stato centralizzato.

Ruggero II e Guglielmo II

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Svevi, Hohenstaufen (1194-1266) Costanza d’Altavilla, figlia postuma di Ruggero II Rex Siciliae et Italiae, sposò il figlio di Federico Barbarossa Enrico di Svevia, re di Germania ed imperatore del Sacro Romano Impero, che carpì la successione al Regno di Sicilia spodestando il legittimo Re Guglielmo III, figlio di Tancredi; rimasta vedova, Costanza regnò in nome del figlio Federico II del Sacro Romano Impero, poi re di Sicilia con il nome di Federico I, di Gerusalemme e Sacro Romano Imperatore.

Federico II (Stupor Mundi) Hohenstaufen Imperatore del Sacro Romano Impero, Re di Sicilia (come Federico I) e Corradino di Svevia (ultimo discendente del casato poi decapitato a Napoli da Carlo I D’Angiò)

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Francesi, Angioini (1266-1282) I Sovrani svevi, Federico II e Manfredi in particolare, battono strade di espansione e affrancamento dalla tutela pontificia che li porteranno a collidere con il Papato le cui armi (investitura dei Sovrani e scomuniche) risultano fatali per la Dinastia sveva che chiude tragicamente il proprio ciclo con la decapitazione di Corradino nella Piazza del Mercato a Napoli (1268).

Su invito del Pontefice Clemente IV, scende in Italia (1265) Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia Luigi IX, investito con Bolla papale del titolo di Re d’ambedue le Sicilie, prima traccia documentale di una serie, a volte intricata, di appellativi del Regno. Da qui la controversia che fa riconquistare la Sicilia ad Alfonso I il Magnanimo e appresso la storia dei Daniele, suoi alleati.

In copertina Panorama aereo di Canicattini Bagni di Luigi Nifosì CANICATTINI BAGNI (SR)

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20 risposte a “I Daniele ed Escogitur

  1. Vangelo di Matteo 10,7-15

    In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «7 Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. 8 Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
    Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. 9 Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, 10 né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
    11 In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
    12 Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. 13 Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. 14 Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. 15 In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».

    Gratuitamente

    Che giorni devono essere stati i primi giorni della chiesa? Che giorni i giorni in cui i discepoli di Gesù univano all’annuncio delle inaudite procedure evangeliche la potenza di guarire ogni malattia e infermità e addirittura di risorgere i morti? Che giorni devono essere stati i giorni in cui dalle labbra dell’apostolo usciva la buona notizia che l’amore di Dio è sempre con noi, che il distacco dai beni è la prima forma di liberazione, che il perdono da chiedere a Dio e da offrire sempre ai fratelli è la prima pulizia per la mente e per il cuore? Che giorni devono essere stati i giorni in cui dalle labbra dell’apostolo usciva la buona notizia delle procedure di Gesù per una vita nel pieno benessere e, nello stesso istante, usciva dalle sue mani una potenza così grande, da guarire tutte le malattie dell’uomo e perfino da superare la morte?
    Che giorni devono essere stati quelli? Che grande meraviglia. Che totale semplicità. Che indiscutibile luminosità.
    Erano giorni fondati sull’energia delle energie, sulla potenza delle potenze che tutto rende possibile e realizzabile. Gratuitamente [greco: doreàn] avete ricevuto, gratuitamente [greco: doreàn] date. Doreàn, avverbio, “senza una ragione, senza motivo, gratis, per lascito, per dono, per regalo”, corrisponde all’ebraico chinnàm, “gratuitamente, senza ragione, senza motivo” – formato dal sostantivo chèn, “grazia, favore, benevolenza, bellezza”, unito alla desinenza avverbiale nàm. Il sostantivo doreà significa “dono” nell’accezione di “dono di grazia di Dio”, infatti, in Atti 2,38, lo Spirito è la doreà di Dio.
    Gratuitamente è la chiave per mantenere i doni divini che Gesù dona ai suoi per il bene di tutti. Gratuitamente è l’opposto dell’ambizione. Gratuitamente non si riferisce solo alla libertà dal denaro, è molto, molto più ampio il cerchio di movimento di questo atteggiamento spirituale, come è molto, molto più ampio il cerchio di interesse dell’ambizione.
    Gratuitamente da Dio vengono donati i doni, gratuitamente è l’energia per mantenerli in vita, gratuitamente l’alimento per nutrirli, gratuitamente la modalità per seminarli, gratuitamente la procedura perché portino frutto.
    Gratuitamente uccide l’ambizione. L’ambizione uccide il gratuitamente.

    Nota per il lettore
    La riflessione Gratuitamente è tratta dal libro Ispirare il cuore di Paolo Spoladore, Ed. Usiogope, Venezia, 2012.

  2. Vangelo di Matteo 6,24-34

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 24 «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
    25 Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
    26 Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? 27 E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
    28 E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. 29 Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 30 Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
    31 Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?” 32 Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
    33 Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 34 Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

    Mamonàs

    Il greco mamonàs riproduce lo stato enfatico mamòna del sostantivo aramaico di uso comune mamòn. L’etimologia della parola è incerta. La derivazione più probabile è la radice semitica ’mn, “ciò in cui si ripone la propria fiducia”; altri traducono: “ciò che è depositato”, “ciò che è posto al sicuro”. Questo vocabolo non è attestato nell’Antico Testamento, tuttavia faceva parte del linguaggio giudaico, poiché si trova in testi come il Talmud o nel linguaggio giuridico della Mishna. Mamòn è qui definito il “patrimonio”, non solo nel senso di denaro ma anche di tutto ciò che è possedimento e che può essere tradotto in denaro. È il possesso di oggetti, e spesso, nel mondo ebraico, si contrappone alla nefèsh,la vita. Mamòn era usato anche per indicare il denaro che si usava per corrompere il giudice nei processi, oppure il denaro dei ricatti. Quindi mamòn, presso i giudei, aveva un senso di biasimo, di critica, di disonorevole, abbietto. Mamòn era sempre in contrapposizione agli anawìm, cioè coloro che mettevano tutte le loro forze in Dio. Gli uomini di mamòn erano coloro che affidavano tutto di sé ai beni della terra, erano cioè i ricchi e i potenti, che ottenevano questa condizione di vita praticando l’ingiustizia e il sopruso come predatori violenti.
    Nel vangelo questo termine ricorre solo in bocca a Gesù che lo contrappone direttamente a Dio, definendo così, senza possibilità di fuorvianti interpretazioni, i due possibili padronisignori assoluti della vita dell’uomo. Dio, il non-possesso, che diventa dono e gratuità e mammona, il possesso che diventa attaccamento e trattenere.
    Indipendentemente da quale padrone-signore hai deciso di servire, una cosa è certa: questi due padroni non possono essere scelti ed essere serviti dallo stesso cuore, nello stesso momento. Sono entità opposte e generatrici di opposte energie, e uno esclude sempre l’altro. Perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. È possibile l’abbandono-sicurezza in Dio o la sicurezza in mammona, che a sua volta diventa dio.
    Quando servi qualcuno, appartieni al suo regno, aderisci alle sue regole, al suo regolamento, alle sue procedure, ai suoi obiettivi, ai suoi principi. In questo contesto, la realtà più devastante che possa esistere oggi sulla terra è che la stragrande maggioranza degli uomini, ridotti in miseria e mancanza di ogni bene indispensabile, si trovi a servire mammona e a odiare Dio senza nemmeno saperlo; questo è ad assoluto vantaggio dei poteri forti e dei predatori, del gruppo dei vantaggi. Quando i poveri saranno ispirati a riconoscere questo inganno a cui sono incatenati e si libereranno dal possesso e dalla paura di quel poco che potrebbe loro mancare, in pochi minuti i potenti della terra vedranno crollare il loro castello di ricchezze e potere.
    Agli uomini non servono guerre e proteste di piazza per ristabilire l’armonia e la giustizia, serve una nuova consapevolezza secondo l’ispirazione evangelica.

    Nota per il lettore
    La riflessione Mamonàs è tratta dal libro Ispirare il cuore di Paolo Spoladore, Ed. Usiogope, Venezia, 2012.

  3. Vangelo di Luca 13,31-35

    31 In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere».
    32
    Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. 33 Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”.
    34
    Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! 35 Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”»

    Preparati

    Gerusalemme, Gerusalemme, hai ucciso e lapidato i profeti che sono stati mandati a te per prepararti all’incontro con Colui che viene a offrire salvezza. Gerusalemme, Gerusalemme, hai ucciso e lapidato i profeti che sono stati mandati a te e così non solo non ti sei preparata all’incontro con Colui che viene a donare salvezza, ma hai aperto le porte per far entrare tra le tue mura colui che viene a portare distruzione e devastazione. Gerusalemme, Gerusalemme, non hai voluto incontrare Colui che viene a offrire salvezza e, ormai, colui che porta con sé distruzione e devastazione è dentro di te, ragiona in te, parla in te, si muove in te. Gerusalemme, Gerusalemme, non hai accettato che Colui che viene a offrire salvezza raccolga i tuoi figli come fa una chioccia con i suoi pulcini sotto le sue ali, per proteggerli, metterli al riparo, accudirli, guidarli. Gerusalemme, Gerusalemme, non hai accettato di metterti sotto le ali di Colui che viene a offrire salvezza, e ti sei fatta proteggere dai lupi rapaci del mondo, che sono entrati tra le tue mura per sbranarti, ti sei fatta difendere dai poteri forti e violenti degli imperi, che non hanno altro in cuore che approfittare di te e saccheggiarti, hai affidato la tua vita in mano a re senza scrupoli che non desiderano altro che schiavizzarti e sottometterti, a politici corrotti che non sanno fare altro che organizzare i propri interessi, a scienziati senza amore, a maghi, istrioni, falsi illuminati e profeti senza onore, che amano solo il denaro e il potere.
    Preparati, popolo della vecchia Gerusalemme, preparati perché quello che non hai cantato al tuo Signore in sapiente gratitudine e intelligente riconoscenza, lo hai proclamato al principe delle tenebre e della morte e, prima che il Signore torni, il principe del male si sta organizzando in tutto il mondo per attirarti nel suo abisso. Preparati, popolo della vecchia Gerusalemme, preparati perché le porte che non hai aperto al tuo Signore nella gioia e nell’amore, le hai aperte al principe della separazione e dell’inganno e, prima che il Signore torni, il principe del male sarà entrato in ogni tua strada, piazza, stanza e giaciglio.
    Figli di Gerusalemme, vi siete vergognati di Colui che viene a offrire salvezza e lo avete disprezzato, per osannare colui che porta con sé distruzione e devastazione. Figli di Gerusalemme, la vostra scelta è rispettata ed ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Figli di Gerusalemme, siete stati abbandonati a voi stessi e non vedrete più il volto di Colui che viene a offrire salvezza, fino al giorno in cui Colui che viene a offrire salvezza tornerà, e tutta l’umanità canterà: Benedetto colui che viene nel nome del Signore! In quel giorno finiranno le argomentazioni, le filosofie, le ideologie, le discussioni, i pareri, le opinioni, i parlamenti, i ragionamenti, le dimostrazioni, le dottrine, le culture, e tutto sarà sostituito dal canto dolcissimo e solenne dell’umanità risvegliata e amante della nuova Gerusalemme.
    La nuova Gerusalemme non si rivolgerà più a Colui che viene a offrire salvezza con le parole e i discorsi, ma solo con il canto, il canto che nascerà dalla profondità del cuore e con tutta la forza dell’intelligenza: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!

  4. Vangelo di Luca 13,22-30

    In quel tempo, Gesù: 22 passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. 23 Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?»
    Disse loro: 24 «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. 25 Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!” Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. 26 Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. 27 Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!” 28 Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
    29
    Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. 30Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

    Perché?

    Se nella stagione della semina un uomo semina girasoli nel proprio campo, non potrà mai raccogliere frumento in quel campo, nella stagione del raccolto. Perché? Se un uomo mette a seccare al sole peperoncini, non potrà mai pensare di trovare poi essiccate delle foglie di tabacco. Perché? Semplicemente perché la vita è intelligente. La vita è intelligente – dal verbo latino intellìgere, “percepire, intendere, conoscere, leggere dentro”, formato da ìntus, “dentro”, e lègere, “raccolgo, leggo, comprendo” –, è sempre, e in modo impeccabile, perfettamente, completamente, immancabilmente, intelligente. Come fa la vita a essere così intelligente? La vita, con tutto ciò che esiste, è sempre intelligente, perché la vita, con tutto ciò che esiste, è sempre e completamente connessa alla vibrazione originaria, la vibrazione originaria che ha scritto in tutto ciò che esiste le informazioni e l’energia supreme, adatte, opportune, corrette per generare e sostenere la vita. La vita è intelligente, perché regola ogni suo movimento molecolare e cosmico, leggendo perfettamente e senza discutere ciò che è già scritto.
    Un seme di pesco non produce e non produrrà mai ciliegie, perché è intelligente, è connesso alla vita. Per questo il seme di pesco non scrive le informazioni e l’energia con cui vivere, ma le legge. Un torrente non corre verso la sorgente ma scende verso il mare, perché è intelligente e connesso alla vita e per questo il torrente non scrive le informazioni e l’energia con cui vivere, ma le legge. Il sole non sorge e tramonta fuori orario e fuori posto ma è sempre, regolarmente preciso in modo cronometrico, perché è intelligente, è connesso alla vita. Per questo il sole non scrive le informazioni e l’energia con cui vivere, ma le legge. Solo l’uomo, pur essendo fatto della stessa pasta di cui è fatto tutto il creato, può comportarsi in modo non intelligente e non connesso, questo perché gli è stato fatto dono del libero arbitrio. Il libero arbitrio è stato donato all’uomo per offrirgli la possibilità, oltre che di leggere e rimanere connesso alla vibrazione del creato, di scrivere e dettare informazioni utili e sempre più raffinate per generare, entro il sistema naturale, un sistema esistenziale e sociale proteso al massimo benessere e alla gioia piena. Questo dono, fatto all’umanità, di poter raffinare con la propria intelligenza il proprio destino, entro il meraviglioso ecosistema della natura, l’uomo l’ha usato per saziare la propria avidità, per ingozzare la propria vanità e non progredire nella felicità e nel benessere, sovvertendo così l’equilibrio naturale del pianeta terra. L’uomo ha usato la sua intelligenza per essere non intelligente, e vive ormai una vita quasi completamente sconnessa dalla vibrazione originaria.
    Quando un gruppo di aguzzini incatena un popolo nella miseria e nella schiavitù, impedendogli di provvedere in modo autonomo al proprio sostentamento, quel popolo non potrà che morire di fame. Perché? Perché Dio è ingiusto? Perché la vita è cattiva? Perché quel popolo è a questo destinato a causa di un fato tanto crudele quanto inevitabile? Quel popolo muore di fame perché la vita è connessa, la vita è intelligente, segue sempre, impeccabilmente le sue regole, non le riscrive secondo le occasioni, secondo l’ingiustizia, la stupidità, l’ignoranza, la violenza con cui l’uomo può intromettersi nell’immenso, perfetto e armonioso ecosistema della vita. In questo caso è il gruppo di aguzzini che compie un gesto non intelligente, perché è contro l’intelligenza della vita. Compie un’azione criminale, perché è un’azione che deriva da energia e informazioni che non sono secondo la vibrazione originaria, energia e informazioni preordinate ad avvantaggiare la morte e non la vita.
    Popoli interi, in questo momento, soffrono l’indigenza e la fame, vivono nella miseria e nella disperazione non perché la vita sia ingiusta o perché siano in balia di una divinità malvagia, ma a causa dell’intervento di aguzzini spietati che hanno operato una serie di scelte umane non intelligenti rispetto all’intelligenza della vita, e hanno generato, per i loro interessi, situazioni e condizioni non connesse alla vita. Quando l’uomo non legge la vita, ma cerca di riscriverla, secondo i propri interessi, comodi, le proprie avidità, vanità, compie scelte e azioni non connesse alla vita, non intelligenti, scelte e azioni che non avvantaggiano la vita, ma la distruggono e la devastano. Quando l’uomo compie azioni ingiuste, in realtà compie azioni non connesse, dunque non intelligenti. L’uomo iniquo e crudele è fondamentalmente un uomo che, accecato dalla sua presunzione, non capisce, e non vuole capire, che non la vita appartiene a lui, ma lui appartiene alla vita. L’uomo iniquo e crudele usa la sua intelligenza per sconnettersi da Dio, dalla vita, da se stesso e dagli altri, e in questo è un uomo decisamente non intelligente, un uomo che la vita stessa non può riconoscere come suo figlio. Potrebbe mai la vita riconoscere come suoi figli coloro che, deliberatamente, intenzionalmente, volontariamente, si sono sconnessi dall’intelligenza della vita, compiendo ogni genere di azioni ingiuste e scellerate, provocando la miseria, la fame, la sofferenza, la morte di milioni di persone?
    Coloro che si sconnettono deliberatamente dalla vita, compiendo azioni non intelligenti, azioni inique e malvagie, resteranno fuori dalla luce di Dio nella vita senza fine. Resteranno fuori a gridare al Signore della vita di aprire, e il Signore della vita risponderà loro: non so di dove siete, non siete più a me connessi, non siete più connessi all’intelligenza della vita ma all’avidità dei vostri cuori. Allora i non connessi cominceranno a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. Ma il Signore della vita, il Signore dell’intelligenza dichiarerà: voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!
    Coloro che ritengono di essere i rappresentanti di Dio e della giustizia in terra, ma vivono sconnessi dall’intelligenza della vita per l’iniquità delle loro azioni, saranno cacciati fuori dalla vita senza fine nella luce di Dio. Coloro invece che, anche senza aver conosciuto il Signore della vita e la sua Parola, avranno sempre vissuto connessi alla vita e alla sua intelligenza, senza compiere azioni non intelligenti, di iniquità e violenza, verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio.
    Ed ecco, vi sono ultimi, che sono ritenuti i non intelligenti e non sapienti dal mondo, che saranno primi davanti alla vita, rispetto a come aderiscono all’intelligenza della vita, e vi sono primi, che ritengono di essere i primi per intelligenza e sapienza nel mondo, che saranno ultimi davanti alla vita.

  5. Vangelo di Luca 11,47-54

    In quel tempo, il Signore disse: «47 Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. 48 Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite. 49 Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, 50 perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: 51 dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione. 52 Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito».
53 Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, 54 tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.

    Durissime

    Gesù afferma: guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito.
    Parole durissime per tutti coloro che, nella storia dell’uomo, hanno esercitato ed esercitano nei confronti dell’umanità la più terribile e la più devastante delle violenze e delle crudeltà: portare via dal cuore della gente e nascondere all’intelligenza dell’uomo la chiave della conoscenza. Costoro non entrano per niente nella dimora della conoscenza, e, con astuzia e perversa malizia, impediscono di entrare a coloro che vorrebbero entrarvi.
    Portare via dal cuore della gente e nascondere all’intelligenza dell’uomo la chiave della conoscenza è il più terribile e distruttivo crimine contro l’umanità, perché, senza la chiave della conoscenza, l’uomo è costretto a vivere come un cieco pur avendo gli occhi, come un sordo pur avendo orecchi, senza amore pur avendo un cuore, senza genio pur avendo intelligenza, senza gioia pur essendo un figlio del Dio della gioia.
    Portare via dal cuore della gente e nascondere all’intelligenza dell’uomo la chiave della conoscenza è il più ignobile e spregevole crimine contro l’umanità, perché, senza la chiave della conoscenza, l’uomo è costretto a vivere come uno schiavo pur essendo stato creato libero, come un sottomesso pur essendo un principe nell’essenza. È costretto a vivere in modo disarmonico pur vivendo in un cosmo immenso e meravigliosamente armonioso, ammalato e debole pur essendo un essere perfetto e progettato divinamente, senza gratitudine pur essendo fornito di capacità intellettuali, senza pace pur essendo un figlio del Dio della pace.
    Portare via dal cuore della gente e nascondere all’intelligenza dell’uomo la chiave della conoscenza è il più sanguinario e feroce crimine contro l’umanità, perché, senza la chiave della conoscenza, l’uomo è costretto a vivere completamente sconnesso da se stesso, dai suoi fratelli, dalla vita e dal Creatore.
    Portare via dal cuore della gente e nascondere all’intelligenza dell’uomo la chiave della conoscenza è l’azione più spietata e atroce che si possa compiere contro l’umanità, perché è all’origine di tutto il dolore, la sofferenza, la miseria, la paura, l’ingiustizia, la violenza in cui vive l’umanità, preda di ideologie sconsiderate, incatenata a convinzioni scientifiche, arbitrarie quanto dispotiche, appartenenti alla peggiore subcultura che un uomo possa partorire.
    Ma qual è la chiave della conoscenza di cui parla Gesù? La chiave della conoscenza di cui parla Gesù è la sapienza, l’intelligenza, sono le procedure del funzionamento della vita, rinchiuse nelle procedure del suo vangelo. La chiave della conoscenza è il vangelo stesso, inteso non solo come testo scritto, ma anche come sorgente energetica di straordinaria potenza, capace di sprigionare la conoscenza che può ispirare l’umanità e illuminarla verso qualcosa di assolutamente nuovo e innovativo.
    Chi sono le persone che Gesù indica come responsabili di questo terribile crimine contro l’umanità? Gesù indica i dottori della legge come coloro che deliberatamente portano via la chiave della conoscenza all’umanità. I dottori della legge che hanno il compito di custodire le sacre scritture, di studiarle, interpretarle, spiegarle al popolo. Per il ruolo che rivestono, i dottori della legge ritengono di avere il monopolio della conoscenza rispetto a Dio e alla Parola di Dio, e, di fatto, impongono al popolo il pensiero unico della loro interpretazione della Parola, interpretazione che garantisce loro il potere e il dominio assoluto sul popolo, così che il popolo non può più avvicinarsi alla potenza e alla luce della Parola di Dio. In questo modo i dottori della legge si negano intenzionalmente la possibilità di entrare nella luce della conoscenza e, al tempo stesso, incatenando al palo dell’ignoranza e dell’inconsapevolezza l’umanità, le impediscono completamente di accedere ai piani dell’evoluzione spirituale e intellettuale, facendo in modo che non possa incamminarsi nelle più elementari vie che conducono al benessere per tutti, alla salute, alla gioia e alla felicità. Quando Gesù afferma: guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito, afferma che proprio gli uomini di religione, cui l’umanità si è affidata per avere conoscenza e sapienza, sono gli uomini che non solo non si sono lasciati immergere nemmeno un istante nella luce della conoscenza e della sapienza offerta loro da Dio, ma che hanno anche programmato, pianificato e operato senza sosta, con perversa astuzia e malvagia perfidia, per impedire all’uomo di godere anche del più piccolo spiraglio della conoscenza e della verità.
    Nel vangelo apocrifo di Tommaso, il numero 102 dei lòghia di Gesù – discorsi, parole dette da Gesù – esprime in modo molto incisivo questo atteggiamento perverso dei rappresentanti della religione rispetto alla conoscenza e al loro compito di condividerla con l’umanità: Maledetti i farisei! Sono come un cane che dorme nella mangiatoia: il cane non mangia, e non fa mangiare il bestiame.

  6. Vangelo di Giovanni 3,13-17

    In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «13 Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. 14 E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, 15 perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. 16 Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17 Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

    Sopra la testa

    È stato fatto sventolare di tutto. È stato fatto sventolare di tutto sopra le teste degli uomini. Gli uomini hanno accettato che sventolasse di tutto sopra le loro teste. È stato fatto sventolare di tutto sopra le teste dei popoli raccolti in assemblea per motivi religiosi, politici, ideologici, sportivi. È stato fatto sventolare di tutto sopra le teste dei popoli raccolti nelle sfilate celebrative, nei cortei commemorativi, nelle manifestazioni di protesta o di favore nei confronti del potere. È stato fatto sventolare di tutto sopra le teste delle armate in battaglia, delle flotte per mare. È stato fatto sventolare di tutto sopra le teste degli uomini, bandiere, stendardi, emblemi, vessilli, insegne, simboli, stemmi. All’inizio si metteva un drappo colorato a sventolare su un pennone, per distinguersi a distanza, per farsi riconoscere. Usare un drappo che sventola sopra la testa, per distinguersi dagli altri e farsi riconoscere, ha trasformato con il tempo il drappo in bandiera, in vessillo, in un oggetto sacro in cui identificarsi, separandosi da tutti coloro che si identificavano con altre bandiere e simboli. Un po’ alla volta la bandiera è diventata non solo l’oggetto sacro in cui un popolo poteva identificarsi e separarsi dagli altri popoli, ma l’oggetto che, sventolando sopra le teste, diventava riferimento, guida, direzione, una specie di faro diurno, un faro di stoffa. Quando la bandiera, il vessillo, lo stemma sono stati accettati dai popoli come simboli attraverso i quali potevano essere guidati e diretti, i popoli sono stati pronti a farsi comandare, dominare, schiavizzare da una bandiera, da un simbolo, da uno stemma, da un marchio. In tutti gli antichi imperi, il gonfaloniere, colui che portava la bandiera, era una delle cariche più ambite e importanti. Nella storia della chiesa, il titolo di gonfaloniere ha rappresentato l’aspirazione più ambita conferita direttamente dai pontefici ai sovrani, ai principi, ai personaggi illustri, agli uomini di potere. È stato fatto sventolare di tutto sopra le teste degli uomini, perché il progetto satanico della bandiera si potesse compiere pienamente. Il processo della bandiera è passare da oggetto di distinzione, a oggetto di identificazione, da oggetto di identificazione a sinonimo di separazione, da sinonimo di separazione a simbolo di guida, riferimento, direzione, fino a diventare arma di dominazione, catena di schiavitù, marchio di appartenenza e sudditanza.
    Ogni impero, regno, trono, dominazione, stato, nazione, popolo, città, paese, borgo, castello ha avuto la sua bandiera. Ogni ideologia, religione, setta, partito politico ha avuto la sua bandiera. Ogni fortezza militare, accampamento, fortino, armata, esercito, flotta, nave e imbarcazione ha avuto la sua bandiera. Ogni guerra, massacro, genocidio, olocausto, assedio, saccheggio ha avuto la sua bandiera. È stato fatto sventolare e issare di tutto sopra le teste degli uomini, perché fosse per loro simbolo di appartenenza, sicurezza, onore, fedeltà, ma qualsiasi cosa sia stata fatta sventolare e issare sulle teste degli uomini proveniva certamente dalla terra, dalla linea orizzontale delle cose e delle realtà terrene. Come potrà mai essere posto in alto come riferimento e guida, segno di salvezza, simbolo di libertà e liberazione, protezione e difesa per l’umanità qualcosa o qualcuno che proviene dalla terra? Che livello di evoluzione intellettuale e spirituale manifesta un’umanità che accetta sopra la propria testa e sopra la propria dignità, sopra la propria vita e libertà, elevata in cima a un’asta, una bandiera, un vessillo, un riferimento, una salvezza, una difesa, una liberazione che viene dalla terra, che viene dall’uomo? Ecco perché Gesù afferma: bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna, riferendosi all’innalzamento della sua persona sull’asta della croce ma anche all’innalzamento della sua persona e del suo messaggio al di sopra dell’umanità, perché solo lui può essere realmente guida, difesa, riferimento, salvezza dell’umanità. Senza volerlo, e certamente saperlo, gli uomini che hanno innalzato in croce Gesù per ucciderlo ed eliminarlo dalla storia, dal cuore, dall’intelligenza, dalla conoscenza dell’umanità, innalzando fisicamente Gesù su quell’asta di legno, come trofeo di caccia, in realtà hanno innalzato Gesù, simbolicamente e per sempre, al di sopra della testa di tutta l’umanità, come l’unico e il solo che lì può essere assiso come Signore e Re della vita. Gesù lo afferma senza mezzi termini: Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. Solo a colui che è sceso dal cielo, solo a colui che può essere innalzato al di sopra delle testa dell’umanità, come il Messia Yeshua, che tutti può sanare e salvare, l’umanità si può affidare completamente e totalmente, senza rischiare di essere crudelmente defraudata, derubata, saccheggiata, ingannata come è sempre successo quando si è consegnata nelle mani degli uomini, di ladri e impostori.
    Il testo evangelico conferma senza mezzi termini che Gesù e solo Gesù può essere innalzato come unico riferimento e guida dell’umanità per disposizione divina: Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

  7. Vangelo di Luca 2,41-52

    41 I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua.
    42
    Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. 43 Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. 44 Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45 non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
    46
    Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. 47 E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
    48
    Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». 49 Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» 50 Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
    51
    Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. 52 E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

    Il Padre

    Giuseppe e Maria, di ritorno da Gerusalemme, dopo le feste della Pasqua, perdono di vista Gesù, e, credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Maria e Giuseppe cercano Gesù tra parenti e conoscenti, così come si può cercare uno di famiglia, uno che fa parte del parentado, uno che si sente essere parte della parentela, ma non lo trovano. Perché? Perché Gesù non è venuto sulla terra per partecipare ai legami del parentado umano, non è venuto per intessere relazioni familiari, per sottoporsi al possesso degli amori terreni. Quando poi Maria e Giuseppe dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava, e credono di aver trovato il loro figlio, in realtà, dalla risposta di Gesù, che non capiscono per nulla, si rendono conto in qualche modo di aver trovato il figlio di qualcun altro, un figlio di un altro padre, il Figlio del Padre.
    Gesù, il Figlio del Padre, anche se appena dodicenne, chiarisce perfettamente ai suoi genitori terreni, e, insieme, all’umanità, che lui non è venuto sulla terra per corrispondere alle aspettative dei legami umani, per soddisfare le attese dei familiari terreni, per appagare i desideri degli uomini e delle donne del suo tempo, per rispettare i calcoli delle convenzioni e convinzioni umane, per ossequiare le prospettive e le previsioni dell’addestramento terreno, genitoriale e culturale. Gesù è il Figlio del Padre celeste, e dà assolutamente per scontato che il compimento della sua vita è onorare esclusivamente il desiderio del Padre suo, quello vero, l’unico. Lui lo spiega così: Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio. Gesù sa che il primo, il più comune e fondamentale atto di idolatria e di tradimento nei confronti di Dio è considerare i padri e le madri terreni come divinità e concedere loro l’autorità che dovrebbe avere solo il Padre celeste. Il modo più consueto per rinnegare Dio e allontanarsi da lui è passare la vita a corrispondere alle aspettative dei legami umani, soddisfare le attese dei familiari, appagare i desideri degli altri, rispettare i calcoli delle convenzioni, convinzioni, degli insegnamenti umani, è ossequiare le prospettive, le previsioni, le consuetudini, le leggi, le tradizioni, le mode dell’addestramento terreno, dimenticando che l’uomo ha un solo Padre, Dio Creatore e solo a lui deve portare onore, amore totale e totale obbedienza. L’uomo che ossequia, ascolta, riverisce, considera, segue, ama il padre, la madre, i legami terreni, più di come ossequia, ascolta, riverisce, considera, segue, ama il Padre del cielo, è un uomo disorientato, disassato, offuscato, senza energia, ansioso, smarrito, inconcludente, fragile, infelice, infermo, perché si distacca dalla fonte stessa della vita, dall’energia dell’amore, dalla sorgente della gioia e della conoscenza.
    Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio
    segna l’inizio di una nuova generazione umana che ha imparato che non i legami relazionali e familiari devono generare rispetto e amore, ma il rispetto e l’amore possono generare legami e relazioni umane, e che, per poter realizzare magnificamente il proprio compito nella vita terrena, è indispensabile stabilire, quanto prima, quali devono essere i legami con gli uomini della terra e quali con il Dio del cielo.

  8. Vangelo di Giovanni 20,2-8

    In primo giorno della settimana Maria di Màgdala 2 corse e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!»
    3
    Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. 4 Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5 Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
    6
    Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, 7 e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
    8
    Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

    Salvezza e guarigione

    Per un alpinista travolto da una valanga che rimane sepolto ma vivo, per uno che annaspa in acqua e sta per annegare, per chi rimane incastrato ma vivo sotto le macerie, dopo un terremoto, per chiunque è in pericolo e vive uno stato di emergenza dove è a rischio la sua stessa sopravvivenza, la tempestività e la professionalità dei soccorsi sono assolutamente decisive. Coloro che credono in Gesù come il Figlio di Dio – il nome Gesù, Yeshua in ebraico, significa Salvatore e Sanatore – riconoscono in lui il Messia Salvatore, il Soccorritore del mondo, il Redentore dell’umanità. Il Cristianesimo stesso si fonda sulla verità di fede secondo cui Gesù ha redento il mondo e l’umanità con la sua incarnazione, morte e risurrezione. Nel mondo religioso cristiano è consuetudine radicata considerare che Gesù si sia incarnato, sia morto in croce e sia risorto proprio per salvare definitivamente l’umanità dal male e dal peccato e per generare, nella potenza dello Spirito Santo, un nuovo popolo di Dio. Questa consuetudine teologica di concentrare l’azione salvifica di Gesù a partire dalla sua venuta sulla terra ha inesorabilmente portato le menti degli uomini di religione a considerare la venuta di Gesù non solo come il compimento di una particolarissima storia della salvezza, ma anche come lo spartiacque spazio-temporale della storia umana, che dopo Gesù è stata salvata e redenta in modo completamente diverso rispetto all’umanità che è vissuta prima di Gesù. La teologia cristiana si è dovuta arrampicare per secoli sugli specchi delle elucubrazioni mentali per spiegare con una certa logica che anche l’umanità precedente a Gesù è stata comunque salvata da Gesù. Lo spiega considerando la venuta di Gesù come un evento metastorico, un evento cioè che, pur essendo circoscritto a una determinata data temporale, attraversa trasversalmente, nella sua efficacia salvifica, la storia dell’umanità. Ma allora, quando e come Gesù ha salvato l’umanità?
    Dai giorni dell’Eden, in cui l’uomo ha compiuto la scelta di separarsi da Dio e di mettersi in rivolta contro di lui, l’uomo ha cominciato a scivolare pericolosamente nel terrificante e letale abisso di Satana, e ha iniziato immediatamente ad avere bisogno di soccorso, protezione, sostegno, guarigione, assistenza, difesa. Senza il soccorso di Dio l’umanità sarebbe stata irrimediabilmente perduta. Ma quando e come il Signore è venuto in soccorso dei suoi figli? Se la regola universale che stabilisce che il miglior soccorso, quello che offre maggior probabilità di sopravvivenza, è quello più tempestivo oltre che, ovviamente, quello più appropriato e professionalmente adeguato, è valida anche nella dimensione dello spirito, allora il Signore non deve e non può certo aver mancato di tempestività. Una cosa è certa, alla domanda sul quando il Signore ha iniziato a salvare e a sanare i suoi figli, la risposta è: fin da subito, dal primo istante, immediatamente. L’azione di salvezza di Gesù è iniziata all’istante, all’istante sono iniziate le sue cure amorose, la sua opera di guarigione dall’interno del cuore umano. Potrebbe mai il Signore aver mancato di tempestività nel soccorrere i suoi figli che, pur volontariamente, si sono allontanati da lui, mettendosi in pericolo? E come Gesù ha salvato l’umanità, in che modo? Attraverso la compassione, la misericordia, il perdono, in una parola, attraverso la potenza smisurata e meravigliosa dell’amore. Il quando di Dio è subito, il come di Dio è amore, sempre, da sempre, per sempre. La morte e la risurrezione di Gesù non compiono l’opera della salvezza e della guarigione dell’uomo, che sono già ovviamente, completamente e potentemente iniziate, ma le rivelano, le rivelano all’uomo. Prima di Gesù l’uomo era già salvo in Gesù, ma non lo sapeva, non poteva esserne consapevole. Gesù è venuto sulla terra per far conoscere all’uomo che può essere salvo e come può essere salvo, che può essere guarito e come può essere guarito. Il vangelo è la summa delle procedure indispensabili per realizzare sulla terra, con l’aiuto dello Spirito, la salvezza e la guarigione dal male velenoso e mortale della ribellione contro Dio, salvezza e guarigione potentemente volute dal Padre e affidate al Figlio nello Spirito Santo.
    E come ha risposto l’umanità all’incarnazione di Gesù sulla terra? Indifferenza, totale e assoluta noncuranza dei popoli, ostilità e odio dei potenti, pur essendo stato annunciato e profetizzato per secoli e secoli. E come ha risposto l’umanità alla fragranza dolcissima della conoscenza e della sapienza divine che Gesù è venuto a portare? Ridicolizzandolo con arroganza, definendolo un demonio, un ubriacone amico della feccia dell’umanità, uno scadente ciarlatano, un impostore, un ribelle fomentatore di dissenso, un bestemmiatore. E come ha risposto l’umanità al calore avvolgente e rassicurante della compassione di Gesù, alla mitezza e alla potenza folgorante del suo sguardo? Facendone a pezzi la pelle e la carne a frustate, sbattendogli in testa una corona di spine, sputandogli addosso, prendendolo a bastonate in faccia. E come ha risposto l’umanità all’amore tenerissimo con cui Gesù è venuto a spiegare all’umanità come procedere su questa terra per afferrare con forza la mano di Dio per essere tutti salvati e sanati? Con il tradimento, inchiodandolo mani e piedi a una croce per massacrarlo e ucciderlo. Così ha risposto l’umanità.
    Non la morte di Gesù in croce, per mano degli uomini, ha salvato l’umanità, e nemmeno l’infinita tolleranza e pazienza con cui Gesù ha accettato tanta violenza e odio dell’uomo, ma la sua scelta tempestiva e immediata di salvare l’uomo già dal primo istante della sua ribellione. L’amore con cui Gesù ha risposto all’uomo dell’uomo rivela in modo inequivocabile la sua scelta assoluta di salvare l’umanità. La risurrezione non è l’azione miracolosa per eccellenza con la quale Gesù dimostra che è Dio, ma serve ad annunciare all’uomo che, nonostante il trattamento riservatogli, Gesù non ci abbandonerà mai, non lascerà mai che la morte del cuore vinca sulla vita e sull’amore. Gesù non è risorto per vincere la propria morte ma per vincere la nostra morte, la morte che abbiamo nel cuore fin dentro l’anima. Gesù non è morto e risorto per guadagnarsi la fede e la riconoscenza dell’uomo ma per rivelare al mondo che l’amore di Dio non può essere né combattuto né vinto, perché l’amore di Dio è subito, è sempre, è tutto. Gesù, Yeshua, non è solo il Salvatore, è anche il Sanatore dell’uomo, e sicuramente nessuno sarà mai più tempestivo e professionale di lui nel riportare l’umanità tra le braccia del Padre, nella festa senza fine.

  9. Vangelo di Matteo 10,17-22

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:«17 Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; 18 e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
    19
    Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: 20 infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
    21
    Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. 22 Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».

    La paura

    La paura è un’emozione che nasce da un particolare dialogo interiore ma con il tempo, se non si modifica quel dialogo interiore, la paura diventa la mente, diventa un modo di pensare rigido e stratificato, che si carica continuamente di tensione fino a sovralimentare tutto il sistema nervoso e il corpo di energia negativa e tossica. La paura si alimenta esclusivamente di immagini stratificate pregresse, per questo perpetua schemi mentali ripetuti e ripetitivi, completamente distaccati dalla realtà e inutilizzabili per vivere una vita felice, sana e serena. Un dialogo interiore che continuamente parla in termini di confusione, incertezza, negatività, mancanza, insufficienza, giudizio inquisitorio, pregiudizio cristallizzato, calcolo interessato, non potrà che generare l’emozione della paura, paura che può avere il gusto del panico, del terrore, dei sensi di colpa, dell’ansia, dell’indifferenza, del rancore, della rabbia, ma è sempre paura. La mente impaurita rimuove ciò che non conosce, sospende ciò che non capisce, annulla ciò che non porta vantaggio immediato. La mente che vive infettata da pensieri di insoddisfazione, fastidio, giudizio, calcolo si alimenta così tanto di paura che si abitua al gusto elettrochimico che l’emozione della paura produce nel cervello e questa abitudine crea nella persona infetta una tossicodipendenza cerebrale acuta quanto potente. Per verificare lo stato di tossicodipendenza emotiva da paura di una mente è sufficiente che qualcuno o qualcosa le impedisca di assicurarsi la sua dose quotidiana di paura, e subito quella mente scatterà come una molla per agitarsi nel meccanismo del disaccordo incontrollato e perpetuo. Il cervello che usa le proprie capacità cerebrali elettrochimiche per costruire una mente fatta di pensieri di paura sarà sempre un cervello facilmente controllabile, perché assolutamente prevedibile e per questo completamente manipolabile dai sistemi del potere. È mantenendo i popoli nella paura che i sistemi del potere detengono il dominio totale dell’umanità in ogni dimensione del vivere umano. È la paura il vero tribunale dove si pianifica la giustizia dell’umanità, il vero parlamento dove si esercita il governo dei popoli, l’unica palestra dove l’uomo viene allenato all’accettazione e alla sopportazione della tirannia e della schiavitù, la scuola dove viene addestrato a pensare sempre male di Dio, di se stesso, degli altri e della vita, l’ateneo dove viene formato all’avidità, al possesso, per garantire le regole del sistema economico che avvantaggia solo i ricchi e i potenti. La paura è la gigantesca catena che impedisce all’umanità di decollare verso la sua radiosa evoluzione. Per questo il messaggio di gioia di Gesù è tutto proteso a ispirare l’uomo a smettere di aver paura, a smettere di vivere di paura. Il vangelo è tutto tessuto di procedure e metodi per imparare a smettere di avere paura e per non vivere più di paura. Anche quando Gesù parla ai suoi amici dei pericoli che potranno minacciare i discepoli del vangelo, li invita a essere prudenti, ma non ad avere paura, li invita a diffidare degli uomini del potere politico e religioso, ma non a temerli, dice infatti: Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe, e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Gesù invita i suoi amici a non fare mai, mai pensieri di paura nemmeno quando dovranno subire la violenza dei violenti, l’arroganza degli ignoranti, la pazzia dei prepotenti, ma a fidarsi completamente della potenza e della fantasia dello Spirito Paraclito, il Consolatore Difensore.
    Non sarà la paura a guidare l’umanità verso la sua magnifica e pacifica evoluzione, ma sarà l’amore, l’amore di Dio che diventerà la vera intelligenza e spiritualità dell’umanità.

  10. Vangelo di Matteo 11,16-19

    In quel tempo, Gesù disse alle folle: 16 «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: 17 “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!” 18 È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. 19 È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».

    Mente installata

    Satana è malvagio quanto astuto. È riuscito a installare tra il cervello e lo spirito dell’uomo una mente fittizia, finta, illusoria ed è riuscito a fare questo innesto in ciascuno degli uomini senza anestesia e senza aprire alcun cranio. Questa mente, costantemente in dialogo con se stessa e mai con la realtà, totalmente concentrata e incentrata sul passato e sul futuro, organizza tutto in termini di profitto e perdita e calcola ogni cosa, prende decisioni, arriva a conclusioni e risoluzioni esclusivamente sulla base delle esperienze passate e pregresse. La mente, perennemente indecisa, cambia e muta idea, direzione, orientamento continuamente, progetta e calcola tutto senza sosta, ma è incapace di concentrarsi. Il dialogo interiore della mente installata guida, governa, presiede, domina completamente la vita, i pensieri, le scelte, le azioni di questa generazione, anche se decide tutto per obiettivi confusi, inutili, inarrestabili.
    Questa generazione usa quasi esclusivamente il dialogo interiore della mente dell’ego, la mente installata a forza da Satana in ciascun cervello attraverso l’addestramento, le convenzioni, le convinzioni umane. È attraverso questa mente che il Maligno rinnova nell’umanità la stupidità, l’ignoranza, la paura, ma soprattutto, nel suo genio perverso, è nella mente che egli istiga l’uomo a pensare male di Dio. È nella mente installata che l’uomo impara a pensare male di Dio e, pensando male di Dio, si abitua a considerare razionale e logico pensare male della realtà, della vita, degli altri, di se stesso. È con il dialogo interiore della mente dell’ego, la mente installata, che gli uomini di questa generazione prendono decisioni e fanno scelte. È con il dialogo interiore della mente installata che questa generazione è riuscita a interpretare e a considerare Giovanni Immergitore, il più grande tra i nati di donna, come un indemoniato, e Gesù, il Figlio di Dio, il Messia, il Signore della vita, come un mangione, un ubriacone dalla vita promiscua, amico di gente di malaffare e di peccatori di ogni genere. Ma questa generazione potrebbe usare anche il dialogo interiore dello spirito, il dialogo interiore che percepisce la realtà senza l’interpretazione delle convenzioni e convinzioni, delle educazioni, delle morali, delle religioni, delle culture. Potrebbe smettere di dare retta alla mente installata e imparare a usare il dialogo interiore dello spirito, l’intelligenza della sapienza e della conoscenza, il dialogo interiore che percepisce l’energia della vita, della realtà, senza mai affidarsi a nessun tipo di calcolo, previsione, senza mai considerare profitto o perdita, aspettative, pregiudizi, risultati. Potrebbe iniziare a lasciarsi illuminare dalla sapienza dello spirito, che è capace di percepire e vedere ciò che è secondo la bellezza e la grandezza di Dio, ciò che è reale, vitale, divino, ciò che è amore e salvezza. Potrebbe iniziare a lasciarsi illuminare dalla sapienza dello spirito, dal dialogo interiore dello spirito divino che non necessita di fare piani, di proiettarsi verso scadenze prefissate, preoccupazioni future, e non guarda mai la vita con gli occhi inquisitori dell’arroganza, con gli occhi opachi dell’ignoranza, con gli occhi cristallizzati del pregiudizio. Il dialogo interiore della sapienza dello spirito non ha bisogno di tuffarsi nel passato per sganciarsi dalla realtà, non ha necessità di immergersi nel futuro come via di fuga, non usa la legge per difendere i pregiudizi, la religione per spaventare gli uomini, l’ideologia per persuadere l’uomo che il suo destino è la schiavitù.
    Questa generazione potrebbe amare l’intelligenza dello spirito e decollare verso il cielo di una nuova evoluzione meravigliosa, ma per farlo deve smettere di amare la propria arroganza, superbia, presunzione, e soprattutto quella capricciosa, ostinata indifferenza intellettuale che la rende così cieca, sorda, e dura di cuore, tanto che Gesù è costretto a descriverla così: A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!

  11. Vangelo di Marco 4,21-25

    In quel tempo, Gesù diceva alla folla: 21 «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? 22 Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. 23 Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!»
    24
    Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. 25 Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».

    Luce e tenebre

    Gesù è la luce vera
    che illumina ogni uomo.

    Lucifero era il portatore
    della luce di Dio
    e ha scelto di diventare
    portatore della tenebra.

    Gesù è la luce vera che viene nel mondo
    a illuminare ogni uomo
    e non può essere secretata dalle tenebre.

    Lucifero e i suoi demoni
    operano instancabilmente
    perché Gesù e la sua Parola
    siano nascosti all’intelligenza della gente,
    siano oscurati alla conoscenza dei popoli.

    Gesù è la luce e manda
    i suoi discepoli nel mondo
    come agnelli in mezzo ai lupi.

    Lucifero è la tenebra
    e manda i suoi servi nel mondo
    e li fa chiamare gli illuminati.

    Gesù si è fatto uomo per far conoscere all’umanità
    che lui è venuto a instaurare il regno di Dio,
    un nuovo modo di vivere per l’essere umano,
    da uomo libero, pacifico, sano, forte, felice.

    Lucifero è nel mondo e ha in mano
    tutti i principati e gli imperi del mondo,
    perché vuole instaurare il suo regno di tenebra,
    il nuovo ordine mondiale.

    Gesù desidera che tutti gli uomini
    abbiano la forza della conoscenza,
    l’intelligenza dell’amore,
    la creatività dello Spirito.

    Lucifero agisce perché tutti gli uomini vivano
    nella più oscura ignoranza,
    nella censura di ogni tipo di critica al sistema,
    nella soppressione di ogni intelligenza dissidente,
    nell’eliminazione di ogni intelletto non controllabile.

    Gesù ispira liberamente l’uomo
    ad amare la possibilità
    di essere libero, felice,
    autonomo, indipendente.

    Lucifero si impone a miliardi di uomini
    attraverso la completa
    manipolazione della mente.

    Gesù insegna all’uomo il modo
    per modificare completamente la sua vita
    attraverso il rinnovamento, la metànoia
    del dialogo interiore che, se usato alla luce
    e con il suono della Parola di Gesù, può liberarli
    da ogni male, dolore, infelicità e paura.

    Lucifero controlla tutto attraverso ogni forma
    di condizionamento e addestramento, affinché gli uomini
    non imparino la forza sconvolgente del dialogo interiore.

    Gesù libera l’uomo da dentro,
    e lo rende libero
    di diventare ciò che è.

    Lucifero assoggetta l’uomo,
    lo comanda nell’ombra, nell’oscurità,
    attraverso l’inganno.

    Il progetto di Gesù
    è secondo la volontà del Padre
    e il desiderio dello Spirito:
    che nessuno dei figli di Dio
    vada perduto.

    Il piano globale di Lucifero
    è centralizzare in mano
    di pochi suoi servi eletti
    tutto il potere dei principati umani
    e controllare completamente il pianeta.

    Gesù ha donato il suo sangue, la sua vita
    come segno della nuova ed eterna alleanza
    di Dio con l’uomo.

    Lucifero vuole e chiede ai suoi adepti
    sacrifici di sangue anche umano in suo onore,
    per stipulare con loro la sua alleanza
    di morte e violenza,
    per insediarli ai vertici del potere.

    Gesù ci ha lasciato l’Eucaristia
    come sorgente di energia purissima
    che lava l’uomo dal male
    e lo rende forte nell’unità con Dio,
    nella condivisione con i fratelli,
    e sapiente della sapienza della Parola.

    Lucifero ha i suoi rituali e le sue azioni di culto,
    che determinano i legami di sudditanza e asservimento
    tra gli adepti, secondo la piramide gerarchica del potere,
    nel segno del terrore emotivo e dell’ossessione psichica.

    Gesù porta il regno dell’amore
    e conduce l’uomo al risveglio,
    alla percezione della vita,
    di se stesso, della natura, di Dio.

    Lucifero porta il regno della morte
    e conduce l’uomo all’inganno totale
    attraverso l’ipnotizzazione,
    allo spegnimento di ogni percezione
    della vita, di se stesso, della natura, di Dio,
    all’annullamento delle facoltà
    del pensiero e del cuore.

    La dottrina di Gesù per l’uomo
    è cambiare dialogo interiore spirituale,
    rinascere dall’alto nella luce di Dio,
    amare e adorare con tutto il cuore,
    nello spirito e nella verità delle azioni,
    il Dio dell’amore e della vita.

    La dottrina di Lucifero
    è che l’uomo sia condizionato
    a mantenere il dialogo interiore spirituale
    nel pensare male di Dio, di se stesso, della vita,
    a concepire Dio come un essere potente
    quanto capriccioso, ingiusto, volubile,
    da soddisfare attraverso il dolore,
    il dovere, la legge, la paura.

    Secondo le sue stesse parole,
    tutto quello che Gesù è venuto a dire
    e a dare all’uomo è solo ed esclusivamente:
    affinché la mia gioia sia in voi
    e la vostra gioia giunga alla pienezza

    (Giovanni 15,11).

    Lucifero ha convinto i popoli che la malattia,
    il dolore, la sofferenza, la schiavitù, la morte
    sono parte integrante della volontà
    e del progetto di Dio.

    Il comandamento di Gesù è:
    amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi
    .

    Il comandamento di Lucifero è:
    guerra, guerra, guerra.
    Secondo la volontà di Lucifero,
    che ama creare il danno quanto la beffa,
    le guerre non devono mai partire da un ordine
    di un militare ma dall’ordine dei banchieri,
    dei cambiavalute dell’umanità.

    Gesù ci ispira a vivere una vita meravigliosa
    in piccole comunità aperte e intelligenti,
    dove tutto è un dono gratuito di Dio,
    da vivere nella gratitudine piena
    e nella piena gratuità e condivisione fraterna.

    Lucifero ha operato attraverso i suoi servi,
    costituiti in società segrete, per persuadere l’umanità
    che tutto, tutto, tutto nella vita è un prodotto,
    così che possa essere venduto e comprato.
    È così che sono diventati prodotti l’aria, l’acqua,
    la salute, la musica, nascere e morire.
    Sono diventati dei prodotti viaggiare, abitare,
    mangiare, guarire, conoscere, divertirsi,
    creare relazioni, rompere relazioni.

    Gesù ripete ancora con forza e grazia a tutti gli uomini:
    Viene forse la lampada
    – Gesù e il suo messaggio – per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? – per essere annunciata a tutti gli uomini. Non vi è infatti nulla di segreto – i piani segreti degli illuminati di Lucifero per globalizzare l’umanità – che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti! – invito chiaro a crescere nella percezione e nella consapevolezza per capire i piani di Lucifero. Fate attenzione a quello che ascoltate – invito a crescere nella conoscenza per superare l’ignoranza e l’addestramento dei condizionamenti. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; – pensare male di Dio e lasciarsi addestrare dai condizionamenti umani è un modo di misurare ed essere misurati – anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha – chi ha desiderio di comprendere, di capire, di risvegliarsi, di rinascere, di essere libero, di essere nella felicità e pace, di cambiare, di vivere, gli sarà dato quello che desidera, ma a colui che non vuole svegliarsi dall’ipnosi di Lucifero e dal condizionamento globale sarà tolto anche quello che ha.

  12. Vangelo di Marco 2,23-28

    In quel tempo, 23 di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. 24 I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?» 25 Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? 26 Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!»
    27
    E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! 28 Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

    Tre poteri

    Lo stato è un ordinamento giuridico-politico che si regge su tre poteri: il potere legislativo, il potere esecutivo, il potere giudiziario. Il potere legislativo fa le leggi, corregge o abroga quelle già esistenti, stabilisce in pratica ciò che è lecito e ciò che non è lecito, ciò che è legale e ciò che non è legale. Il potere esecutivo, detto anche governo, consiste nel far applicare le leggi e fare in modo che tutti le rispettino ed è questo il potere che può decidere, per un popolo, il tempo della pace e il tempo della guerra. Il terzo potere, il potere giudiziario, appartiene alla magistratura e consiste nel fare rispettare le leggi, nel disporre sanzioni per chi non le rispetta e stabilire i risarcimenti per le parti lese. Questi tre poteri hanno il loro braccio armato nelle forze dell’ordine e nell’esercito.
    Quando il potere legislativo è unito al potere esecutivo, si parla di tirannia. Quando il potere legislativo è unito al potere esecutivo, e quello esecutivo è unito a quello giudiziario, si parla di dispotismo dittatoriale, oppressivo e schiavizzante. Quando poi i tre poteri dello stato sono imbrigliati e messi a servizio delle multinazionali, che hanno in mano banche, mercato economico, mezzi di comunicazione di massa, e, attraverso i governi, gestiscono gli eserciti e le forze dell’ordine, anche la democrazia diventa una forma perversa di sottomissione alla tirannia della maggioranza, e, per quanto riguarda la dignità, la libertà, il vero benessere dell’uomo, tutto è perduto. E quando i tre poteri dello stato si uniscono al potere della religione, dei signori del tempio, allora per l’uomo è l’abisso, è la devastazione totale. Quando i tre poteri e la religione sono nelle stesse mani, chi legifera lo fa guadagnando e chi guadagna lo fa legiferando, in questo modo la legge è fatta esclusivamente per lo sfruttamento, la spogliazione, la sottomissione di coloro che sono troppo ignoranti per comprendere la legge o troppo disumanamente occupati a sopravvivere per poterla rispettare. In questo modo la legge diventa una forma di efferato dispotismo sociale, di letale tirannia intellettuale e spirituale, che si erge sopra i popoli come una divinità salvifica e benevola.
    Dopo migliaia di anni che i tre poteri dello stato condividono il loro regno con i principi della religione, anche se in modi differenti e sotto vesti diverse, la legge non ha nessuna possibilità di derivare da sapienza e da intelletto, ma esclusivamente da interesse personale e sete di dominio, e potrà difendere solo se stessa e i suoi creatori. In questo senso l’abuso della legge è intrinseco alla legge stessa, perché la legge si applica freddamente sui poveri, s’interpreta e si raggira in modo speculativo per i ricchi, si elude completamente per i potenti. In questo sistema di vita, irrazionale e disumano, l’uomo non si sente intelligente quando usa l’intelligenza per leggere la vita nella sua perfezione e grandezza, ma quando, attraverso la legge, riesce a scriverla.
    Questo è il paradosso allucinante e invisibile con cui l’inganno di Satana ha umiliato l’intelligenza dell’uomo. Anche solo per il significato del termine, l’intelligenza dovrebbe essere utilizzata esclusivamente per leggere dentro, dentro le cose, e invece è usata dall’uomo per riscrivere la vita attraverso leggi, convinzioni e convenzioni. La legge, dal significato evidente, non legge, ma scrive. Questo stato di cose comporta un danno psichico, intellettuale, spirituale per l’uomo che nasce su questa terra, un danno dalle proporzioni incalcolabili. In pratica, per ogni bambino che nasce su questo pianeta, la legge e tutti i suoi derivati, come senso del dovere, senso di colpa, senso d’inadeguatezza, giudizio, condanna, paura, arrivano sempre prima della percezione di se stesso, della percezione del cosmo, della natura, della vita, della percezione di Dio. In questo sistema perverso, nella vita di un uomo, la legge arriva sempre prima di qualsiasi altra realtà, prima dell’affetto, dell’amore, dell’amicizia, delle relazioni. Fin da piccolo, l’uomo è costretto a fare cose contro la percezione di se stesso, le leggi della natura, la propria felicità. Il senso del dovere precede la ricerca della felicità, l’indispensabilità del sacrificio precede il desiderio di benessere, le leggi del comportamento precedono i comportamenti, le leggi sulle relazioni precedono le relazioni, le leggi sull’amore e sull’innamoramento precedono l’amore e l’innamoramento, le leggi di Dio e su Dio precedono la conoscenza di Dio. Per esempio, attraverso il potere delle leggi dello stato, che si trasformano facilmente in tasse e coercizione, e attraverso le leggi della religione, che si trasformano immediatamente in sensi di colpa, senso del peccato, è semplicissimo convincere i popoli che vivere nella miseria e nell’indigenza sia nell’ordine della giustizia e della necessità sociale, e parte di un preciso desiderio di Dio, della sua amorevole e divina volontà per l’uomo. Per questo è vantaggiosissimo per il potere politico e religioso non dire mai alle masse che le leggi non sono giuste, perché le masse obbediscono alle leggi proprio perché le credono giuste e necessarie, obbediscono alle leggi perché sono leggi, come obbediscono ai superiori, non perché giusti e nella verità ma perché sono superiori. In tutto questo meccanismo altamente satanico, Satana gode a dismisura alle spalle dell’umanità, quando fa affermare agli uomini di legge che la legge non ammette ignoranza, ben sapendo che nulla nel mondo si fonda e genera tanta ignoranza e mantiene i popoli nell’ignoranza come la legge. I figli di Satana, i potenti della terra, hanno ben compreso che dentro la legge c’è infinitamente più spazio per compiere ogni sorta di ingiustizia e sopraffazione ai danni dell’uomo di quanto ce ne sia fuori dalla legge. Quello che i popoli non hanno ancora compreso è che nessuna legge può donare la felicità e impedire l’infelicità.
    I tre poteri del potere umano si sono auto costituiti signori e padroni dell’umanità e del pianeta ed esercitano la loro signoria tanto violenta quanto indisturbata, ma due verità sono certe e inconfutabili. Primo, i potenti della terra non vogliono la felicità e il benessere dell’uomo, non vogliono proteggerlo né guidarlo alla pace. Secondo, i potenti della terra non possono dare la felicità e il benessere all’uomo, non possono proteggerlo, né guidarlo alla pace. Gesù è chiaro: Il sabato – indicando tutte le leggi di Dio – è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato. Di Signore ce n’è uno solo, e solo lui può donare felicità salute, benessere e pace all’uomo.

  13. Vangelo di Matteo 4,12-17.23-25

    In quel tempo, 12 quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, 13 lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, 14 perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: 15 «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! 16 Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta». 17 Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
    23
    Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
    24
    La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. 25 Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

    Kathèmai

    Letteralmente: il popolo sedente nella tenebra luce vide grande, e ai sedenti in regione e ombra di morte luce sorse per loro. Il popolo è sedente, dal greco kathèmai, “mi siedo, mi poso, mi fermo”. Le tenebre e l’ombra della morte sono immagini ricorrenti in tutta la bibbia, e qui sono accompagnate da un verbo particolare che indica immobilità e fissità. Kathèmai è l’equivalente dell’avere una fissa dimora, del soggiornare, è il regolare stabilirsi in qualcosa da parte dell’uomo. Chi vive nelle tenebre, vive seduto anche se crede di essere in piedi, vive immobile anche se si agita continuamente, vive recluso anche se si crede libero.
    Gli uomini ingannati che ignorano le opzioni e le procedure fornite dalla luce della verità e dell’amore vivono soggiornando, abitando immobili nella morte, risiedono fermi e fissi nelle tenebre. È tipico della tenebra immobilizzare, ridurre lo spazio, perché la morte è contro il movimento, il movimento che è l’essenza della vita che viene da Dio. L’immobilità è di Satana, il movimento è di Dio. La più pericolosa immobilità, rigidità, cristallizzazione è quella del dialogo interiore, è quella del logos della mente, per questo Gesù ispira l’umanità a cambiare mente, mentalità, pensieri, modo di ragionare. Gesù lo ispira dicendo letteralmente: Cambiate mentalità, è giunto infatti il regno dei cieli.
    Metanoèite
    , “cambiate mente, opinione, modo di pensare, mentalità”, è imperativo del verbo greco metanoèo, composto dalla preposizione metà, “contro, inversamente” e dal verbo noèo, “intendo, comprendo, capisco”, derivante a sua volta dal sostantivo nòus, “pensiero, mente, comprensione, intelligenza, modo di sentire; intenzione, desiderio, scopo”. Metanoèite è senz’altro la prima attività spirituale e la più richiesta da Gesù per vivere il vangelo, per incamminarsi decisamente sulla via della felicità, del benessere, della pace. Metanoèite è un termine dalle straordinarie potenzialità espressive e conoscitive, significa sia muta la tua mente, cambia il tuo pensiero, sia accordati al tuo sentiremetà “con, insieme, in accordo”, e nòus, “desiderio, scopo” –, infatti nell’ebraico trova una corrispondenza con il verbo shùv, “ritornare, ricondurre, restituire, ristorare, sviare; essere ricondotto, restituito” (stesse radicali di rùach, “vento, spirito, respiro, alito”, per questo è intrinseco il significato di “respirare”, “tornare a respirare l’alito di vita”). Metanoèite è l’unico modo per uscire dall’immobilità delle tenebre, dalla cristallizzazione dell’ombra della morte, dalla pietrificazione della mentalità. Metanoèite è la luce che Gesù è venuto a portare, l’illuminazione della conoscenza, è la via della vita.
    Le tenebre arrestano tutto, arrestano la vita, mettono tutto in catene e in prigione e si coprono il volto con la legge e la morale, il perbenismo e l’idolo della sicurezza. Le tenebre arrestano perfino Giovanni Immergitore, il più grande tra i nati di donna, ma non possono arrestare il cambiamento, non possono mettere le catene addosso al metanoèite che Gesù è venuto a ispirare all’umanità. I potenti, i ricchi, i figli di Satana, quelli che usano i figli di Dio come animali da macello, non vogliono il metanoèite di Gesù, non lo vogliono a tutti i costi, ma il metanoèite di Gesù è già entrato nel cuore della gente, ha iniziato il suo corso, e nulla e nessuno potrà fermarlo.

  14. Vangelo di Giovanni 11,45-56

    In quel tempo, 45 molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, ossia la risurrezione di Làzzaro, credettero in lui. 46 Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
    47
    Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. 48 Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione».
    49
    Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! 50 Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!» 51 Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; 52 e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. 53 Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
    54
    Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli.
    55
    Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. 56 Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?»

    Che cosa facciamo?

    Gesù fa risorgere dai morti l’amico Lazzaro, e i dirigenti del popolo, i capi dei sacerdoti e i farisei si chiedono: che cosa facciamo? La gente crede in Gesù, apprezza la sapienza e l’intelligenza della sua Parola e i dirigenti del popolo, i capi dei sacerdoti e i farisei si chiedono: che cosa facciamo? Gesù compie miracoli, guarigioni di ogni tipo, caccia i demoni, e i dirigenti del popolo, i capi dei sacerdoti e i farisei si chiedono: che cosa facciamo? Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione. I dirigenti del popolo, i capi dei sacerdoti e i farisei si chiedono cosa fare di Gesù. Di fronte a Gesù hanno solo due possibili scelte, o amarlo o eliminarlo, e allora si radunano in assemblea e pensano, argomentano, discutono, ragionano, calcolano e alla fine prendono una decisione, la decisione che Gesù deve essere eliminato, deve essere ucciso. I dirigenti del popolo, i capi dei sacerdoti e i farisei prendono la loro decisione, la decisione di uccidere Gesù per salvaguardare il loro potere, il loro prestigio, il loro dominio, la loro sovranità, la loro supremazia. La decisione dei potenti della terra è sempre quella di eliminare, eliminare, eliminare quello che può mettere a rischio il loro potere, non è mai quella di amare. Ma, in questo caso, la decisione di uccidere Gesù il Figlio di Dio, per salvaguardare il loro potere, corrisponde alla decisone di separarsi definitivamente da Dio, dalla vita e dalla gioia.
    Oggi come allora il potere politico e religioso ha deciso di eliminare Gesù dalla storia dell’uomo, perché Gesù e il vangelo sono realmente l’unico impedimento al raggiungimento dei loro scopi. Oggi come allora il potere si riunisce nelle assemblee per decidere il destino dell’umanità e ripete: Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera! Ancora una volta i potenti della terra vogliono eliminare Gesù dal cuore e dall’intelligenza della gente e lo stanno facendo nel modo più subdolo e ingannevole. Vogliono eliminare Gesù e la sua Parola. Vogliono trasformare Gesù in un monolite devozionale, catalizzatore di consensi interreligiosi e ideologici, e la sua Parola di vita in un carrozzone legalista che rigurgita i principi più sacri e intoccabili della libertà, della giustizia, dell’onore, della pace, della fratellanza. Vogliono persuadere i popoli che Gesù e il vangelo fino a ora sono stati usati per dividere i popoli, separare le nazioni, generare guerre ovunque, inquisizione e terrore, ed è arrivato finalmente il tempo di cambiare, di evolversi.
    Dopo aver usato gli uomini di chiesa per millenni per ingannare i popoli e trasformare Gesù in motivo di separazione, potere, dominio, ora Satana usa gli stessi uomini di chiesa per svilire Gesù e il vangelo e usarlo come la punta di diamante per unificare nella fratellanza tutte le religioni in un ecumenismo globale e universale. Tutto questo per organizzare una nuova evoluzione sociale, un nuovo ordine mondiale dove il potere politico e religioso unificato e globalizzato possa governare e sottomettere completamente l’umanità e consegnarla al signore dell’inferno. I potenti si ripetono oggi come allora: che ve ne pare? Non verrà alla festa?
    Sì, Gesù verrà, verrà alla festa, alla festa che lui stesso ha preparato per i suoi figli, per guidarli verso una nuova umanità piena di gioia, secondo il desiderio del suo cuore e la potenza della sua Parola.

  15. Vangelo di Marco 16,15-20

    In quel tempo, Gesù apparve agli Undici 15 e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. 16 Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. 17 Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, 18 prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
    19
    Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. 20 Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

    Senza paura

    Il nuovo popolo di Gesù sarà un popolo umile e intelligente, amante delle cose semplici e dell’armonia e soprattutto sarà un popolo che non potrà mai più essere sottomesso, soggiogato, piegato, schiavizzato dai poteri forti dei principi della terra. Perché? Perché il nuovo popolo di Gesù non avrà più paura, non avrà più paura di niente e di nessuno. Quando l’umanità è schiava della paura, vive secondo i desideri dei potenti della terra e non secondo i desideri del proprio cuore e del cuore di Dio. I poteri umani usano e hanno sempre usato la paura per svuotare l’umanità dei suoi sogni e desideri divini, per svuotarla e desostanziarla dal di dentro delle sue potenzialità divine per renderla ignorante, fragile, incapace. I poteri umani usano la paura per dominare, plagiare, stritolare i popoli e depredarli di ogni libertà, dignità e risorsa. Il nuovo popolo di Gesù sarà un popolo che non avrà più paura perché sarà un popolo libero, e sarà un popolo libero perché conoscerà la verità, e la verità è conoscere come funzionano le cose. Il nuovo popolo di Gesù avrà la conoscenza di come funzionano la salute, la malattia, la guarigione nella persona umana e sarà dunque libero dalla schiavitù di sottomettersi, per paura, alla prepotenza dei signori della chimica farmaceutica e della medicina omicida, e curerà se stesso, con la potenza dello Spirito, attraverso l’imposizione delle mani e imparando a sostituire il proprio dialogo interiore, aiutando sapientemente il corpo con l’utilizzo dei principi attivi che può trovare in natura. Il nuovo popolo di Gesù avrà la conoscenza di come funzionano la potenza della condivisione e della gratuità e sarà libero dalla schiavitù del denaro, dell’avidità, del possesso, della proprietà privata e si organizzerà in modo intelligente e tecnologicamente avanzatissimo per il vero benessere di tutti i suoi figli. Il nuovo popolo di Gesù conoscerà come si possa vivere felicemente autonomi e al tempo stesso capaci di intelligente e fattiva interdipendenza, senza farsi amministrare, governare, dominare da nessuno. Il nuovo popolo di Gesù avrà la potenza di scacciare il Maligno dal cuore della gente. Avrà la conoscenza della verità su come funziona il male e saprà perfettamente che il male non va assolutamente combattuto, perché è l’unico modo per moltiplicarlo e creare altro male. Il nuovo popolo saprà che per scacciare il male è indispensabile seminare il bene, moltiplicare l’amore, il perdono, la misericordia. Per questo il nuovo popolo non potrà mai più essere schiavo di coloro che vogliono persuaderlo del fatto che la guerra è in qualche modo una soluzione indispensabile ai problemi della società. Il nuovo popolo di Gesù non abbraccerà più le armi, mai più, né in nome della pace, né in nome della giustizia e della libertà, ma abbraccerà se stesso, la natura, la bellezza, la gioia e la vita. Quando il nuovo popolo di Gesù incontrerà un uomo ancora persuaso del fatto che abbracciare le armi abbia un senso, curerà amorevolmente quella persona come affetta da terribile e mortale malattia mentale. Quando il nuovo popolo di Gesù incontrerà un uomo ancora persuaso del fatto che per ottenere qualcosa debba per forza usare la prepotenza, il dominio, l’avidità, la supremazia, lo aiuterà con amore e grande delicatezza a conoscere la lingua della condivisione e della pace, così come si insegna a un analfabeta a leggere e a scrivere. Il nuovo popolo di Gesù non ascolterà mai più la voce di coloro che vogliono creare il terrore, non leggerà mai più qualcosa che istighi alla separazione, alla violenza e alla sopraffazione e non obbedirà mai più a coloro che spingono al conflitto, alla guerra, alla distruzione. Sarà un popolo che non potrà mai più essere depredato, saccheggiato, razziato, spogliato, semplicemente perché non avrà più paura. Sarà un popolo che non potrà mai più essere controllato, costretto, oppresso, soffocato, semplicemente perché non avrà più paura. La nuova umanità di Gesù potrà ancora conoscere persecuzione da parte dei principi della terra, ma sarà così consapevole del fatto che Gesù, il Signore di tutte le cose, abita nel suo cuore, che, pur nella tribolazione, non conoscerà più alcuna forma di paura e terrore. Gli uomini e le donne del nuovo popolo di Gesù non si lasceranno più persuadere a compiere giuramenti contro se stessi e il proprio divino sentire, a compiere azioni che riterranno ingiuste, a seguire leggi oppressive, a vivere ossessionati dall’immagine e dal successo. Gli uomini e le donne del nuovo popolo di Gesù vivranno la vita, tutta la vita, secondo i desideri del loro cuore e la potenza del loro sentire e non secondo l’isteria della vanità, della competizione e dell’ambizione. Il nuovo popolo di Gesù non avrà più paura di rialzarsi dopo ogni caduta, non avrà più paura del giudizio degli altri, non subirà più il peso delle aspettative altrui, della legge e del potere degli uomini, non avrà più paura del potere del Maligno. Il nuovo popolo di Gesù non avrà più paura di pensare con la propria testa e di sentire con il proprio cuore, di annunciare la Parola e le procedure del vangelo come la più radiosa e funzionale tecnologia e scienza del benessere, non avrà più paura di amare la profezia. Il nuovo popolo di Gesù non avrà più paura di dittatori, despoti, tiranni, prepotenti e sarà così che dittatori, despoti, tiranni, prepotenti smetteranno di esserci. Il nuovo popolo di Gesù scaccerà i demoni, e il male senza combattere, parlerà lingue nuove e sconosciute, come la lingua della gratuità, della gratitudine e del perdono. Si aprirà alla conoscenza di conoscenze per ora irraggiungibili, si aprirà alla conoscenza di scienze e tecnologie mai udite e, solo imponendo le mani, potrà, in nome di Gesù, guarire ogni malattia, disarmonia e infermità.
    Il nuovo popolo di Gesù non avrà più paura, perché avrà chiarissima la percezione e la conoscenza di vivere in Gesù, per Gesù, con Gesù.

  16. Vangelo di Matteo 5,43-48

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 43 «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. 44 Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, 45 affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
    46
    Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48 Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

    La Via

    Secondo Gesù chi si oppone al malvagio diventa malvagio a sua volta, moltiplicando la malvagità. Secondo Gesù chi si oppone al male genera sempre altro male, propagando il male. Ma allora come si può rispondere al malvagio e al male?
    Gesù offre una strada, la strada, offre una via, la Via. La Via di Gesù non è opporsi al malvagio né combattere il male, ma è sostituire, sostituire l’energia del malvagio e del male con l’energia dell’amante e dell’amore. Gesù invita i suoi figli a non opporsi al male e a sostituire il male con l’amore, il perdono, la compassione, la misericordia, la pace. Secondo Gesù c’è un solo modo per disinnescare il male, ed è far esplodere l’amore. Chi si oppone con il male al male ricevuto, moltiplica e propaga il male, chi sostituisce il male ricevuto con l’amore, moltiplica e propaga l’amore. Chi desidera vivere e servire l’amore non può opporsi al male e combatterlo, diventerebbe immediatamente servo del male. Chiunque si oppone al malvagio e combatte il male, anche se lo fa in nome della giustizia, della verità, della legge, della pace, si pone a servizio del male e del Maligno, anche se non ne è consapevole. Chiunque risponde al male e al malvagio con l’amore, il perdono, la misericordia, si mette a servizio dell’amore e di Dio, anche se non ne è consapevole. Questa è la Via di Gesù. Ma come potrebbe mai funzionare la Via di Gesù, cioè rispondere con l’amore al male, in questo mondo malvagio e violento? In questo mondo dove la via dell’opposizione e della violenza, anche se moltiplica il male, sembra comunque la più praticabile e funzionale?
    La Via di Gesù è sicura e perfettamente funzionale, semplicemente perché è la Via di Dio, è il modo certo con cui Dio Padre opera e si muove da sempre e per sempre si muoverà, per cui egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. La Via di Dio non è mai opposizione e violenza, la Via di Dio è la via della perfezione dell’amore, la perfezione dell’energia dell’amore, da cui tutto ciò che esiste è scaturito, e che tutto può sostituire, sanare, illuminare, anche quando viene avvelenato e oscurato dal male.

  17. Vangelo di Marco 12,13-17

    In quel tempo, 13 mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. 14 Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?»
    15
    Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». 16 Ed essi glielo portarono.
    Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?» Gli risposero: «Di Cesare». 17 Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.

    Trappola

    Secondo il racconto evangelico i farisei sono i nemici più acerrimi di Gesù e sono coloro che Gesù tratta con la più grande durezza. Ai tempi di Gesù, i farisei sono arrivati a un formalismo tale, a una moltiplicazione così esagerata e assurda di precetti e regole, da trascurare completamente la parte più importante di Legge sacra, che è rappresentata dalla giustizia, dalla misericordia, dall’amore e dalla fede. Il loro formalismo ha trasformato la giustizia, da una parte, in un sistema di inquisizione contro il popolo, per sottometterlo e piegarlo, dall’altra, in un apparato legalista, adatto unicamente a difendere il loro prestigio e i loro interessi politici ed economici. Il loro formalismo ha trasformato la misericordia e l’amore in un moralismo di pura erudizione accademica, e la fede in fanatico e deviante devozionismo religioso. Gesù li chiama ipocriti, li descrive come sepolcri imbiancati, apparentemente e formalmente perfetti, ma, all’interno, pieni di liquame-iniquità; li chiama serpenti, razza di vipere, stolti, guide cieche di ciechi, e afferma chiaramente che loro non entrano nel regno dei cieli e neppure vi lasciano entrare gli altri che lo vorrebbero. In Luca 7,30, secondo le parole di Gesù, i farisei sono preposti a distruggere l’opera di Dio, il testo dice: i farisei e i dottori della legge non facendosi battezzare da lui (Giovanni l’Immergitore) hanno reso vano per loro il disegno di Dio. Il nome “fariseo” deriva da un aggettivo aramaico che significa “separato”, “segregato”, “diviso”, i farisei sono i separati da Dio, i separati da se stessi, i separati dalla vita, sono gli idolatri del precetto, della legge. Tra le altre cose i farisei insegnano che non è lecito sottomettersi all’impero romano o pagare tributi ai suoi ufficiali. Da qui deriva anche il disprezzo e l’odio in cui sono tenuti i pubblicani, ossia gli esattori delle tasse, i gabellieri romani. Da questo punto di vista non possono in alcun modo essere in unità con gli erodiani, una piccola fazione politica, fedele al tetrarca Erode Antipa, il possibile candidato a occupare il trono di Israele, tenuto già prima da suo padre Erode il Grande. Gli erodiani, tra l’altro, probabilmente non appartengono alle forze della giustizia, altrimenti i farisei se ne servirebbero per cercare di intimidire e spaventare Gesù, piuttosto che per tendergli trappole e tranelli con le parole.
    Infatti è con le parole che, in questa pagina del vangelo, i farisei vogliono intrappolare e irretire Gesù. È scritto letteralmente: e mandarono da lui alcuni dei farisei e degli erodiani per prendere lui con la parola. Farisei ed erodiani si mettono insieme per intrappolare Gesù, per bloccarlo nella sua missione, e vogliono farlo attraverso la parola, i discorsi, i ragionamenti, le argomentazioni. Dice il testo Ìna autòn agrèuosin lògo, letteralmente: affinché prendessero [greco: agrèuo] lui con la parola-fatto [greco: lògos]. Il verbo agrèuo, “caccio, pesco, prendo a caccia o a pesca”, è qui usato con il significato di catturare in fallo: verbo denominativo di àgra, “caccia, pesca, cattura”, indica soprattutto la violenza e la ferocia dell’attacco. I farisei e gli erodiani vogliono usare proprio il logos, la parola pensata e detta, il dialogo mentale e psichico come arma per intrappolare Gesù. Il logos velenoso e ostile della mente è l’arma con cui i farisei vogliono eliminare la Parola, il Logos amante di Dio stesso, dal cuore degli uomini. I farisei vogliono usare il loro logos furioso per mettere in trappola Gesù. Questo è il modo con cui Satana ha tentato Gesù nel deserto, e questo è il modo con cui i farisei stanno tentando tutta la comunità umana: utilizzando il loro logos, separato dalla vita e da Dio, a loro uso e consumo, come arma micidiale. Vogliono usare il loro logos bellicoso per costringere Gesù a prendere posizione rispetto al potere dell’invasore romano, gli chiedono: È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no? Qualsiasi posizione Gesù prenda rispetto al quesito posto dai farisei, sarebbe per lui come un cappio al collo, sarebbe per lui come affossare nel ridicolo e nel grottesco tutto lo splendore del suo messaggio evangelico. Gesù risponde ai farisei: Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio, affermando di fatto che tutto il gioco della vita di ogni uomo è decidere quale re servire, a quale re dedicare la propria vita, da quale re farsi guidare. Ciascun uomo della terra deve decidere se servire e farsi guidare da Cesare, il re terreno, o servire e farsi guidare da Gesù, il Re celeste, il Signore della vita. Per combattere Gesù, il Re celeste, anche nemici irriducibili come farisei ed erodiani, perfino se politicamente e ideologicamente “separati”, abbattono i muri, e si uniscono tra loro, e, anche se inconsapevolmente, si mettono a servire Cesare, il re terreno. Per questo Gesù afferma: chi non è con me, è contro di me.
    La scelta è tra Cesare, il re terreno, e Gesù, il Re celeste, non ci sono altre possibilità. Consapevolmente o meno, ogni giorno, ogni istante, in ogni scelta, pensiero, azione, l’uomo o serve e onora Cesare, il re dei poteri, delle culture, degli addestramenti, dei sistemi terreni politici ed economici, o serve e onora il Re dei re, il Signore della vita. Chi serve Cesare non può servire Gesù, chi serve Gesù non può servire Cesare.

  18. Vangelo di Matteo 13,36-43

    In quel tempo, Gesù 36 congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». 37 Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo.
    38
    Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno 39 e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. 40 Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. 41 Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità 42 e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. 43 Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!»

    Grano e zizzania

    Colui che semina il buon seme nel campo del mondo è il Figlio dell’uomo. Il seme buono che Gesù semina nel mondo sono figli del Regno di Dio. Il buon seme, che Gesù semina nel mondo, sono persone, sono uomini e donne, buoni, figli del Regno. La zizzania, il seme velenoso e tossico che il diavolo, il nemico di Dio, semina nel mondo, sono persone, uomini e donne malvagi, figli del Maligno. Quando la zizzania cresce, quando il male mostra il suo volto, la sua presenza, la sua forza, i figli del regno sono confusi e chiedono al Signore: Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania? In pratica chiedono al Signore il perché della presenza del male nel mondo, chiedono qual è la provenienza e l’origine del male, senza nascondere del tutto il velato sospetto che possa provenire dalla seminagione stessa di Dio. La domanda: Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo nasconde infatti questo sospetto, che il male venga da Dio o da Dio sia avallato. È in questo modo che i figli del regno hanno iniziato a pensare male di Dio, iniziando a sospettare che Dio, il Signore, sia in qualche modo responsabile del male nel mondo, anche solo perché egli lascia che ci sia. La risposta di Gesù non lascia dubbi: La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. Quanti iniziano a pensare male di Dio, ritenendolo causa o corresponsabile del male nel mondo, si pongono nei confronti del male esattamente come nella parabola evangelica si pongono i servi del padrone di casa, quando chiedono al padrone: vuoi che andiamo a raccoglierla? Tutti i figli del regno, che di fronte al male pensano male di Dio, si sentono immediatamente investiti della responsabilità di combattere il male, di estirpare il male, e ritengono questo il loro compito essenziale, il loro impegno principale, il loro mandato primario, il loro dovere prioritario, fondamentale, precipuo, basilare. Tutti i figli del regno che di fronte al male pensano male di Dio, e ritengono che il loro compito principale e costitutivo sia quello di combattere il male, estirpare la zizzania dal campo del mondo, in realtà contravvengono a un ordine preciso del Signore che, alla domanda dei figli del regno, vuoi che andiamo a raccoglierla? risponde chiaramente: No, […] perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura. Tutti i figli del regno che, anche con cuore sincero e con zelo indomabile, hanno combattuto il male, cercando di estirpare la zizzania dal campo del mondo, non solo hanno violato una precisa volontà divina, hanno trasgredito e disobbedito a un preciso e inequivocabile ordine di Dio, ma, anche senza saperlo, si sono messi al servizio del Maligno. Chi combatte il male diventa servo del demonio e per quanto sia convinto di servire il bene, la giustizia, la verità, Dio stesso, se non si converte dalla sua condotta malvagia, diventa un figlio del maligno anch’egli. Chi combatte il male è contro Dio, alimenta il male e si pone al sevizio del Maligno. L’ordine di Dio è chiaro, i figli del regno non sono stati seminati nel campo del mondo per combattere il male, ma per seminare il bene. Quando i figli del regno si dedicano a combattere il male, nello stesso istante smettono di seminare il bene. I figli del regno di Dio non devono combattere il male, non è il loro compito, non è il loro mandato divino, non è lo scopo della loro vita secondo i disegni di Dio. Il loro mandato divino è seminare il bene e moltiplicare il bene incessantemente e ovunque con tutto l’amore, la passione, la forza, la fantasia dello Spirito. Estirpare il male è compito dei mietitori che a tempo stabilito riceveranno l’ordine da parte del Padre celeste: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio. Il testo parla di zizzania e grano ma nella realtà gli angeli raccoglieranno uomini e donne, figli del Maligno, per gettarli nel regno del Maligno e uomini e donne, figli del regno di Dio, per accompagnarli, tra canti di festa, nel regno di Dio. Il modo più potente per mettersi in conflitto con Dio e la sua volontà non è compiere il male ma combatterlo, darsi da fare per estirpare la zizzania dal mondo. Combattere il male è già essere in rivolta contro Dio, e in sfida con lui, combattere il male è fornire energia, forza, efficienza, potenza al male. I figli del regno, il buon grano che il Figlio dell’uomo semina nel campo del mondo, quando vedono ingiustizia non devono combattere l’ingiustizia ma, con amore e pazienza, seminare e moltiplicare la giustizia. Quando i figli del regno vedono violenza, non devono combattere la violenza, ma seminare e moltiplicare mitezza, perdono, misericordia. Quando i figli del regno scorgono schiavitù e sottomissione, non devono combattere la schiavitù e la sottomissione, ma seminare e moltiplicare libertà, dignità, indipendenza, autonomia. Quando i figli del regno riconoscono il male che si espande a causa del possesso e del dominio, non devono combattere chi esercita possesso e dominio, ma seminare e moltiplicare gratuità, gratitudine, rispetto, stima e fiducia. Quando i figli del regno incrociano vanità, avidità, competizione, non devono combattere chi esercita vanità, avidità, competizione, ma seminare e moltiplicare umiltà, condivisione, servizio reciproco. Quando i figli del regno si imbattono nell’ignoranza, nella stupidità, nel pregiudizio, nell’errore, non devono combattere ignoranza, stupidità, pregiudizio, errore ma seminare e moltiplicare la sapienza del messaggio di Gesù, la conoscenza delle procedure evangeliche, la consapevolezza di essere amatissimi figli di Dio, le verità della Parola di Dio. Quando i figli del regno sono perseguitati dai sistemi del potere del mondo, dall’ateismo, dalle ideologie, non devono perdere un solo secondo a combattere contro queste realtà, ma devono con tutto il cuore e l’intelligenza seminare e moltiplicare amore reciproco, fiducia in Dio, fedeltà alla Parola del vangelo. Quando i figli del regno incontrano tristezza, indifferenza, paura, pessimismo, apatia, insensibilità, disinteresse, freddezza, il loro compito non è combattere per estirpare tutto questo ma seminare e moltiplicare gioia, passione, fede, ottimismo, partecipazione, grazia, delicatezza, calore. I figli del regno che entrano in guerra contro il nemico sono già dalla parte del nemico, è paradossale, ma è così. Chi vive nel conflitto, in qualsiasi forma di conflitto, anche per le ragioni più nobili e sacre, vive per il regno del Maligno.
    I discepoli di Gesù, quando, nella storia del cristianesimo, anche in buona fede, si sono occupati di combattere ed estirpare dal campo del mondo le eresie, il peccato, i peccatori, il male, la malvagità, hanno tralasciato immediatamente di seminare e moltiplicare la fede, l’ispirazione dello Spirito, l’amore, la compassione, la gioia, la pace, il perdono e non hanno più fatto nulla per far crescere il regno di Dio anzi, si sono dedicati a far crescere il regno del nemico.

    Quando sei in conflitto,
    fosse anche per combattere il male e l’errore,
    stai alimentando il male e l’errore.
    Quando entri in guerra, per qualsiasi motivo sia,
    fosse anche per portare la pace e la giustizia,
    sei un omicida e di fatto stai combattendo nelle file dell’esercito di Satana.
    Nello stesso istante in cui inizi a combattere,
    anche in nome delle più elevate, nobili, sacre intenzioni,
    smetti immediatamente di essere utile al Signore
    per seminare il bene e moltiplicare l’amore,
    e diventi utilissimo per seminare e moltiplicare il male.

    Se vuoi essere un figlio del regno di Dio, non combattere, mai.
    Utilizza tutto te stesso per seminare, moltiplicare gioia, amore, perdono,
    comprensione, misericordia, sorriso, benessere per tutti.
    Se vuoi essere un figlio del regno, il buon seme di Dio
    nel campo del mondo, non occuparti di quello che il male compie,
    di quanto forte ed esteso sia il male,
    non perdere tempo a giudicare, accusare, condannare, calunniare,
    perché ogni istante speso a giudicare, accusare, condannare, calunniare
    è tempo dedicato al regno della morte e del maligno,
    ma tu donati, donati per seminare e moltiplicare
    rispetto, tolleranza, gratitudine, fraternità, unità, pace.

  19. Vangelo di Matteo 9,1-8

    In quel tempo, 1 salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. 2 Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati».
    3
    Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». 4 Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? 5 Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? 6 Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico -, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». 7 Ed egli si alzò e andò a casa sua. 8 Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

    Paralisi

    È quello che ha spinto l’uomo a separarsi da Dio nella terra dell’Eden. È all’origine della separazione dell’uomo dal suo vero io divino, dalla sua essenza spirituale. È all’origine della separazione dell’uomo dagli altri uomini, dalla natura, dalla vita. È all’origine di tutte le separazioni dell’uomo nel mondo, delle sue relazioni, degli affetti, dei rapporti interpersonali. È all’origine di ogni possibile dissociazione dell’uomo da se stesso e da Dio, all’origine di ogni forma di decentramento intellettuale e spirituale. Niente al mondo è così potente ed efficace per disconnettere l’uomo dalla vita, dall’unità, dalla verità, dalla bellezza, dal benessere, dalla gioia. È il principio, la causa, l’origine di ogni forma di schizofrenia mentale e spirituale. È all’origine di tutti i mali e di tutte le sofferenze, della paura e della violenza che devastano l’uomo come individuo e come collettività dall’inizio dei tempi.
    È all’origine di ogni guerra, saccheggio, crudeltà, tortura. È all’origine di ogni razzismo, ingiustizia, schiavitù, discriminazione, segregazione. Produce, governa, gestisce, ordina, sostiene e guida ogni forma di intolleranza, fanatismo, faziosità, settarismo, estremismo, esasperazione, intransigenza. È la matrice dell’idolatria, del pregiudizio, dell’ignoranza, della stupidità, della superstizione, dell’idiozia e di ogni sorta di perversione. È la causa di tutte le fissazioni mentali, di ogni psichismo inferiore e compulsivo, di ogni fobia, forma di panico, depressione, delirio, ossessione, mania, paranoia. Avvelena le intenzioni, distorce le idee, rende stupidi i ragionamenti, intossica i desideri, sfibra i propositi, stronca la passione, massacra la gioia, polverizza la felicità. Frantuma la fiducia in se stessi, annienta la fiducia riposta negli altri, esaurisce la fiducia nella vita, cancella la fiducia in Dio. Abbatte l’amore, disintegra la gratitudine, uccide la gratuità. È l’opposto del perdono e rende impossibile la misericordia. È la negazione della comprensione e raggela ogni forma di dialogo e ogni possibile condivisione. È la vera, sola, unica, esclusiva, possibile, reale malattia di cui si può ammalare l’uomo. È l’unico morbo che può colpire l’uomo nella sua essenza, l’unico virus che può appestarlo contemporaneamente nella sua dimensione spirituale, psichica e fisica e paralizzarlo. È la malattia integrale perché conduce alla paralisi integrale dell’uomo. È la malattia globale perché genera la paralisi globale dell’umanità. È capillare quanto contagiosa. È l’unica paralisi che colpisce l’uomo indistintamente e in modo trasversale rispetto alla sua appartenenza alle religioni, alla sua età, al sesso, alla cultura, al tempo storico e alla sua dislocazione geografica. È all’origine di tutte le malattie e di tutte le forme di paralisi fisica, psichica, emotiva. È all’origine di tutte le disarmonie e distorsioni spirituali dell’uomo. È la malattia dell’uomo e, al tempo stesso, la sua droga prediletta. È la droga più ricercata dell’uomo, è in assoluto la più potente e letale che esista, capace di creare una dipendenza psichica ed emotiva devastante. Niente al mondo crea nell’essere umano una dipendenza così invincibile e feroce, dipendenza dal pettegolezzo, dalla calunnia, dal giudizio, dalla chiacchiera maldicente, dalla malignità, dalla maldicenza, dall’indiscrezione, dalla diceria, dalla diffamazione. Inquina l’intelligenza fino a farla ammalare completamente, contamina lo spirito fino a renderlo muto e cieco, infetta il corpo fino a farlo marcire. È una malattia invalidante e paralizzante che non conoscerà cura, fino a quando l’uomo non si renderà consapevole di esserne stato contagiato e infetto. È il male per eccellenza, perpetrato sotto il sole per difendere la libertà, la giustizia, l’onore, la dignità, la pace, la fratellanza, il progresso. È il male nella sua forma pura e mortale ed è onorato dall’uomo più di Dio, difeso più della vita, amato più della felicità.
    Cos’è? Gesù lo esprime così: Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Pensare male è il male. Pensare male è l’origine del male e di tutti i mali. Pensare male nella mente e nel cuore è il male nella sua forma più potente e funzionale. Istigato da Satana, l’uomo ha iniziato a pensare male di Dio, poi ha pensato male di se stesso, dei propri simili, della natura, della vita, di tutto. Ma perché a Satana interessa così tanto che l’uomo pensi male di Dio, di se stesso, degli altri, della vita? Forse perché così l’uomo arrivi a distruggere tutto e ogni cosa? Sì, certo ma c’è un motivo più infido e sottile. Satana sa che quando l’uomo sarà persuaso che è giusto, sano, morale, santo, segno di intelligenza e maturità pensare male di se stesso, degli altri, di Dio, allora sarà pronto a pensare bene di Satana, sarà pronto ad adorarlo e a celebrarlo. Questo è lo scopo di Satana: essere adorato dall’uomo.
    Pensare male è la più grande tentazione dell’uomo. Pensare male nella mente e nel cuore è già adorare e celebrare Satana, anche senza saperlo. Il processo del pensare male può essere un processo impercettibile, inconscio, ma è sempre, sempre, sempre, immancabilmente un processo scelto e voluto. Pensare male è la malattia, è la paralisi, il peccato, lo sbaglio di mira da cui Gesù, Yeshua, è venuto, con amore e dolcezza, a guarire l’umanità.

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